martedì 8 marzo 2011

La versione di Booklin_Non si può restare soli

Prima di tutto, la colonna sonora, qui.
Il collega Giulio Passerini (titolare, tra l'altro, del blog Who's the reader, bellissimo, ma in questo caso ufficio stampa dell'iniziativa) mi segnala la prossima attivazione (dal 10 marzo) di Bookliners (il comunicato stampa, qui), nell'idea della fondatrice Clelia Caldesi Valeri una nuova community di lettori che condividono gusti, segnalazioni, studi in una forma di lettura aperta, fondata sull'accessibilità a pagamento – tramite collegamento internet e senza bisogno di e-reader – a testi online sulle pagine dei quali si può intervenire direttamente, altrettanto direttamente comunicando con gli editori. Il nuovo formato digitale che consente questa possibilità si chiama Booklin, "una copia del testo, fruibile in streaming, che i lettori possono visualizzare ed utilizzare interattivamente inserendo commenti testuali o multimediali sul formato elettronico", e costa al massimo un terzo del prezzo di copertina. Così si conclude il paragrafo Dove vogliamo andare del comunicato: "Nel futuro dell’editoria il social reading è già presente: Bookliners apre uno spazio comune e di sperimentazione per editori e lettori, ma soprattutto offre una piattaforma dove la lettura trova, nell’incontro e nella condivisione delle idee, la sua nuova dimensione." L'auspicio di chi scrive è che contestualmente si consolidi e cresca la dimensione vecchia, a ben vedere, nella nostra nazione di lettori debolucci, piuttosto disastrata. Mazal tov.

ti ucciderò, mia capitale: manga rules!

Giorgio "Manga" Manganelli con la figlia Lietta, che sicuramente mi perdonerà per questa microviolazione di copyright, vero, Lietta?
È in libreria, per i tipi della Adelphi, Ti ucciderò mia capitale, ultimo (per ora, come dice sua figlia Lietta) libro di Giorgio Manganelli. Il volume sarà presentato il 31 marzo, alle 18:00, alla Pinacoteca Ambrosiana, dove ne parleranno il curatore Salvatore Silvano Nigro ed Ermanno Paccagnini.
Colgo l'occasione per segnalare il sito del Centro studi Giorgio Manganelli, qui, la pagina facebook dedicata all'Immortale, qui, nonché l'infaticabile opera della figlia Amelia detta Lietta Manganelli, qui.

sex and the limericks_solo per anglofili

Per signore che amano signori

There was a young lady of Glasgow,
And fondly her lover did ask, "Oh,
Pray allow me a fuck,"
But she said, "No, my duck,
But you may, if you please, up my arse go."

Per signore che amano signore

Said a lesbian lady, "It's sad;
Of all the girls that I've had,
None gave me the thrill
Of real rapture, until
I learned how to be a tribade."

Per signori che amano signori

Well buggered was a boy named Depasse
By all of the lads in his class;
He said, with a yawn:
"When the novelty's gone,
It's only a pain in the ass."

Per signore intellettuali la cui professione è compiacere signori, che siano intellettuali o meno

An intelligent whore from Albania
Read books and grew steadily brainier.
Yet it wasn't her science
That brought her male clients
But her quite uncontrolled nymphomania.

Linda Marsh (a cura di), The Wordsworth Book of Limericks, Wordsworth Editions Limited, Ware, Hertfordshire, 1997.

spoon river de noantri, centocinque anni prima

Epitaffio 2
Qui giace la moderna Bradamante,
Che un cor vantò di smalto,
Eppur l'avea di vetro.
Non stimò degno alcun di starle innante
E tutti l'ebber dietro.

Epitaffio 4
Sepolte in questo loco
Son due sorelle in un medesmo fosso;
L'una perché mangiava a più non posso,
L'altra perché mangiava o nulla o poco.

Epitaffio 8
Giace una Donna qui misera e folle,
Che per troppo voler fu alfin costretta
Fatalmente a voler quel che non volle.

Epitaffio 14
Qui giace la famosa Stillacori
Gran Dottoressa in specular d'amori,
Che sol ciascuno amante
Nell'incostanza sua trovò costante.

