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giovedì 29 novembre 2012

il saggio libraio bergamasco al quale, se non ti sono piaciuti, puoi restituire i suoi libri

courtesy 37days.com
"Come ci si può contrapporre alla politica aggressiva dei grandi gruppi e della grande distribuzione?
A parer mio, l’errore che fanno molti librai è quello di chiudersi a riccio, limitandosi a contestare le grandi catene o inveendo contro le difficoltà del mercato senza mai prendere l’iniziativa
. Noi tutte le mattine facciamo la nostra personale intifada: si consideri che sulla stessa via ci sono una Feltrinelli di tre piani, un Ibs di 500mq, c’è un multistore che contiene anch’esso uno spazio libri di 300mq. Ecco loro sono i carri armati e io sono quello che per fermarli ha a disposizione solo dei sassolini da tirare loro nei cingoli. Non si può fare altro che essere reattivi e agire.

Posso chiederle allora quale è il suo modo di reagire?

Innanzitutto, come ho detto, la cosa principale è non chiudersi a riccio. Se la libreria di catena applica degli sconti forti sui suoi titoli e a me non è possibile, non posso non fare nulla, perché il cliente in qualche modo va accontentato. È necessario far capire che se mi è possibile fare uno sconto del 10% contro un 15 della grande distribuzione, quella minima differenza del 5% non è assolutamente un motivo valido per non frequentare la mia libreria, a maggior ragione se poi questa offre dei servizi aggiuntivi di qualità, che possono agevolare il cliente. Per esempio, uno dei servizi che abbiamo messo a punto ultimamente per venire incontro alla nostra clientela è la possibilità di restituire un libro qualora non dovesse piacere: a tutti è capitato di tornare a casa con un romanzo, iniziarne la lettura e scoprire che non è assolutamente quello che ci si aspettava; ecco noi pensiamo che offrire la possibilità di restituirlo e cambiarlo con un altro testo sia qualcosa che vale molto di più di uno sconto effettuato sull’acquisto."


quello sopra è lo stralcio di un'intervista al libraio di bergamo pierpaolo arnoldi, pubblicata su libreriamo.it (qui la versione integrale), in cui lo stesso invita i colleghi a smettere di rimuginare e a passare all'azione. quaranta metri quadri di realistica saggezza.

domenica 18 novembre 2012

bookcity uno

Premessina su Bookcity: non ho visto tutto e non mi è piaciuto particolarmente. Non so se sia stato comunicato efficacemente: molti non avevano neanche idea di cosa fosse. Come manifestazione diffusa non c’è male. L’ingresso al Castello sforzesco, come sempre, pareva un mercatino di qualche paese del terzo mondo, altro che città del libro e della lettura: non si sarebbe potuto cercare un po’ di decoro, almeno per l’occasione? E comunque.

Alle 11:45 di questa mattina Marco Rossari, nell'ambito delle iniziative della manifestazione milanese, ha tenuto una lettura gaddiana alla libreria Centofiori: pagine dall’Adalgisa e dalla Cognizione del dolore, e l’esilarante Teatro:

