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lunedì 19 marzo 2012
nel caso foste innamorati,
The way you look tonight nella magnifica versione di rod stewart, che mi ha fatto conoscere un caro amico.
mercoledì 22 febbraio 2012
i giorni del grande amore
poi ci sono anche i giorni del grande amore, quelli inconsueti in cui tutto si tiene e la mattina dopo, componendo il quadro in un elenco puntato vedi che
. un artista di santa rosa, california, ti ha spedito l'originale dell'opera che compare a intestazione del tuo blog, e il timbro postale sul pacchetto porta la data del 14 febbraio, e allora capisci il motivo per il quale questo artista un paio di settimane prima ti aveva scritto chiedendoti l'indirizzo di casa.
. un amico che è tuo amico da trent'anni ti ha mandato una canzone che si intitola you are my friend e una strofa di questa canzone fa
The thought of you helps me carry on
When I feel all hope is gone
I see the world with brand new eyes
Your love has made me realize
My future looks bright to me,
Oh because you are my friend,
When I feel all hope is gone
I see the world with brand new eyes
Your love has made me realize
My future looks bright to me,
Oh because you are my friend,
una cosa che potrebbe parere orrendamente sentimentale ma considerato il contesto, le persone coinvolte, l'assiduità della frequentazione, considerati i mille chilometri di distanza capisci che quella canzone è utile, anzi necessaria, proprio in quella forma là. poi scopri che di quella canzone c'è un video su youtube in cui patti labelle è sul palco con un vestito luccicante e un dissonante asciugamano tergisudore su una spalla.
. hai ricevuto un manoscritto in formato word. l'hai convertito in formato pdf e l'hai portato alla tua copisteria di fiducia per farlo stampare, quella dove la proprietaria romena, nonostante ci si sia ripromesse da tempo di darci del tu, ti chiama sempre "signora anna". una piccola frustata ogni volta, ogni volta quella sensazione di incolmabile cortesissima distanza. ti fai stampare il manoscritto, trecentoquarantasette pagine. decidi che ne hai abbastanza di fogli che si disperdono in giro, l'ultima volta erano seicentonovantadue. allora chiedi alla signora un'operazione che istantaneamente nobilita qualunque mazzetto di carte prive di identità, la rilegatura. a spirale, che è quella che ami anche nei quaderni. così quella massa di fogli stampati si fa oggetto compatto, un solido parallelepipedo dal dorso nero tondeggiante. sei uno studente per sempre e quella copisteria di quartiere priva di pretese ti ricorda il bugigattolo delle fotocopie dell'università, le dispense, quella piccola frenesia delle cose intonse. come quando compri un libro nuovo, che vorresti e non vorresti, ti coglie il desiderio di tenerlo chiuso, di non violarne le pagine, di volerlo eternamente giovane e intatto, un po' sterile. dopo, quando quel libro riemerge un po' sciupato da qualche seduta di lettura, solcato dai tuoi segni di matita e oh quanto utile e pieno, ti dici che hai fatto bene a superare quell'istinto estetico di conservare l'oggetto così come era uscito dalla legatoria. il manoscritto è in formato A4, calza perfettamente nella tua borsa da lavoro. pensi che avrai bisogno di due penne di diversi colori, di foglietti adesivi per attaccare ai fogli gli appunti più lunghi, di un evidenziatore. scegli le penne più affilate, quelle che ti pare potranno aiutarti nella ricerca del mot juste, quello che esprimerà al meglio le parole dell'autore. oggi lavori fuori. occuperai una poltrona che ti accolga, in una libreria o biblioteca, e lavorerai al tuo manoscritto. hai un ufficetto portatile marca blackberry, volendo sei rintracciabile. ti auguri che non ci sia nulla di urgente, che l'importuna lucetta rossa segnalatrice di messaggi non si metta a pulsare mai. che nulla ti distolga dalla vicenda del libro che sarà. mentre lavori sei consapevole che quello che metti in quello che fai è la somma di chi sei, cosa hai fatto, cosa hai letto e chi conosci. devi vestirti per uscire, ma prima ci tieni a ricordare una poesia di raymond carver che piacerebbe tanto anche al tuo amico di patti labelle:
Late Fragment And did you get what
you wanted from this life, even so?
I did.
And what did you want?
To call myself beloved, to feel myself
beloved on the earth.* * E hai avuto da questa vita quello che volevi?Sì.E cosa volevi?Dirmi amato, sentirmi amato sulla Terra. domenica 1 gennaio 2012
la belle vie
![]() |
| Mr. Pickwick saluta giocondo in piedi su una pila di libri del suo creatore. Joseph Grego (a cura di), Pictorial Pickwickiana: Charles Dickens and his illustrators, Chapman and Hall, London 1899 |
qui sotto, gli auguri più belli di quest'anno: sono quelli di un amico ginevrino (anche libraio), che mi piace condividere in questo giorno solenne.
l'immagine sopra richiama quella levità e giocondità con la quale chi scrive si ripromette di affrontare l'anno del bicentenario di charles dickens.
Chère Anna,
Que te souhaiter pour la nouvelle année ? De l'amour d'abord, de la santé ensuite, beaucoup d'interviews, d'articles, pourquoi pas de livres, la gentillesse pour tous, la considération de tous, la confiance en toi, la gloire et la belle vie telle qu'elle devrait toujours être !
