lunedì 9 luglio 2012

una melodia dietro le spalle_il mio grosso grasso matrimonio greco

al california bakery di viale piave si può ordinare un caffè seduti ai tavolini sul marciapiedi per un euro, servizio e caraffa d’acqua fredda compresi. è un luogo spesso popolato di insopportabili fighetti, ma l’altra mattina c’eravamo io, un tale in bermuda e due altri signori. sento una melodia dietro le spalle, un accento straniero noto, le parole “balotelli” e “fantasia al potere”. è un signore, in compagnia di un amico, che si rivolge scherzosamente a un cane di piccola taglia. gli parla in greco, perché è greco. all’età di dodici anni avevo un’amica greca che si chiamava tina. credo che suo padre lavorasse all’italsider. sua madre, nella mia fantasiosa memoria, era somigliantissima a maria callas. in casa sua regnava un costante odore di anice e di biscotto, i suoi genitori si amavano e se lo dimostravano. e insomma io avevo imparato a parlare il neogreco da quella bambina con quella casa così ospitale che tanto volentieri frequentavo. ho sempre amato la lingua prima e più della persona stessa; un tempo ho sposato un uomo perché ne amavo l’accento francese.
il signore greco e il suo amico greco e il cane di piccola taglia greco chiacchierano e si divertono. chiedono caffè a ripetizione, in italiano con accento greco, poi tornano a parlare tra loro nella loro lingua e pare di vederli in qualche bar ateniese o in una piazzetta di creta, con i loro caffè, la loro acqua fredda, un’ombra di ouzo. ridono molto, anche se davanti a loro scorre il traffico estivo di viale piave e non c’è il mare blu.
bisogna sapere che chi scrive ha deciso di sposarsi: in questa mia fase wedding-oriented, dopo il mio incontro al california, ho deciso che il mio sposo sarà greco, o niente (o, in alternativa, mi si rivolgerà in un greco perfetto). endaxì?

episodio accessorio: mentre sorbivo il mio caffè lungo e il mio orecchio si deliziava con l’eloquio straniero leggevo anche sul kindle. il tale in bermuda di cui sopra, un tipico milanese alternativo (per dire, pur avendo una quarantina d’anni ha concluso una sua telefonata nel seguente modo: “bella lì, a stasera”), mi ha chiesto informazioni sull’aggeggio, se facesse qualche altra cosa oltre a leggere, se fosse insomma un po’ come un’ipad. no, gli ho detto, poi gli ho snocciolato brevemente la mia teoria che sul kindle si legge bene anche perché non si è distratti dalla grafica. oh, e insomma grazie, mi ha detto, e si vedeva che avrebbe voluto proseguire la conversazione. io gli ho scritto su un foglietto il nome del device e dove poteva procurarselo e mi sono immantinente dileguata: non avevo alcuna intenzione di avviare una conoscenza con qualcuno che non provenisse almeno da santorini.

3 commenti:

pa ha detto...

non ti ci vedo davvero con un quarantenne milanese in bermuda che esclama abitualmente: bella lì!

supercaliveggie ha detto...

perfetta descrizione di un tipico milanese (finto) alternativo! sto leggendo il tuo blog in una crisi di astinenza da libri italiani, grazie per i tuoi suggerimenti.

aa ha detto...

oh, superveggie, my pleasure!