domenica 6 maggio 2012

pillole di editing: la prima pagina di un romanzo di genere

Così mi descrive la sua opera, nella sinossi di cui riporto l'inizio e la fine, una ventenne scrittrice di romanzi fantasy: "Linee guida: genere fantasy, romanzo lungo, intreccio. Punto di vista: extradiegetico onnisciente personificato. Personaggi: progressivi, dinamici. La storia inizia raccontando la vita di R.S., una ragazza che si è appena trasferita in una nuova città a causa del lavoro di suo fratello maggiore. Tutto sembra svolgersi normalmente, ma degli strani fatti cominciano a stravolgere la sua esistenza. Si ritrova, senza ricordare in che modo, scaraventata in un Mondo unico, diverso dalla Terra. Precipitata sul R., il palazzo in cui risiedono le Divinità, incontra un ragazzo incatenato. Già nel primo capitolo entra così in gioco l’altro protagonista di quest’avventura, Y. I.; un Semidio ritenuto un assassino e costretto a scontare una delle pene più atroci vigenti in quel Mondo: la privazione dell’Essenza. ... R. fermerà l’Apocalisse Finale con l’aiuto di Y. diventando una Leggenda. Con la rivelazione di questa donna di nome E. termina il primo libro lasciando in sospeso molte domande e dubbi; il loro cammino è appena all’inizio".
 
Riporto la prima pagina così come l'ho ricevuta, e poi la mia proposta di editing. Vorrei chiedere agli amici lettori/scrittori/colleghi editor come avrebbero lavorato loro sul testo.
Manoscritto come era
La luce del giorno filtrava dalle fessure delle tapparelle di una graziosa villetta illuminando parzialmente le stanze. Al piano superiore della casa, nella camera da letto, vi era distesa una ragazza che sonnecchiava beatamente. La fresca brezza mattutina muoveva delicatamente le tende bianche dell’ampia stanza. Sulla bacheca, appesa sopra il suo letto, vi erano disposte accuratamente delle foto e dei disegni, gli unici dettagli che la descrivevano. L’intero ambiente era in ordine, tutti i libri e i fumetti erano ben riposti nel lungo vano sotto il finestrone, nella libreria accanto alla seconda finestra scorrevole, e sulla scrivania. Se non fosse per i numerosi scatoloni accatastati sul parquet in rovere chiaro davanti al comodino a cassettoni sarebbe stato tutto lineare, privo di una storia. Sì, infatti quella camera non raccontava nulla di lei, era tutto troppo semplice, chiaro, pulito. Tutta la sua vera vita invece era racchiusa in quei cartoni abbandonati per terra. Quella camera, anzi, quella vita, non aveva niente a che vedere con quella del suo passato. La ragazza aprì leggermente gli occhi guardando l’ora che segnava la sveglia, poi li richiuse rannicchiandosi. Il tepore del lenzuolo le impediva di risvegliarsi, di abbandonare quell’accogliente culla sicura e di immergersi così nella realtà dando ufficialmente inizio alla sua giornata. Sapeva però che non avrebbe dovuto fare tardi, anzi lei detestava fare le cose di fretta. Con un grande sforzo si alzò strofinandosi l’occhio "Ancora cinque minuti!" disse piano a se stessa lasciandosi cadere tra le soffici coperte per poi sdraiarsi di nuovo su un lato. All’improvviso però il cellulare sul comodino cominciò a suonare una musichetta fastidiosa, udendola fece una smorfia contrariata, alla fine lo afferrò e spense finalmente quel rumore irritante. “Uffa!” esclamò ributtandosi all’indietro e mettendo il braccio sulla fronte “Chi me lo fa fare di svegliarmi un’ora e mezza prima?” sussurrò con uno sguardo velato dalla mestizia. La sua mente infatti era tormentata dalla tristezza di quel passato sempre più lontano, dal ricordo delle loro voci, dei loro sorrisi, di quei momenti dolorosi ma in egual modo stupendi. Provava talmente tanta nostalgia di quei tempi andati che a volte si sentiva soffocare da un peso insostenibile: paura, rabbia, dolore, solitudine; tutto quello che aveva provato in quegli ultimi anni la rendeva incerta del suo futuro perché in fondo, come poteva essere di nuovo felice senza di loro?
Prese a frugare nei cassetti in cerca di qualcosa da mettersi; non era entusiasta, a dire la verità non le importava granché. Il ricordo degli altri anni di scuola la fece sorridere: aveva sempre avuto l’abitudine di prepararsi i vestiti e lo zaino il giorno precedente, ma anche quella sua piccola accortezza era svanita nell’apatia di quella sua esistenza. Infine prese i primi indumenti che le capitarono fra le mani, sistemò astucci e quaderni in una borsa viola a tracolla e dieci minuti più tardi uscì di casa. Nel momento stesso in cui chiuse la porta tutto si dissolse lentamente, la sua casa, il giardino, gli alberi, le strade, le persone, ogni cosa scomparve lasciando posto a una seria caotica di altre immagini. Le apparve il ricordo di un elegante fuoco blu che le danzava attorno, di centinaia di asteroidi e meteoriti, di scariche elettriche, di una luce rossa, di un brivido che le attraversava il corpo ed infine il buio. Il vuoto totale.