Je t'embrasse.
Nome Cognome
mercoledì 14 dicembre 2011
niente di meglio, stamattina,
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| La stanza da lavoro di Flannery 'Connor |
venerdì 4 novembre 2011
the snooki way_piccole donne crescono
certo che quando gli adolescentini crescono ci si può divertire assai. di jersey shore e di snooki, che è il nostro idolo familiare, si era già detto qui. chi scrive, poi, ha fatto un'esilarante snooki-experience pochi giorni fa, quando l'adolescentina, in un negozio nel quale eravamo entrate per comprare una formaggera, ha acquistato un paio di occhiali. "ti regalo gli occhiali di snooki", ha detto. "hai fatto un tragico errore", ho detto. "perché io gli occhiali di snooki me li metto davvero."
così è stato. in corso di porta ticinese, in via torino, al duomo si è vista una strana coppia: una fanciulla in fiore accompagnata da un'anziana signora con gli occhiali qui sopra. alcuni dileggiavano, altri, senz'altro assidui spettatori di mtv, riconoscevano e approvavano; la signora dell'edicola del duomo mi ha detto bellissimi, ma ci vede? sì, ci vedo.
e non si pensi che snooki non abbia diritto di presenza in queste pagine.
perché, per chi non lo sapesse, snooki ha scritto anche un libro.
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| Gli occhiali di aa |
così è stato. in corso di porta ticinese, in via torino, al duomo si è vista una strana coppia: una fanciulla in fiore accompagnata da un'anziana signora con gli occhiali qui sopra. alcuni dileggiavano, altri, senz'altro assidui spettatori di mtv, riconoscevano e approvavano; la signora dell'edicola del duomo mi ha detto bellissimi, ma ci vede? sì, ci vedo.
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| Gli occhiali di Snooki |
e non si pensi che snooki non abbia diritto di presenza in queste pagine.
perché, per chi non lo sapesse, snooki ha scritto anche un libro.
mercoledì 10 agosto 2011
per una farfalletta ch'io vidi (mi perdoni l'alighieri)
è bello prendere degli appuntamenti di lavoro in agosto, a milano: si stabilisce un bel bar (ad esempio il Bistrò del tempo ritrovato, in via foppa 4 – un bar-libreria con un unico difetto, a parte alcuni orrendi complementi d'arredo in cartone riciclato: uno dei baristi, un individuo davvero maleducato), ci si incontra in relax, si parla si progetta si organizza, poi ci si separa per passare ad altro. così accadeva qualche giorno fa, e poi, sulla via del ritorno, chi scrive ha percorso un tratto di viale papiniano fermandosi, a un certo punto, per assistere alla danza di due farfallette non più lunghe di un centimetro, che hanno volteggiato per parecchi secondi, avvicinandosi l'una all'altra per poi allontanarsi con volo sornione e aggraziato, sicure di ritrovarsi da lì a pochissimo. così deve essere il volo appaiato delle persone, sornione e sicuro, due individui che in alcuni momenti di grazia superano la somma delle parti.
venerdì 29 luglio 2011
costa azzurra feuilleton 8_antibes
| Da questa immagine in poi il copyright delle foto è dell'adolescentina |
| In automobile, i freschi sposi Stephen e Nicole |
| Spezie su un ordinatissimo banchetto del mercato provenzale |
| Bambole provenienti da una fabbrica chiusa, in vendita presso un mercatino |
| Ancora bambole inquietanti |
| Deretani generosi sulla terrazza del Musée Picasso |
| Stephen e Nicole con amici e parenti |
| Antibes, il porto |
| Stephen e Nicole sul sagrato della chiesa, a cerimonia conclusa. In alto i passanti applaudono la nuova coppia |
Da Cannes si raggiunge Antibes in dieci minuti, via treno. Sul cammino per raggiungere il Musée Picasso, se si guarda in alto, si può assistere a voli di gabbiani sui tetti assai scenografici. Il Musée Picasso ospita dei Picasso (non quanti se ne vorrebbero), ma anche degli Hartung, dei Pinaud, un violino di Arman e un serpente-uccello di Niki de Saint-Phalle. I quadri di Pablo sono belli, così come sono belle le sue ceramiche (fenomenali i vassoi sorridenti, decorati con una serie di smileys ante litteram), ma chi scrive ha adorato una piccola tela figurativa, che avrebbe volentieri sottratto al museo – tanto più che era proprio delle dimensioni adatte al suo zaino. La cosa non è stata possibile poiché il Musée è presidiato da un gran numero di occhiute sorveglianti che al minimo fiatare sollevano lo sguardo dal loro "Paris Match". Il quadro è La villa Chêne-Roc à Juan-les-Pins, datato 18 août 1931: una villa sul golfo e un cielo stellato, 60 centimetri quadrati da togliere il fiato. E ho egualmente adorato certi disegni, semplici tratti di matita su carta che con poche giravolte materializzano creature mitologiche dai seni esplosivi, centauri imbizzarriti