  
Il mausoleo capriccioso - Lunario per le Dame, 1809

lunedì 7 marzo 2011

calunnie di perfide adolescenti

Commento dell'adolescentina mentre chi scrive si prepara a uscire, abbigliata con una sobria blusa grigia su sobri pantaloni neri: "Anche la madre di Jane Austen si vestiva più scollata di te". Certo, lei legge Jane, possiede tutti i suoi romanzi, che conserva religiosamente allineati accanto all'opera omnia di J.K. Rowling, ma come avrà fatto a dedurre l'ampiezza della scollatura di Mrs. Austen?

addendum piccolo teatro_caffè letterario

Sempre nel chiostro del Piccolo Teatro, dove ieri si è svolto il Bookswap di cui si diceva nel post precedente, trovano posto una libreria un po' triste e, a essa collegato, un caffè letterario. Il punto è che questo caffè di letterario, a parte alcuni pannelli scritti attaccati al muro, non ha proprio nulla. Gli asettici arredi bianchi e la disposizione dei cibi a metà tra il trito-rito dell'happy hour e una festa di matrimonio non invitano né alla meditazione né alla convivialità; non c'è traccia di carta stampata da consultazione, giornali o libri, da nessuna parte, nessuna idea di quel calore e di quella cosiness indispensabili per creare un'atmosfera da lettura (come si fa a leggere a proprio agio con il derrière poggiato in precario equilibrio su un sedile di tamburato laccato bianco?). È senz'altro assai gradevole la vetrata che corre lungo tutto lo spazio, ma da qui a chiamare caffè letterario un luogo che di fatto replica una certa idea di glamour à la milanaise ce ne corre davvero. Un'altra occasione sprecata, un altro arredatore pagato per un risultato talmente asettico che quel bianco ospedaliero e igienizzante ha indotto la signora della terza fotografia dall'alto a pensare di potere infliggere agli astanti l'imbarazzante scena del suo allattamento.

scambio di libri e una certa taccagneria dei milanesi

Banchetto-tipo
Lo scrittore-padre Gianni Biondillo
Lo scrittore Matteo B. Bianchi
Tra le 17 e le 21 di ieri, al Piccolo Teatro di via Rovello a Milano, c'è stata Bookswap, una manifestazione di scambio di libri nel chiostro del teatro: chiunque poteva portare da due a dieci libri e scambiarli con altri libri in pari numero. Nello spazio un po' angusto c'era un discreto numero di persone, ma i milanesi non sono stati molto generosi: i titoli erano piuttosto modesti, del tenore che si può vedere nell'ottava foto dall'alto, con un Moby Dick in lingua orginale a fare da eccezione. Perciò, nonostante il fermento leggermente provinciale che informava gli umori della sala, dal punto di vista della qualità dei volumi scambiati resta ancora molto da fare: pareva proprio che gli intervenuti avessero colto l'occasione per disfarsi di ciofeche polverose e liberare così gli scaffali. Una iniziativa comunque meritoria, cui è mancato il propellente giusto. Ma tant'è, come mi diceva Matteo B. Bianchi (del quale, per inciso, segnalo il blog sull'"Unità": una delle cose che mi piacciono di Matteo è l'assoluta mancanza di pomposità, il costante understatement, e quel minimo di malinconia che rivela il suo volto, nelle pose fotografiche spesso inclinato, come fosse a lato e non al centro delle cose), è naturale che la gente tenga per sé i libri più cari e apprezzati: lui, in effetti, aveva portato solo doppioni. Per quello che riguarda chi scrive, dopo l'iniziale delusione ci sono state due belle sorprese: lo sfrenato entusiasmo che mi ha colta quando di fronte a me si è parato Paul Burrell, Al servizio della mia regina: un libro scritto dal maggiordomo di Lady Diana che per chi, come me, possiede la biografia della principessa del Galles scritta da Andrew Morton e anche la videocassetta con la storia di Diana Mountbatten-Windsor dal matrimonio ai funerali, rappresenta una delle più alte vette libresche a cui si possa aspirare; e poi, un po' isolate su un banchetto, perfettamente refilate, così da parere fatte apposta e non staccate dal loro volume di pertinenza, sei pagine, dalla 51 alla 56, del libro di Piero Chiara Il piatto piange, contenenti, tra l'altro, la descrizione di Mamma Rosa: "La Mamma Rosa, o Mamarosa come si diceva a Luino in una parola sola, era una milanesona che dopo la prima guerra si era stabilita a Luino, dalla città dove aveva passato la sua gioventù e fatto la sua pratica. Se fosse stata anche lei del mestiere nessuno poteva dirlo; certa era tenutaria nata e si capiva dal comportamento sicuro, sfrontato e a volte violento. Ma era buona di cuore, generosa e materna al punto di essere chiamata con quel nome affettuoso, ancora vivo nella memoria dei luinesi, che se non fossero state chiuse le case continuerebbero a dire 'andiamo a Mamarosa'; benché da tanti anni la donna, il cui solo nome era già una promessa di piacere, è morta e dimenticata".
Devo confessare una cosa: senza dire niente a nessuno, e con la massima naturalezza, chi scrive quelle pagine le ha rubate, sarà grave?