Manoscritto come è
La ragazza aprì leggermente gli occhi, guardò l’ora, poi tornò a rannicchiarsi sotto le coperte. Il tepore di quella culla accogliente le impediva di risvegliarsi: quella mattina, però, non poteva far tardi. “Ancora cinque minuti”, si disse. Dal cellulare sul comodino cominciò a suonare un’irritante musichetta, che la ragazza fece tacere spegnendo l’aggeggio di malagrazia. “Chi me lo fa fare di svegliarmi un’ora e mezza prima?”. Voci, sorrisi, momenti di gioia dolorosa si ripresentarono baluginando al suo sguardo appannato. Un peso insostenibile la prendeva alla gola, paura e rabbia che si alleavano presentandole un futuro incerto e una domanda pressante: come avrebbe potuto tornare a essere felice senza di loro? 
Prese a frugare nei cassetti in cerca di qualcosa da mettersi. Un tempo era solita preparare vestiti e zaino per la scuola la sera precedente, una piccola abitudine svanita nell’apatia della sua nuova esistenza.
Non appena ebbe richiuso la porta dietro di sé tutto si dissolse lentamente, lasciando posto a un caotico coacervo di immagini. Un elegante fuoco blu le danzava attorno; un nugolo di asteroidi e meteoriti, di scariche elettriche, poi una luce rossa, un brivido che le attraversava il corpo e infine il buio.

 
 

9 commenti:

Wong Fei Hung ha detto...

da recente lettore dei tuoi post (e scrittore dilettante) ho notato l'esagerata descrizione del manoscritto originale. Veramente faticoso da leggere, troppi dettagli.
non c'è che dire, la seconda versione scorre molto meglio, io personalmente avrei insistito un minimo di più sulla parte finale, su quel passaggio che, penso, dia inizio alla storia vera e propria. ma questo sarebbe da dire all'autrice.
Ciao!

paolo f ha detto...

Quel che si dice "la magia del levare": io per capirlo ci ho messo un decennio.

aa ha detto...

benvenuto al nuovo lettore wong fei hung (e ciao anche a paolo f).

giuliomozzi ha detto...

Aprì gli occhi. Guardò l'ora. Tornò sotto. Che bel tepore! Ma non. Ancora cinque minuti... Suonò la sveglia. La spense. Chi me la fa fare? Ma: voci, sorrisi, momenti di gioia dolorosa. Ricordò. E: nodo alla gola, paura, rabbia. Inoltre, pressantemente: come essere felice senza di loro?
Frugò nei cassetti. Si vestì. Uscì. Lei uscita, tutto si dissolse. Un fuoco blu le danzava attorno: asteroidi e meteoriti, scariche elettriche, poi una luce rossa, un brivido. E infine il buio.

Questo è un esempio paradossale di quel che si può fare a un testo sltrui. A me pare che un editing stilistico dovrebbe partire dallo stile dell'autore o autrice. La lunga descrizione della stanza mi sembra funzionale alla dissoluzione del tutto che poi segue (sennò, che cosa si dissolve?). Certo: è una descrizione pesante; ma i romanzi fantasy sono pieni di descrizioni pesanti (che ai loro lettori piacciono un sacco). Si può ridurre o rende più piacevole senza eliminarla di brutto.

aa ha detto...

ciao, giulio. in realtà quella stanza, con i suoi cartoni e la vita precedente, ritorna diverse volte più avanti con altre lunghe spiegazioni. ho scelto di togliere la lunga descrizione almeno all'inizio per introdurre poi una sorta di graduale flashback, in modo da conservare le informazioni senza svelare tutto subito (anche se quella descrizione svelava poco e il succo della cosa si comprende più avanti).

Wong Fei Hung ha detto...

giulio ha espresso al meglio ciò che volevo dire; intendevo rendere più scorrevole la prima parte, con qualche taglio necessario.
rimane il fatto che la seconda versione scorre meglio.

Anonimo ha detto...

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