e fauni, uno in particolare colto mentre suona il flauto e Picasso ottiene un'espressione rapita dalla musica con due mezzelune di grafite, una cosa che non si può descrivere se non si vede. Ad Antibes oggi è un gran giorno per i matrimoni: tra religiosi e civili ne vediamo tre, e in particolare quello di Stephen e Nicole, una coppia di irlandesi – al quale ci imbuchiamo mescolandoci ai convenuti – celebrato da un prete stonato e frequentato da invitati assai eccentrici. Gli sposi pronunciano i voti di fedeltà in uno stupendo francese venato di anglosassone, e gli invitati maschi portano un fiore bianco all'occhiello; ci sono signore con il capo sormontato da piccole composizioni di piume e fanciulle in total black. All'uscita dalla chiesa un rubicondo gentleman, elegantissimo nel suo completo grigio, lancia ai nouveaux mariés petali di rosa che coglie in un sacchetto; lo sposo, di taglia medio-grande, suda copiosamente nel completo da cerimonia sintetico e sale le scale diretto ai festeggiamenti postnuziali munito di una bottiglia d'acqua da mezzo litro, mentre la sposa, che regge un bouquet formato da un unico tralcio di orchidea lungo mezzo metro, è miracolosamente impeccable come la madre priora di Chaucer. Quando Nicole e Stephen si dirigono alla macchina per raggiungere il luogo del banchetto ci imbattiamo in un'altra coppia di freschi sposi impegnata in una seduta fotografica, e in un'altra ancora proveniente dal municipio. Mentre l'adolescentina fotografa alacremente, un signore mai visto prima ci dice che si rammarica di non avere con sé un apparecchio: detto fatto, gli chiedo un indirizzo mail promettendogli l'invio di qualche scatto. Il gentilhomme si chiama Fulvio e vive a Oberursel, in Germania. E questa è stata la nostra giornata ad Antibes.
domenica 19 giugno 2011
tons of love_matteo b. bianchi
Quello che mi piace di Matteo B. Bianchi è la sua generosità e, nonostante abbia scritto e scritto, la sua totale, benedetta incapacità di fare parte di conventicole di autori italiani dolenti e farraginosi. Chi scrive lo conosce dai suoi esordi, con Generations of love presso Baldini & Castoldi (di cui rivide con immenso piacere il testo). Matteo B. Bianchi è un folletto dagli occhi curvati verso il basso (occhi meravigliosi che rimandano un po’ all’avita canzone, anche se non ho verificato la possibilità dell'uomo). Ha scritto di recente una piccola cosa pubblicata da Terre di mezzo, un libriccino dal gradevole formato mignon con copertina fosforescente intitolato Sotto anestesia – Furibonde avventure new wave di provincia, una sorta di “come eravamo” in cui dà conto del percorso che lo conduce (con un socio che da grande diventerà Tito Faraci) a mettere insieme la sua prima fanzine, “Anestesia Totale”, con annesso festival rock a Dorno, Pavia, e pornoavventura con manager disonesto a caccia di ragazzini. Non anticipo altro, ché Sotto anestesia va acquistato e letto (possibilmente associato a un libro più sostanzioso, ad esempio Apocalisse a domicilio, uscito da Marsilio nel 2010). Corredo la microreview con qualche scatto dalla presentazione di Anestesia alla terrazza dell’Hotel Gray, tenutasi il 16 giugno scorso. Enjoy.
lunedì 13 giugno 2011
delicatezze coniugali
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| Courtesy oneinfocus.org |
La preghiera di Michael e Lea
Un amore profondo legava Michael a sua moglie Lea. Le preghiere che Michael rivolgeva al cielo, riempivano di tenerezza il cuore di Lea, e scendevano fin nel profondo del suo animo. Sicché Lea era sempre accanto a suo marito, quando questi pregava, ed insieme pronunciavano le benedizioni, che ogni ebreo rivolge al Cielo, nelle prime luci dell’alba.
Nel momento in cui Michael, secondo quanto i Maestri hanno prescritto, pronunciava le parole “Benedetto Tu Signore che non mi hai creato donna” e Lea sussurrava “Benedetto Tu Signore che mi hai creato secondo la Tua volontà”, Michael si faceva triste, ed aveva la chiara sensazione di procurare dolore a sua moglie.
Sentiva inoltre che stava dicendo qualche cosa che non corrispondeva alle sue intenzioni.
Decise allora, d’accordo con sua moglie, che dal mattino seguente qualcosa sarebbe cambiato nelle loro preghiere. E all’indomani, mentre il sole cominciò ad inondare con una luce possente il cielo, Michael disse: “Benedetto Tu Signore che mi hai creato uomo”, e all’unisono Lea ad alta voce, come mai aveva fatto fino allora, pregò: “Benedetto Signore che mi hai creato donna”.
Le parole di Michael e di Lea s’intrecciarono e si unirono, nel salire verso il cielo, e gli Angeli dissero che in Cielo “era arrivata una sola benedizione, quella di una coppia riunita in una sola carne”.
