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venerdì 13 gennaio 2012

nel caso passaste da milano o quivi risiedeste

Nota di Ezra Pound a Giovanni Scheiwiller, 1937. Courtesy flaminiogualdoni.com
(però potete ordinare anche per posta), segnalo l'uscita di Vanni Scheiwiller editore europeo, a cura di Carlo Pulsoni, e rimando alla recensione di Arturo Colombo sul "Corriere della Sera" online. La citata libreria Pecorini si trova a Milano, in Foro Buonaparte 48; l'ottima Lalla Pecorini non vi deluderà. Se non volete comprare il libro di Pulsoni andate lo stesso in quella libreria: è bellissima.

lunedì 23 marzo 2009

giornate della lettura milanesi – giorno due, 21 marzo 2009

il libro che ha cambiato la mia vita è… - teatro strehler

a partire dalle 10 si susseguono, al teatro strehler, i raccontatori di libri miliari. si apprende che un diciassettenne armando torno ha avuto la vita cambiata dall’incontro con il Qoeleth tradotto da guido ceronetti per einaudi, nelle parole di torno “uno svegliarino attraverso un libro”, “un basso continuo nella vita”, con quel vanitas vanitatum reso da ceronetti con “un infinito vuoto, un infinito niente”. conclude, torno, le sue parole quiete e appassionate con la menzione della carne che sfiorisce mentre si fanno libri e libri senza fine: Qoeleth è contraddizione continua, dice, come la vita stessa.
giulio giorello, elegantemente disheveled, esordisce un po’ gigione, dicendo che il primo libro che ha letto è stato la divina commedia, ma quella nella versione a fumetti di walt disney. poi dice di Ulysses e del suo viaggio di un giorno nella dublino del 1904, restituendo magnificamente l’atmosfera delle strade e dei pub.
franca nuti ha letto molto e molto durante l’infanzia: libri, dice, che “bussano anche dopo molto tempo”. “quale libro ha cambiato la mia vita? non ho patria, in questo senso”, si chiede e si risponde l'attrice, decidendo di non scegliere.
dopo franca, piccolo colpo di scena dovuto al ritardo di luca doninelli, con qualche minuto riempito da sergio escobar (il direttore dello strehler), il quale racconta che la sua vita è stata cambiata da una persona, un supplente che al liceo conquistò una platea di facinorosi parlando di logos. solo anni dopo escobar scoprì che il supplente in questione era il filosofo adriano bausola.
finalmente doninelli arriva, con i Colloqui con Stravinskij di Robert Craft sotto il braccio. luca parla della coincidenza in stravinskij tra pensare e fare e della teoria che viene dopo la pratica; “l’occidente”, dice, “indulgendo nella non operatività ha reso l’umanesimo una malattia”.

fine della prima parte, pausa pranzo, ma prima, alla mia domanda “a quando il salone del libro a milano?”, l’assessore risponde che il comune ci sta lavorando, che una delle questioni è l’individuazione dello spazio, dice, “per stare tutti insieme”. quest’ultima parte della risposta a me che, si sa, sono un pochino emotiva, è piaciuta molto. l’assessore alla cultura del comune di milano ha una stretta di mano salda e piena e ti guarda in faccia mentre parla. sì, certo, come si diceva è un tantino fighetto, ma alla fine dei conti, nel corso di un intermezzo tra un intervento e l’altro, mi ha citato eliot, più o meno così: “dov’è la conoscenza che abbiamo perso con l’informazione?” proprio non volevo uscire dall’utero caldo e confortevole della scatola magica del teatro strehler, proprio non volevo sfumare la sensazione di milano città di libri.