“Rimasi al buio.
Non vidi più Giuseppina, né i Biassonni, né i Pizzigoni, né il grand’ufficiale Pesciatelli.
In preda a un leggero batticuore, mi chiedevo che stesse accadendo, allorché apparvero delle rocce, percorse da un fremito: si gonfiavano come la vela toccata dal marezzo: come per bonaccia poi si abbiosciavano. Qualche metro più in là il cielo dell’alba, con lo zaffiro richiesto dal caso: da un lato aveva assunto un aspetto lievemente verdastro in seguito a una riparazione.
Da dietro le rocce sbucarono, suscitando la curiosità generale, un uomo corpulento e una donna assai pingue, stretta per altro nella ritenutezza d’un robusto fasciame cosparso di vetruzzi.
C’era per aria un vecchio dispiacere.
Presero difatti a rinfacciarsi l’un l’altra i loro diportamenti: ella con lodoleschi trilli e occhi di ex-vipera. Egli bofonchiò truce le più spropositate assurdità. Parevano dapprima un po’ timidi, oh! ma si rinfrancarono tosto.
Inorgogliti dalle luci color indaco, violetto e giallo canarino che gli aiuti-elettricisti proiettavano sopra di loro, eccitati dall’invidia e dall’ammirazione che venivan suscitando in tutti gli altri, rimasti così miseramente al buio, essi tranghiottivano a tratti, nelle pause, la tenue saliva del loro magnifico “io”.
Egli, poi, andava giustamente superbo d’un elmo dorato e d’una scimitarra argentata dal tintinnio metallico come di posateria presso l’acquaio.
Vestiva lo smagliante costume dell’ammiraglio persiano, con calzari di cuoio al cromo riccamente adorni di gemme di vetro; aveva vinto Sardanapalo e i suoi temibili congiunti Agamennone e Pigmalione: si esprimeva concitatamente, mediante settenari sdruccioli e tronchi.
I più significativi provocavano dei violenti starnuti in ottanta uomini ordegni che un signore in frack teneva a disposizione dell’ammiraglio.
La donna, una faraònide, vestiva a sua volta in modo superiore a ogni previsione.
Dodici lunghi pennacchi, rigidi ed aperti a ventaglio, corroboravano di un’aureola tacchinesca il santuario della pettinatura.
Per diademi e collane fascinanti barbagli, come ai bastioni Genova, con altri timpani, quella che il serpente carezza.
Diademi, collane; occhiaie bleu. L’abito rosa trapunto di stupende pagliuzze metalliche; lo strascico una scopatrice stradale.
Raccontò del suo crin e ci fornì elementi circostanziati sulle principali peripezie del suo sen; non trascurò l’alma; illustrò le forme più tipiche del verbo gire, coniugandolo al participio, all’imperfetto, al passato remoto e al trapassato imperfetto; propose alcuni esempi di quella parte del discorso detta dai grammatici interiezione, scegliendoli con gusto e opportunitа fra i più rari della nostra letteratura, quali “orsù ” e “ahi! lassa”.
Tutto questo con gutturazioni impeccabili; le ultime, le più acute erano addirittura l’ì, ì, ì d’una porta malvagiamente irrugginita, che si chiuda a scatti, nella beffa d’un ragazzo malvagio.
Quando l’ultima vibrazione dell’ultimo ghirigoro si spense nel sepolcro notturno, un raggio di speranza arrideva ai nostri cuori fascinati: ma l’ammiraglio, che non aspettava altro (avendo nel frattempo ripreso fiato) scoppiò nelle più truculente vociferazioni.
Rimasi esterrefatto. Mi spiegai per altro la gravità del caso, di fronte al quale le mie modeste preoccupazioni di ingegnere elettrotecnico dovevano necessariamente passare in seconda linea: la pericolante successione al trono d’Egitto, cui portavano inciampo gli amorazzi della ben nota regina Semiramide, veniva a complicarsi ulteriormente per effetto delle mire ambiziose di Giocasta e di Maria Teresa. […]”

Rossari ha letto e interpretato benissimo, si vede che ama Gadda con tutto il cuore: entra fino in fondo, quasi mimetizzandosi, nella flamboyante sterminata capacità lessicale dell’ingegnere, ne condivide il prosare sarcastico, si diverte sinceramente alle sue iperboli. La sua voce completa la sensazione di sinestesia indotta dalla pagina di Carlo Emilio: quando ha letto Teatro si sentivano le voci dei cantanti, si vedevano i colori e le luci, si potevano toccare le vesti di scena.
Marco Rossari non si stira la camicia ma è una persona seria. Autore, tra gli altri, di L’unico scrittore buono è quello morto, traduttore e giornalista, rappresenta il meglio degli studiosi semigiovani, quelli che studiano davvero e non pubblicano una rivista online con altre persone che non si stirano la camicia.

lunedì 12 novembre 2012

"adesso basta: conversazioni sui libri che non vogliamo più sentire"



Riporto qui sotto un brano da un post di Bookriot, che ha pubblicato un elenco in forma di conversazione tra Rebecca Joines Schinsky e Jeff O’Neal (la versione integrale è qui) il quale fa giustizia di dieci luoghi o lagne comuni che sovente ricorrono nel chiacchiericcio attorno al mondo dei libri. Ho trovato molto interessante il punto dieci: sottolinea la necessità che il libraio diventi imprenditore, senza chiedere denaro altrui per il proprio sostentamento. La necessità di una presa di responsabilità. Cose da libri ne aveva parlato, un tantino più acidamente, qui. Ma sentiamo quelli di Bookriot, nella fattispecie Rebecca:

N. 10: SALVA LA TUA LIBRERIA
Rebecca Joines Schinsky: Sto per uscire con il fucile spianato. Non voglio mai più sentire nemmeno una variazione di “Salva questa libreria! Dalle i tuoi dollari!”. Amo le librerie indipendenti […] e faccio la mia parte per mantenere aperte quelle vicino a me. Credo nel sostegno attraverso l’acquisto per evitare la chiusura di attività che si desidera tenere in vita. Ma i proprietari delle librerie devono introdurre innovazioni, trovare nuovi modelli di business e modi di competere; se poi non ci riescono la loro salvezza non dovrebbe essere compito dei clienti.