Aldo Sonnino, Racconti chassidici dei nostri tempi, Midrash 21, Beniamino Carucci Editore, Assisi-Roma 1978.
sabato 11 giugno 2011
the spirit of (st.) louis
questa mattina, come direbbe bertie wooster al fido jeeves, mi sento in cima al mondo con un arcobaleno sulle spalle. arrivata al bar munita di carrello per la spesa, mentre sorbivo un eccellente espresso lungo (un'anomalia tutta italiana, me ne rendo conto), ho ascoltato il seguente dialogo:
avventore al proprietario del bar, dopo aver bevuto un cappuccino: "grazie, stelassa!"
proprietario del bar all'avventore: "ciao, bela gioia!"
all'esselunga, dove mi sono recata per fare la mia spesa scarsdale-oriented (devo perdere i dieci chilogrammi accumulati dopo aver smesso di fumare: è come avere sempre addosso un bambino di media taglia. la dieta scarsdale mi toglierà il bambino di dosso in quindici giorni, mi si dice. sono entusiasta: finalmente potrò poi fidanzarmi), dicevo, all'esselunga, mentre pesavo le carote scarsdale-indispensabili, ho assistito alla seguente scena con conseguente dialogo. un'anziana signora tenta senza successo di accedere a una confezione di macedonia pronta. un ragazzo molto alto, tutto vestito di blu, con una confezione di banane biologiche in una mano, le si rivolge galante: "ma signora, la aiuto io!". la signora, di rimando: "grazie, è gentile!". e il giovane galant: "ci mancherebbe, signora! ha bisogno di qualcos'altro?". nel procedere verso i formaggi, vedo un'altra signora inerpicata su una scaletta alla ricerca di un prodotto. un addetto del supermercato, con camice bianco e sorriso più bianco ancora le dice: "signora, mi dica pure, posso aiutarla?". what a wonderful world.
avventore al proprietario del bar, dopo aver bevuto un cappuccino: "grazie, stelassa!"
proprietario del bar all'avventore: "ciao, bela gioia!"
all'esselunga, dove mi sono recata per fare la mia spesa scarsdale-oriented (devo perdere i dieci chilogrammi accumulati dopo aver smesso di fumare: è come avere sempre addosso un bambino di media taglia. la dieta scarsdale mi toglierà il bambino di dosso in quindici giorni, mi si dice. sono entusiasta: finalmente potrò poi fidanzarmi), dicevo, all'esselunga, mentre pesavo le carote scarsdale-indispensabili, ho assistito alla seguente scena con conseguente dialogo. un'anziana signora tenta senza successo di accedere a una confezione di macedonia pronta. un ragazzo molto alto, tutto vestito di blu, con una confezione di banane biologiche in una mano, le si rivolge galante: "ma signora, la aiuto io!". la signora, di rimando: "grazie, è gentile!". e il giovane galant: "ci mancherebbe, signora! ha bisogno di qualcos'altro?". nel procedere verso i formaggi, vedo un'altra signora inerpicata su una scaletta alla ricerca di un prodotto. un addetto del supermercato, con camice bianco e sorriso più bianco ancora le dice: "signora, mi dica pure, posso aiutarla?". what a wonderful world.
domenica 6 marzo 2011
nella banca dei valori basilari di ogni essere umano
Oggi, sul tram numero trentatré, una saggia nonnina (con inquietanti sembianze da personaggio agathachristiesco) munita di sacchetto della libreria Puccini consultava, di Giovanni Bollea, Le madri non sbagliano mai, senza dubbio un regalo per sua figlia. Di Bollea desidero riportare un brano tratto da un altro suo libro, la miscellanea intitolata Genitori grandi maestri di felicità:
“Vorrei ora soffermarmi sul problema della formazione culturale e artistica della nostra gioventù, perché lo ritengo fondamentale per ogni target sociale. L’arte offre la calma, fa sognare, crea una comunicazione con l’oggetto che ti sta di fronte e ti responsabilizza nel volerlo mantenere per te e per gli altri. È un modo indiretto per identificarsi maggiormente con il proprio paese e la sua storia. In sintesi, ritengo l’educazione artistica molto formativa per la personalità giovanile. Fondamentale via di accesso e prezioso conto nella banca dei valori basilari di ogni essere umano.
Ritengo che l’educazione a scoprire il bello crei un desiderio di conoscerne anche la storia, una spinta indiretta a leggere, a parlarne in casa e fuori. Il bello entra così a poco a poco come elemento importante nei discorsi dei ragazzi, insieme al calcio, alla musica, alla discoteca, e il suo ricordo si propone sempre come un elemento di equilibrio. Ecco perché nel progetto di vacanze occorre assolutamente introdurre un breve viaggio artistico. E lungo il suo itinerario e nel suo programma bisogna saper inventare quello stimolo che entusiasmi i ragazzi”.
Giovanni Bollea, Genitori grandi maestri di felicità, Feltrinelli, Milano 2005, p. 96.
sabato 5 febbraio 2011
questo amore è una camera a gas_saggezza spartana
"Per mantenere in lena l'amore, Licurgo ordinò che i coniugi di Sparta non potessero praticarsi che di nascosto, e che trovarli a letto insieme sarebbe stata una vergogna uguale a quella di trovarli con altri. La difficoltà degli appuntamenti, il pericolo delle sorprese, la vergogna del domani,
et languor, et silentium,
Et latere petitus imo spiritus*,
è ciò che dà il piccante alla salsa".
* "E il languore, e il silenzio, e i sospiri tratti dal profondo del petto". Orazio, Epodi, XI, 9-10.
Michel de Montaigne, Saggi, libro II, capitolo XV, Adelphi, Milano 1992.
immagine courtesy themightylayman.blogspot.com
et languor, et silentium,
Et latere petitus imo spiritus*,
è ciò che dà il piccante alla salsa".
