mercoledì 1 dicembre 2010

strofinacci e belle sciarpe

scorro sui quotidiani le immagini degli animatori della più che legittima protesta contro la riforma gelmini, aderisco nella sostanza ma avrei qualcosa da eccepire riguardo alla forma.

1. non mi spiego il fatto che moltissimi tra gli studenti portino al collo una sorta di orrendo strofinaccio, uguale per tutti, nella fattispecie a motivi bianchi e neri, tristemente rammemorante di certi loschi figuri la cui massima ambizione è farsi saltare in aria alla ricerca di improbabili paradisi ripieni di latte e ragazze.

2. non condivido affatto la tendenza a fracassare vetrine.

insomma, direi che a una manifestazione si può partecipare agevolmente, e forse meglio, dopo essere passati dall'atelier della famiglia missoni (avendone lasciate intatte le vetrine, of course).

2 commenti:

redTomaka ha detto...

Ciao AA,
sbircio spesso il tuo blog: complimenti, è pieno di spunti molto interessanti.
Volevo commentare il tuo ultimo post sulle manifestazioni studentesche: anche a me non fa impazziare la kefiah esteticamente (e non la indosso), ma come tu ben sai si tratta di un segno di solidarietà con le vittime dell'occupazione israeliana dei territori palestinesi. Il sillogismo per cui sarebbe un richiamo agli attentati dei kamikaze mi risulta incomprensibile: si può senz'altro criticare la kefiah come "moda", ma il tuo riferimento mi sembra assolutamente improprio - una cosa "da bar" più che "da libro". Continuando a parafrasare, vista ormai la sua lunga storia, sarebbe semmai la kefiah stessa ad essere una cosa da libro :)
salutoni
Tommaso

aa ha detto...

caro tommaso,

temo proprio di non identificarmi con coloro i quali sono solidali con le "vittime dell'occupazione israeliana dei territori palestinesi", né vedo il nesso tra queste e la riforma dell'università italiana. diciamo che quando vedo certi vandali in azione sulle vetrine altrui la tentazione di mandarli a studiare in una bella università palestinese è forte.