Leggete anche il resto, vi si parla briosamente di ebook, self-publishing, apocalittici misti.

venerdì 23 marzo 2012

sopra la panca la libreria campa

Ricevo, e molto volentieri pubblico, la segnalazione di un'iniziativa della libreria Largo Mahler di Milano in occasione della sesta giornata mondiale della lentezza, che cadrà lunedì 26 marzo. Segnalo anche che questa libreria sta vivendo un momento di grande difficoltà, come si può leggere qui e vedere qui.

Grazie al collega Gian Vittorio Randaccio del blog Vite da libri per avermi passato l'informazione.

mercoledì 14 marzo 2012

la signora culosodo e le sue molte letture

"da quando lavoro al libraccio ho il culo più sodo di sempre". questa è stata la letterale risposta di una delle libraie del libraccio vittorio veneto alla mia osservazione scherzosa "certo che qui si fa un sacco di movimento, no?", conseguente all'averla vista inerpicarsi su una di quelle altissime, terrorizzanti scale che servono per accedere ai ripiani più alti, alla ricerca di un libro per chi scrive. da cosa nasce cosa, e questa signora si è compiaciuta di consigliarmi alcuni libri. credo di non aver mai chiesto né tenuto conto del consiglio dei librai, non per supponenza ma perché in genere mi piace rovistare da sola oppure so già quello che desidero. l'altra sera, però, non cercavo nulla se non il puro piacere di guardare i libri, perciò mi sono adagiata volentieri in ascolto, già decisa a comprare tutto quello che mi avrebbe offerto quella libraia tanto comunicativa e tanto ginnica. e lei mi ha dato Il postino di Neruda, un libro che se avessi dovuto decidere autonomamente avrei reputato eccessivamente latino per i miei gusti.
e invece mi è piaciuto moltissimo, così pieno di franchi umori e di tenerezza, con un incipit di capitolo cartotecnico-scaramantico che mi ha definitivamente conquistata: "Erano così satinati i fogli dell'album, così immacolato il loro candore, che Mario Jiménez trovò un felice pretesto per non scrivere lì i suoi versi. Solo quando avesse scarabocchiato il quaderno 'Torre' riempiendolo di esercizi, avrebbe preso l'iniziativa di disinfettarsi le mani con sapone 'Flores de Pravia' e avrebbe purgato le sue metafore per trascrivere soltanto le migliori, con una biro verde che il vate estenuava".

e poi quella libraia mi ha venduto, di Daniel Glattauer, Le ho mai raccontato del vento del Nord, una bellissima storia coniugale raccontata attraverso una corrispondenza via email.
l'autore, che non conoscevo, è davvero bravissimo a raccontare, ora nei panni di un uomo ora nei panni di una donna, l'amore virtuale che può instaurarsi senza mai incontrarsi, e quella invincibile paura di corrompere la relazione in caso di contatto di carne e sangue (in the flesh, come direbbero gli anglossassoni).
il terzo libro non l'ho ancora letto: è Bar Atlantic di Bruno Osimo.
questo ne dice la recensione sul sito dell'editore: "Bar Atlantic è la storia di un precario della scuola, della vita, dell'amore: di un casalingo inquieto che venera sua moglie e ha un'amante diversa in cinque città." mi pare prometta bene.
e grazie, allora, libraia culosodo. al piacere di incontrarne molte, di libraie come lei.

sabato 8 ottobre 2011

cosedalibri per vitedalibri

per celebrare degnamente l'autunno che marcia a grandi passi a spegnere l'incandescente estate 2011, niente di meglio che leggere gli ultimi fuochi della stagione nel minireportage francese di vitedalibri, che comincia qui. per i francesisti e amanti dei formaggini francesi: godetevi il titolo della libreria "la vache qui lit": fa-vo-lo-so.

concorrenza

cosa pensava di fare, l'individuo di spalle che, armato di cellulare, fotografava qualche mattina fa le vetrine della libreria rizzoli in galleria vittorio emanuele? forse di fare concorrenza alla spiona par excellence?

lunedì 5 settembre 2011

cercasi libraio intelligente

per fare le cose che indica juan carlos de martin, qui.