* "E il languore, e il silenzio, e i sospiri tratti dal profondo del petto". Orazio, Epodi, XI, 9-10.
Michel de Montaigne, Saggi, libro II, capitolo XV, Adelphi, Milano 1992.
immagine courtesy themightylayman.blogspot.com
mercoledì 2 febbraio 2011
storia offresi
certo che il mio avvocato è proprio un bel tipo. mi assiste da tempo immemorabile (e ancora non ne veniamo a capo) per una causa presso il giudice di pace, ma in realtà lui pratica il diritto penale duro ed è sovente a contatto con gente della peggior specie, di cui talvolta si compiace di narrarmi. tra le tante, ho scelto quella che segue e ho deciso di offrirla al volenteroso che vorrà svilupparla. per quello che mi riguarda:
- ho pensato a un titolo:
"Color polipo"
"Color polipo"
- ho pensato al protagonista:
un avvocato milanese di massiccia presenza, appassionato di boxe e di whisky torbati, di nome Antonio Alma.
- il mio amico avvocato ha pensato ai nomi della vittima e dell'assassino:
Malika e Andrea
- ho pensato a un possibile incipit:
"Il torbato della Maida era sempre il torbato della Maida, anche se i Navigli non erano più i Navigli. E avere di fronte a sé Matilde, tardi la sera, dopo la boxe, per quei minuti – trenta minuti? quaranta, quarantacinque? – era una piccola, buona cosa.
L’avvocato Antonio Alma teneva a bada le proprie inclinazioni pericolose a suon di pugni, in palestra".
- ho pensato a un principio di trama:
"L’avvocato milanese Antonio Alma viene contattato da Andrea Sessi, un sessantenne in carcere con l’accusa di omicidio. Sessi avrebbe ucciso la moglie, una donna marocchina di trent’anni più giovane, seppellendone poi il corpo nei pressi della frontiera franco-spagnola, sulla via per il Marocco. Qui si sarebbe presentato un giorno per chiedere notizie dell’eventuale scoperta di un cadavere. La guardia di confine si sarebbe ricordata in seguito di quell’uomo, rendendo testimonianza per le indagini.
Sessi aveva incontrato la futura moglie durante un viaggio in treno per Milano, dove lui andava a trovare sua sorella e lei, in provenienza dalla Sicilia, era diretta da una cugina, presso la quale avrebbe trovato una base per la ricerca di un lavoro.
Malika era fedele di una particolare setta, quella dell’incrollabile fiducia nel potere di riscatto economico dei paesi occidentali. Il corredo rituale degli adepti prevedeva, prima di tutto, il Telefono Cellulare: l’oggetto che ci si procurava non appena messo piede sulla terra promessa, l’oggetto transizionale cui affidare la ricerca di un lavoro, le trattative amorose, le discussioni con un pappone. Il telefono di Malika era simile a quello di molti immigrati: spesso, di apparenza solida e quasi carnosa, carnosa come le sue labbra, su cui un rossetto di colore inadeguato andava sbiadendo. Ne rimanevano i contorni, una rifinitura un po’ chiassosa che la collocava istantaneamente, pensò Sessi, tra le donne accessibili a lui.
Andrea Sessi era solo da quando, una decina d’anni prima, la sua legittima consorte aveva spiccato il volo dall’ultimo piano, il settimo, del palazzo al centro di… Sulla scorta di una serie di referti del Pronto Soccorso – molte cadute, molti bizzarri incidenti, molti stipiti sporgenti in casa dei coniugi Sessi – e di qualche cauta testimonianza dei vicini, la Magistratura aveva avviato le indagini per sospetto omicidio, poi arenatesi poiché i fatti in cui era coinvolto Sessi erano vagamente sordidi, vagamente loschi, ma troppo vagamente illegali. Come quando un tale gli aveva intestato un appartamento in provincia, a partire dalla vendita del quale Sessi aveva avviato una serie di speculazioni immobiliari che avevano considerevolmente rallentato la sua attività di muratore. Le dita delle mani massicce avevano cominciato a sfinarsi mentre il portafogli si gonfiava e lui diventava sempre più insofferente alle domande della moglie, che non si placava ancora di fronte al mistero di quella prima donazione. Così come mai cessava di chiedersi il motivo dei sempre più frequenti rientri a tarda ora del marito".
- riporto la prima e la seconda comunicazione dell'avvocato, nelle quali egli aggiunge particolari che non mi aveva fornito durante i nostri colloqui:
Prima comunicazione dell’avvocato xx
Per quanto riguarda mister x le aggiungo già ora qualche nota e, in particolare le mie impressioni quando lo conobbi in carcere.
Mi scrisse poiché fui a lui consigliato da un altro detenuto recluso nel braccio dei protetti, ovvero in quella parte delle carceri (ogni istituto ne ha una) ove sono reclusi coloro i quali si sono macchiati dei crimini più abbietti (in genere sessuali) contro donne e bambini e gli "infami", ovvero quelli che fanno la spia.
Quando lo vidi indossava una tuta da ginnastica in acetato. Impeccabile a suo modo: sbarbato e pulito.