giornate della lettura milanesi – giorno uno, 20 marzo 2009


il giorno uno delle giornate della lettura istituite dal benemerito assessore f.f. vede, tra le varie iniziative, l’apertura al pubblico della sala campanella della biblioteca di via senato, quella che ospita parte del fondo antico: raccolte di edizioni bodoniane, di libri dedicati alla bibliografia, di letteratura italiana, insomma un paradiso in terra. annette pozzo, la competente responsabile del fondo antico, tiene una breve introduzione al suo reame. purtroppo il pubblico è composto da appena una decina di persone e da una sola ragazzina, forse tredicenne, accompagnata da sua madre. mentre annette ci illustra le diverse tecniche di rilegatura e ci fa poco più che annusare un’edizione di erasmo da rotterdam censurata, con tanto di riga nera tirata sul nome dell’autore, la ragazzina si accoccola per terra, prende un libro da uno scaffale e si mette a leggere per conto suo.
la visita alla biblioteca prosegue nella sala di consultazione, al numero 14 di via senato (la sala campanella è al 12), dove un’appassionata responsabile dell’ufficio stampa ci parla delle attività della biblioteca, annunciandoci l’imminente acquisizione del fondo malaparte, e ci presenta il primo numero del mensile della biblioteca – pubblicato in occasione dell’ultima mostra del libro antico alla permanente –, contenente un inedito di d’annunzio, una ventina di lettere del vate all’editore angelo sommaruga. tra il selezionato pubblico c’è una signora che, ascoltate le lamentazioni dell’ufficio stampa a proposito della riduzione di fondi operata quest’anno causa crisi, prende la parola per affermare che, nell’economia generale delle cose, i fondi per i libri sono sistematicamente cacciati all’ultimo posto, anche nel bilancio della regione lombardia: è ornella foglieni, intrepida soprintendente ai beni librari, che si occupa della tutela e dell’archivio del deposito legale regionale, in sostanza la vestale dei libri lombardi. racconta che una parte del suo lavoro, per ciò che riguarda i rapporti con i privati come via senato, consiste nell’assicurasi che i libri siano messi a disposizione del pubblico, in particolare degli studiosi che hanno necessità di consultarli. è il mio idolo.
fine dell’incontro: faccio la strada di ritorno sul tram numero con un professore in pensione, anch’egli reduce dalla biblioteca, che parla come l’aristogitone di arboriana memoria e mi racconta di aver insegnato in una scuola tecnica di qualche paese della provincia qua intorno e che soleva dire ai suoi studenti: “ma cosa state a fare qui, a perdere tempo?” agent provocateur.

p.s. 1: non sono riuscita a vedere la mostra sull’editoria 1968-1977, ma conto di visitarla, meglio ancora, il 25 marzo, alle 19, quando ci sarà l’“happy hour nel ‘68”, tour guidato + aperitivo. siamo decisamente a milano.
p.s. 2: dalla tasca della giacca del signore che si vede di spalle sul tram (quello che ho preso all'andata) spuntava Il lamento di Portnoy di philip roth.

giovedì 19 marzo 2009

milano città di libri - signori, si legge

il nostro assessore alla cultura è un signore dal doppio cognome un po’ esotico. al centro della prima pagina del suo sito campeggia una foto gigantesca, in cui massimiliano compare in atteggiamento un po’ pensoso un po’ gabbana senza dolce, mento leggermente appoggiato sulla mano, occhio ceruleo perduto in lontananza, jeans a vita giusta e maglioncino blu né troppo stretto né troppo largo. sullo sfondo, un ubertoso pendio (lombardo?). ebbene, nonostante queste premesse agghiaccianti l’assessore ha proposto quest’anno, per il 20, 21 e 22 marzo, le giornate della lettura (il claim è lo stesso dell’associazione della biblioteca la conca, “alza il volume” – vedi post del 9 marzo –, ma il logo è diverso: non so se si siano parlati). il programma delle tre giornate si trova qui. io andrò a vedere la mostra “Passare il segno” alla biblioteca di via senato, sull’editoria 1968-1977, venerdì; sabato andrò al teatro strehler per “il libro che ha cambiato la mia vita è…”, con, tra gli altri, giulio giorello, antonio scurati, elisabetta sgarbi; concluderò in bellezza domenica con la “lettura in vettura” sul tram numero 31.
come si dice dalle mie parti, have a nice weekend.

p.s.: io però il volume lo vorrei alzare molto, molto di più. a milano voglio una festa (permanente) del libro, un salone del libro, uguale, diverso, fratello, interdipendente, complementare a quello di torino.

immagini: a sinistra, l’assessore (che non me ne vorrà se ho preso la foto dal suo sito); a destra, Marina Camargo, Letters in Perspective, 2002, courtesy bookpatrol