mercoledì 7 marzo 2012

sondaggio letterario

courtesy assregcavallomurgese.it
quello che segue è l'abstract di un manoscritto. è un romanzo storico sul quale chi scrive ha praticato un editing finalizzato alla presentazione a un editore: comprereste questo libro? (a me è piaciuto: sa di cavalli murgesi al galoppo, orecchiette fumanti, pomodori spaccati e messi a seccare al sole della polverosa campagna martinese, fanciulle timide ma intraprendenti, sangue sui panni degli uccisi, riunioni di giovani gaudenti martinesi).


Manoscritto ancora senza titolo

Martina Franca, 1821: nei pressi della porta del Carmine giace il cadavere del carbonaro M. R., il capo e il busto coperti da un mantello nero.
Spetta a don M. M., trentacinquenne medico e botanico appartenente all’opposto partito dei Borboni, identificare e constatare il decesso dell’uomo che aveva ammirato sin da ragazzo come simbolo di coraggio e di spavalderia. Lo stesso M. sarà incaricato dall’intendente di polizia di condurre le indagini sull’omicidio del gentiluomo martinese, il quale si rivela post mortem in tutta la sua ambiguità: il dottore scoprirà infatti che era stato protettore del brigante C. A., ex sacerdote, maestro di canto gregoriano e repubblicano a capo della setta dei Decisi. Amministra una parte delle proprietà di M. R. il suo figlio illegittimo F. P., che ne prosegue l’attività rivoluzionaria e ne ricalca ossessivamente la personalità, giungendo a una identificazione quasi totale con il padre scomparso. A capo di una banda di cospiratori, P. insegue un sogno di potere che travalica l’attività politica. In Puglia vige un’anarchia intrisa di sangue: il confine tra brigantaggio e lotta antiborbonica si definisce a fatica e gli omicidi politici di esponenti delle sette in conflitto si mescolano a delitti comuni, perpetrati per amore o per vendetta. La fitta boscaglia attorno a Martina occulta le attività delle bande; le masserie nella campagna sono nascondigli per le riunioni carbonare, teatro di battaglie tra briganti e autorità costituita e tombe all’aperto perfette per vittime trucidate sotto i cieli stellati delle Murge.
Ferdinando I invia in questo Meridione d’Italia dilaniato tra la nostalgia del vecchio e l’impetuoso avanzare di correnti repubblicane il generale Richard Church, a capo della sesta divisione militare in terra d’Otranto, ospitato a palazzo R. e testimone diretto della complessa ambivalenza del carbonaro M., dei suoi rapporti poco limpidi col bandito A.
La moglie di R., che al tempo del loro precoce matrimonio lo aveva ammirato come si fa con gli eroi, intrattiene da anni una relazione con G. C., gaudente e scanzonato avvocato repubblicano, amico d’infanzia del borbonico M.. La loro scandalosa vicenda amorosa indurrà più di una volta il dottore a sospettare ora dell’uno ora dell’altra: il movente di C., rivale in amore di M. R., è robusto e capace di far vacillare la fiducia dell’amico. Nel corso dell’indagine si rivelerà fondamentale l’apporto di A., che più di una volta influenzerà decisivamente suo marito con i suoi consigli e le sue intuizioni: la chiave per interpretare la personalità dell’assassino emergerà nelle ultime battute dal dialogo ideale tra i coniugi M. e Giulio Cesare. Un dénouement tuttavia obliquo, poiché il suicidio dell’assassino, e la conseguente impossibilità di verificare i fatti attraverso la sua voce, lascia sulla vicenda lo sgradevole sapore dell’ambivalenza.

5 commenti:

pa ha detto...

non so giudicare, non è tanto il mio genere.

fascinodemoralizzato ha detto...

Non penso che lo comprerei, non mi sembra molto nelle mie corde (so che non è un gran giudizio, ma in libreria penserei esattamente questo).
E comunque farei un abstract dell'abstract, che un po' mi ha fatto venire il mal di testa.

Randa

aa ha detto...

no, vabbè, l'abstract era destinato all'editore, che ha bisogno di un abstract un po' più abstract, non so se mi spiego. devo dire che questo scrittore sta ricevendo commenti poco entusiastici nel mio entourgae, però ha già pubblicato un romanzo storico che è andato bene, e con un buon editore. in effetti non è che proprio sia un libro strappacapelli, però è scritto bene. non ti dico da quando l'ho editato io, poi ;-)

fascinodemoralizzato ha detto...

Il giudizio sulla qualità della scrittura vale più di mille abstract. Probabilmente non lo comprerei lo stesso, ma ci penserei di più.

aa ha detto...

vedo dal mio commento precedente che ho inventato la parola "entourgae". torno al più comprensibile "entourage". in realtà questo che ho sottoposto è un caso particolare. l'autore, come scrivevo, ha già pubblicato un libro, presentato dalla stessa agenzia letteraria. perciò la patente della scrittura decente ce l'aveva e l'editore aveva bisogno solo di sapere che storia ci fosse dentro. per il manoscritto precedente l'iter era stato: l'autore manda il manoscritto all'agenzia; l'agenzia me lo dà per valutarlo; io scrivo una scheda diversa da quella di cui stiamo parlando, segnalando gli interventi a mio giudizio necessari; l'agenzia ritiene che io abbia ragione e mi affida il manoscritto perché io pratichi gli interventi; intanto cerca l'editore adatto. eccetera eccetera.