Io sono ben piantato ma Mister x è davvero imponente. Non muscoloso ma grasso di quella grassezza insana, gonfia data dall'ozio, dal cattivo cibo e dall'assenza di movimento.
Ha un faccione largo e dei capelli bianchi un po' crespi con un principio di calvizie. Sui cinquanta. È pallido e credo che abbia qualche cicatrice di un’acne giovanile particolarmente feroce. Il naso è grosso.
Ora, non voglio fare della retorica ma davvero gli occhi mi colpirono per due particolari: il colore ed il movimento.
Sono grigi ma di un grigio che dire spento è dire poco. Mi viene in mente il grigio di certi polpi pescati da un po'; davvero un colore indefinibile.
Sembrano rivestiti da una patina ma sfido chiunque a farsi 15 anni di galera ed avere gli occhi vispi.
La pupilla è di un giallo tenue. Non bianca. Anch'essa velata. Il movimento però è impressionante. Non stanno mai fermi. Anche quando ti guardano si muovono un po' di qua e un po' di là. Poco; ma si muovono sempre.
Il quadro è completato da una bell'unghia lunga un centimetro al mignolo sinistro. Vezzo che molti carcerati di una certa età hanno.
Si è presentato al colloquio tranquillo. Abbiamo parlato del suo caso (ha una voce profonda, nessun accento particolare anche se parla insistendo un po' sulle doppie e sulle "p" e le "t"), poi però è successo qualcosa che ha alterato l'equilibrio. Gli ho posto una serie di domande relative al processo di merito e alle scelte difensive (che mi sembravano un po' azzardate e difatti si è preso l'ergastolo). Apriti cielo. Il suo incarnato ha cambiato colore. E' diventato rosso acceso.
Non nego di aver avuto paura che gli venisse un infarto. Si è lanciato in una filippica contro "quel bastardo del suo avvocato e quei bastardi di tutti gli avvocati". Poi si deve essere reso conto che lo ero anche io ed ha aggiunto, calmatosi, "esclusi i presenti ovviamente". Ovviamente, ho aggiunto io.
Dal quel giorno ho cercato di fargli meno domande possibili sul passato processo.
Ecco, questo è stato il primo incontro.
Seconda comunicazione dell’avvocato xx
Per quanto riguarda il resto devo dirLe che il nome di mister x, il nome vero, sarebbe quello più adatto! Ha un suono che sembra un sonaglio. In ogni caso lo chiamerei Andrea Sessi. Nome banale come è banale il male che richiama vagamente la natura sessuale (appunto) del suo delitto. Le piace? Altrimenti credo che Lei sia davvero più abile di me e mi rimetto alla Sua arguzia.
Volevo aggiungere che Sessi (per ora lo chiamo così) è benestante poiché aveva (ed ha) degli immobili in affitto. In passato è già stato (ma siamo negli anni 70) al centro delle cronache poiché adescava marinai e giovani militari con i quali consumava rapporti omosessuali a pagamento ed anche per un altro motivo anche più grave (la verità è davvero peggio della finzione a volte....).
La prima moglie infatti si suicida cadendo da un balcone ed alcune ombre si addensano sul coniuge tanto da far ritenere gli investigatori che la signora "sia stata suicidata" con il vecchio ma infallibile sistema della defenestrazione. Purtroppo sul cadavere non vennero mai trovate tracce incompatibili con il suicidio e le indagini (siamo ancora molto lontani dai mezzi di ricerca della prova di questi anni) non portarono a nulla.
L'idea della ragazza che ha un amante marocchino è, a mio avviso, azzeccatissima.
Effettivamente nemmeno io conosco molto i tratti della vittima.
Posso dirle però che si trattava di una ragazza con dei saldi legami familiari, con una immensa voglia di riscatto, pronta a lasciare la sua terra (o, meglio, disposta a tutto per lasciare la miseria della stessa) benché avesse alcuni parenti in Francia che avrebbero potuto accoglierla.
Decide però di seguire quell'uomo maturo che conosce in Marocco durante una vacanza (di lui) e che trasuda disponibilità economica (o, perlomeno, quella che può impressionare una ragazzina).
La differenza di età è molta e lui chiede insistentemente "la prova d'amore"; lei temporeggia, lo fa stare sul filo del rasoio poiché l'attrazione fisica è praticamente nulla. Concede poco o nulla di sé.
Come stratagemma continua a ripetere che non può avere rapporti sessuali prima del matrimonio e che comunque lui si deve convertire altrimenti non è possibile né il matrimonio né altro.
Detto fatto. Sessi si converte e sposa la giovane.
Purtroppo nulla o quasi cambia. La ragazza si concede poco, pochissimo e – mi scusi la trivialità - male. Il resto, la conoscenza di un giovane ragazzo del suo stesso paese e della sua stessa età anche lui trapiantato in Italia, fa il resto.
Questo è un capitolo che corrisponde alla realtà e quindi io mi fermo rimettendomi a Lei.
(per la cronaca Sessi uccise la moglie - almeno questo venne fuori al processo - perché la stessa non si concedeva).
