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lunedì 26 aprile 2010

eveline

ma eveline sarà rimasto solo in quanto un tantinello egoriferito?

milano, parete perpendicolare all'ingresso del cinema anteo.

mercoledì 19 novembre 2008

milano città di libri 3 – giorgio lodetti, libreria bocca

Terza intervista per "milano città di libri", questa volta in pieno centro città.
Da
Le mie prigioni, volume nel catalogo di quella che in origine si chiamava Ditta Bocca, a “Carcer-art”, una performance del maggio 2008 nel corso della quale i tre writer milanesi Bros, Pao Pao e Sonda hanno trasformato la vetrina della Libreria Bocca nel loro atelier. Giorgio Lodetti, figlio di Giacomo e responsabile culturale della Libreria Bocca, locale storico d'Italia in Galleria Vittorio Emanuele a Milano, rilascia un’intervista appassionata. Parla a raffica, contento di poter toccare gli argomenti di cui si occupa più volentieri: l’arte, i libri, lo sviluppo delle attività legate alla libreria di famiglia che si svolgono prevalentemente nella sede di via Molino delle Armi, Le segrete di Bocca.

1. perché lei fa il libraio?
Si tratta di un lascito ereditario, ho sempre vissuto tra i libri. Da ragazzino, finita la scuola, correvo in libreria e facevo i compiti nel “deposito” al piano di sopra, quello che ora non esiste più. Mi sono iscritto all’università, senza finirla; ho fatto un viaggio negli Stati Uniti, poi, al ritorno, ho cominciato a lavorare in libreria part-time per approdare in seguito al tempo pieno. Nella libreria sono coinvolti anche i miei due fratelli, ciascuno autonomo nel proprio settore.

2. qual è la parte del suo lavoro che le procura maggiore soddisfazione?
La ricerca di libri rari, la gioia del ritrovamento di un testo, girare per le librerie acquistando in forma anonima; e poi la libreria organizza un centinaio di eventi all’anno e un premio biennale di pittura per dare spazio ai giovani artisti che hanno difficoltà a trovare uno spazio per esporre e promuovere i loro lavori – esistono gallerie che fanno pagare l’uso dei loro spazi anche 5000 euro. È attivissima la sede di via Molino delle Armi, Le segrete di Bocca, presso la quale si svolgono le iniziative.

3. quanto conta il consiglio del libraio per chi frequenta la sua libreria?
Nonostante la mia sia una libreria specializzata, io consiglio spesso i clienti. Leggo i libri che arrivano, da cui prendo spunto per consigliare i clienti, i quali comprano e non si lamentano. Sono molto interessato all’arte contemporanea e, per inciso, credo che per capirla non si possa prescindere dai testi fondamentali di Rosalind Krauss; altri due libri che consiglio vivamente sono Mercanti d’aura di Alessandro Dal Lago e Serena Giordano e Critica della modernità di Jean Clair [mentre si parla a ruota libera di editori, Lodetti si fa una bella risata quando ricorda come ne viene definito uno di nostra conoscenza: “sacrestano dalle caramelle avvelenate", n.d.a.].

4. quali sono le iniziative che lei mette in atto o conta di intraprendere per coltivare, aumentare, consolidare il numero di lettori che si rivolge a lei?
Come ho detto in precedenza, il premio per i giovani artisti, le mostre, i dibattiti; il prendere su di sé l’interesse di chi passa, che poi torna e compra un libro.

5. qual è la sua proposta (o il suo sogno) per rendere Milano una “città di libri”?
Fare in modo che a livello comunale ci siano più investimenti per le biblioteche, che ci siano finanziamenti per le biblioteche perché il loro patrimonio librario si arricchisca; organizzare più eventi per diffondere l’amore e l’interesse per il libro.

Giorgio Lodetti

immagine courtesy www.cristiansonda.com

lunedì 13 ottobre 2008

perquisiamoli

l'associazione nazionale antigraffiti, sponsorizzata con una sentita adesione sulla odierna newsletter di exibart online, invita i genitori a vigilare sulle attività artistiche metropolitane dei figli pubblicando il grafico che vedete a destra, a suo tempo (2006) uscito sul "pasadena star news" ad accompagnamento di un articolo sui locali graffitari – questa uscita provocò una quantità infinita di scherno ai danni del povero giornalista; il grafico è accompagnato da una solenne dichiarazione/invito: "APPELLO AI GENITORI. Se tuo figlio esce di casa vestito in questo modo è possibile che sia un writer: parlagli e spiegagli che imbrattare è un reato."
ora, in giro si vede una marea di adolescenti con felpe dal cappuccio sollevato sulla testa e zaino: tutti writer? che facciamo, perquisiamo? mi pare incredibile che i signori antigraffiti – il cui assunto di base trovo condivisibile, finché si tratta di distinguere tra uno sgorbio e un'opera di banksy: è una distinzione molto facile da mettere in atto – mi pare incredibile, dicevo, la serietà con cui pubblicano questo disegno veramente ridicolo accompagnato da un invito altrettanto ridicolo, insopportabilmente pomposo. forse sarebbe bene proporre agli incontinenti della bomboletta un bel diario personale, ampio, con tanto spazio per scrivere e disegnare, nella speranza di spendere meno dei 750 milioni di euro preventivati per togliere tutta la monnezza su tutti i muri; o addirittura una serie di bei libri con cui occupare il tempo, accompagnando en souplesse questi giovani nel percorso virtuoso da writer a reader. ma, per favore, lasciamo in pace i portatori di felpe.