à vous.
sabato 29 gennaio 2011
florilegi contemporanei_educazione della prole
RAGAZZE DOTATE DI SENSO PRATICO
Do ut des, cioè
Iris: Un cliente, però, cioè, ci vuole anche in un rapporto come il nostro cioè, è un dare e avere, qua io do la figa e non ho un cazzo, cioè
Iris Berardi, nata il 29.12.1991, abile al lavoro
Conversazione telefonica del 14 ottobre 2010 con Roberto, un cliente che si crede un fidanzato
GENITORI DOTATI DI SENSO PRATICO
Cuore di mamma
Iris: Tra un po’ dovevo mettermi a piangere per avere quello che ho avuto oggi.
Madre: Cosa ti ha dato? Cinque?
Iris: Sette
Iris Berardi, nata il 29.12.1991, abile al lavoro
Conversazione telefonica del 20 settembre 2010 con sua madre
GENITORI UOMINI DI MONDO
Cuore di papà
T.M.: Sì ma quello che mi ha, diciamo fatto pensare è che un conto che le cose avvengano in disparte no, un conto
Padre: Davanti a tutti??
T.M.: Sì sì ma te la dico in una parola per essere fini... un puttanaio
Padre: Ma ho già capito... un’orgia.
T.M.: No, no, no, no, no, non no alt no però cioè hai capito diciamo che gli approcci erano quelli però non è che c’è niente di...
Padre: Ah gli approcci erano quelli
T.M.: Però sì, sì, sì, sì
Padre: Tipo mani in mezzo alle gambe robe così?
T.M.: Sì quelle robe se dai
Padre: Anche lui?
T.M.: No no, no, no solo lui
Padre: Solo lui
T.M.: Verso le verso le 20 che c’erano
Padre: Solo lui mmhh
T.M.: C’era il suo amico (incomprensibile sembra lecchino)
Padre: Va bene va bene va bene ho capito
T.M., ex compagna di scuola di Nicole Minetti, invitata a una festa presso la casa di Silvio Berlusconi
Conversazione telefonica del 20 settembre 2010 con suo padre
Conversazione telefonica del 20 settembre 2010 con suo padre
fonte: Invito per la presentazione di persona sottoposta ad indagini inoltrato dalla Procura della Repubblica di Milano a Silvio Berlusconi, 13 gennaio 2011.
martedì 18 gennaio 2011
sabato 8 gennaio 2011
warning: explicit content
Non credo, nella mia vita di lettrice, di aver incontrato un'erezione più delicata e scanzonata della seguente:
"... E poi potremmo imboccare il grande viale alberato costeggiando per un po' il piccolo parco giochi, con i bambini intenti a saltare su quelle molle, camminando sul marciapiede un po' attaccaticcio per via delle spore dei tigli, tutto un po' sollevato per le radici a fior d'asfalto, continuando sempre a tenerci per mano così, emozionati, molto molleggiati, lei con una nuova blusa a pois bianchi su fondo bianco, io coi capelli bagnati e ben pettinati, i calzoni tutti ben lievitati sul davanti, dove c'è la cerniera, perché in questi casi succede anche questo, bisogna pur dirlo... E tutte le persone che ci incontrerebbero farebbero tanto d'occhi, e una direbbe 'Accidenti, quella lì com'è profumata!' e un'altra direbbe 'Accidenti, com'è fortunato quello lì ad andare a spasso con una così profumata!'".
Antonio Moresco, Storia d'amore e di specchi
immagine courtesy fulloma.com
"... E poi potremmo imboccare il grande viale alberato costeggiando per un po' il piccolo parco giochi, con i bambini intenti a saltare su quelle molle, camminando sul marciapiede un po' attaccaticcio per via delle spore dei tigli, tutto un po' sollevato per le radici a fior d'asfalto, continuando sempre a tenerci per mano così, emozionati, molto molleggiati, lei con una nuova blusa a pois bianchi su fondo bianco, io coi capelli bagnati e ben pettinati, i calzoni tutti ben lievitati sul davanti, dove c'è la cerniera, perché in questi casi succede anche questo, bisogna pur dirlo... E tutte le persone che ci incontrerebbero farebbero tanto d'occhi, e una direbbe 'Accidenti, quella lì com'è profumata!' e un'altra direbbe 'Accidenti, com'è fortunato quello lì ad andare a spasso con una così profumata!'".
Antonio Moresco, Storia d'amore e di specchi
immagine courtesy fulloma.com
domenica 26 dicembre 2010
sostiene jacobson (e io con lui)
"Sappiamo entrambi che alla fine l'amore si spegne, diventa tiepido e frettoloso, declina trasformandosi in mera amicizia e affettuosità, se non c'è un briciolo di crudeltà in esso. Non male o violenza fisici, ma crudeltà. La crudeltà della perdita. Della paura. Della gelosia. Qualunque cosa gli esperti dicano della fiducia, se non siamo gelosi non siamo innamorati affatto. Otello aveva tutto il diritto, anche se oggi non sarebbe visto di buon occhio, di affermare che lui amava troppo. Il suo errore fu di non capire che soffocare sua moglie non era il modo migliore di esprimerlo. Invitare Cassio nel suo letto sarebbe stata un'alternativa infinitamente preferibile per tutti".
Howard Jacobson, Un amore perfetto
Howard Jacobson, Un amore perfetto
venerdì 26 novembre 2010
beni
le parole che seguono escono dalla penna dell'ottimo professore fulvio cervini, docente all'università di firenze, elegante barricadero nonché mio flirt da tempo immemorabile. mentre mi chiedo perché mi sono dimenticata di sposarlo, segnalo che il resto dell'articolo si trova qui. enjoy:
"Le nozioni di bene e patrimonio culturale alludono alla ricchezza condivisa che nutre sensi, menti, anime e cuori ben prima dei portafogli, ed è questa ricchezza che la politica dovrebbe preservare e coltivare. Per questo trovo che l’espressione “bene culturale” sia pregna e nobile, tanto più che la sua storia è assai gloriosa. La prima volta che la si adopera in una convenzione internazionale, nel 1954, è in
rapporto ai beni da proteggere in caso di conflitto armato, e già questa circostanza dovrebbe farci riflettere, come avrebbe detto Marc Bloch, dell’importanza della storia per la vita. Da noi già nel 1938 Giuseppe Bottai aveva scritto che quando una nazione entra in guerra, deve farlo anche con tutte le sue energie morali, e queste energie sono date anche dal suo patrimonio culturale. Un popolo che non sa difenderlo non può pensare di vincere una guerra, e in ogni caso rischia di non avere risorse reali per affrontare il dopoguerra. Un ministro fascista, ma di rimpianta grandezza. Che ha legato il suo nome a leggi di tutela (1089 e 1497 del 1939) invidiate da mezzo mondo, e oggi bestemmiate da una classe politico-imprenditoriale tanto arrogante quanto ignorante, e fondamentalmente irresponsabile. D’altra parte il coraggio, se uno non ce l’ha, non se lo può dare, e il don (Ab)Bondi dei nostri tristi giorni di questa classe è paradigma esemplare. Il paragone con Bottai è improponibile, ma rende l’idea. Neanche dopo essere stato umiliato dal suo collega Tremonti (“con la cultura non si mangia”, altro bel paradigma dello Zeitgeist italiota di oggi), ha avuto l’orgoglio di un soprassalto di dignità. Se davvero Bondi ha a cuore la cultura patria, non può rimanere un minuto di più in un governo che ha cominciato a calpestarla dal giorno dell’insediamento. E che, soprattutto, quando parla di cultura non sa di cosa parla."
"Le nozioni di bene e patrimonio culturale alludono alla ricchezza condivisa che nutre sensi, menti, anime e cuori ben prima dei portafogli, ed è questa ricchezza che la politica dovrebbe preservare e coltivare. Per questo trovo che l’espressione “bene culturale” sia pregna e nobile, tanto più che la sua storia è assai gloriosa. La prima volta che la si adopera in una convenzione internazionale, nel 1954, è in
rapporto ai beni da proteggere in caso di conflitto armato, e già questa circostanza dovrebbe farci riflettere, come avrebbe detto Marc Bloch, dell’importanza della storia per la vita. Da noi già nel 1938 Giuseppe Bottai aveva scritto che quando una nazione entra in guerra, deve farlo anche con tutte le sue energie morali, e queste energie sono date anche dal suo patrimonio culturale. Un popolo che non sa difenderlo non può pensare di vincere una guerra, e in ogni caso rischia di non avere risorse reali per affrontare il dopoguerra. Un ministro fascista, ma di rimpianta grandezza. Che ha legato il suo nome a leggi di tutela (1089 e 1497 del 1939) invidiate da mezzo mondo, e oggi bestemmiate da una classe politico-imprenditoriale tanto arrogante quanto ignorante, e fondamentalmente irresponsabile. D’altra parte il coraggio, se uno non ce l’ha, non se lo può dare, e il don (Ab)Bondi dei nostri tristi giorni di questa classe è paradigma esemplare. Il paragone con Bottai è improponibile, ma rende l’idea. Neanche dopo essere stato umiliato dal suo collega Tremonti (“con la cultura non si mangia”, altro bel paradigma dello Zeitgeist italiota di oggi), ha avuto l’orgoglio di un soprassalto di dignità. Se davvero Bondi ha a cuore la cultura patria, non può rimanere un minuto di più in un governo che ha cominciato a calpestarla dal giorno dell’insediamento. E che, soprattutto, quando parla di cultura non sa di cosa parla."
sabato 13 novembre 2010
you made my day
uno dei motivi per i quali in questi giorni chi scrive scrive poco è la feroce depressione che l'ha colta dopo essersi sentita dire che i biglietti per il WWE RAW world tour 2010, unica data italiana 13 novembre al forum di assago, erano esauriti. epperò, mentre vagavo mogia per via vitruvio, dopo una passeggiata a scopo igienico —dopo tutte le parole che ho letto in queste settimane per lavoro –, di fronte a me, proprio come una visione di riscatto dopo tutta l'infelicità che avevo patito, si para lui, mark henry detto the sexual chocolate, l'uomo che stasera combatterà in compagnia di john cena, di triple h, di randy orton, e allora io gli ho detto "do you mind, mr. henry", e lui mi si è concesso per l'istante che ci è voluto a fotografarlo, disponibile ma truce, carico di sacchetti di merci acquistate nella nostra bella città, vagamente sdegnoso, bello, alto, bene in carne come un uomo deve essere, e lì mi sono detta che no, non lo avrei visto sul palco stasera, ma certo nessuno lo avrebbe avuto a pochi centimetri da sé come è accaduto a me.
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