domenica 21 agosto 2011

vanitas vanitatum


Dal sito dell'editore Nda Press, aggiornato al 21 agosto 2011

Michael Konrad, Vanitas con candela, calamaio, penna, teschio e libri, 1630. Con scemenza aggiunta da aa*
I più venduti del 2010

*courtesy artrenewal.org

domenica 29 maggio 2011

san giuliano protettore

alcuni librai indipendenti milanesi hanno lanciato un appello (si deve dire, nel consueto registro vagamente lagnoso) a sostenere giuliano pisapia (un pochino intempestivo, a dire il vero, visto che il ballottaggio finisce domani: ma si sa, i librai di milano sono sempre un pochino lenti), qui
la mia domanda è: come mai alcuni librai indipendenti di milano si riuniscono attorno alla possibile elezione di giuliano pisapia? forse che il candidato sindaco possiede il potere taumaturgico di risvegliare gli spiriti e di trasformare il libro "diventato pura merce" in un'angelica entità che fluttua al di sopra delle regole del marketing? e, soprattutto, di imprimere una svolta decisiva in un ambito in cui ciascuno, fino a ieri, a fare gruppo non ci pensava per nulla e badava di brutto al proprio orticello? dispiace osservare come alcuni si affrettino in maniera un po' sospetta a fare lobby: di fatto, se ci fosse stata volontà di fare impresa culturale su progetti comuni, se si fosse voluto dispiegare passione e creatività (tanto per impiegare due abusatissimi termini), se ci fossero state le IDEE, tutto sarebbe potuto cominciare anche sotto la giunta moratti.

la setta degli arancioni

librai schierati: libreria aleph, mezzanino della fermata lima, metropolitana linea 1.
questa libreria, l'anno scorso, fece un po' di clamore per avere deciso, e comunicato mediante un avviso sulla vetrina, di non vendere Donne di cuori, di bruno vespa.

giovedì 19 maggio 2011

restiamo curiosi

Courtesy pablochesterphotography.blogspot.com
Ecco l'invito finale della libreria Cadran Lunaire di Mâcon, in Borgogna, ai suoi lettori, contenuto in una comunicazione che annuncia un reading incrociato Marie-Claude Roulet / Joelle Miquel: "Soyez curieux", siate curiosi. Cadran Lunaire è una Libreria indipendente di riferimento, "una qualifica concessa dal ministero della cultura e della comunicazione allo scopo di riconoscere, valorizzare e sostenere le scelte e il lavoro di qualità delle librerie indipendenti". Cadran Lunaire è altresì membro dell'associazione Initiale, un "gruppo di librai indipendenti che condividono la medesima passione per il loro mestiere" (ah, se penso a tanti librai milanesi, molto molto preoccupati dei propri rispettivi orticelli). 
D'altra parte stiamo parlando di un paese nel quale – correva l'anno 1981 –, con la legge n. 81-766 del 10 agosto, meglio nota come legge Lang (approvata dall’unanimità del parlamento), si stabiliva il prezzo unico per i libri (trent'anni dopo in Italia si discute ancora, al proposito, di questioni di lana caprina. Trent'anni dopo il nostro parlamento, all'unanimità, manco il testo contro l'omofobia, riesce ad approvare. In Francia i Pacs esistono dal 1999, per tutti). Nel suo discorso di fronte all’Assemblée nationale, il ministro della cultura Jack Lang dichiarava il suo rifiuto di “ritenere il libro un banale prodotto commerciale” e la sua volontà di “modificare i meccanismi del mercato per assicurare la presa in considerazione della sua [del libro] natura di bene culturale, che non può essere sottoposta unicamente a esigenze di redditività immediata”. La legge si applica anche alla vendita di libri online, tanto che nel 2007 Amazon.fr, che l’aggirava proponendo ai propri clienti la consegna gratuita dei libri, è stata condannata a rifondere la somma di 100.000 euro al Syndicat de la Librairie Française, l’attivissima federazione dei librai indipendenti francesi il cui compito è di proteggere i diritti materiali e morali della professione. Ecco, secondo il Syndicat, tre punti fondamentali scaturiti dall’effetto Lang:

-      l’uguaglianza dei cittadini davanti al libro, venduto al medesimo prezzo su tutto il territorio nazionale;
-      il mantenimento di una densissima rete di distribuzione decentrata, in particolare nelle zone svantaggiate;
-      il sostegno al pluralismo nella creazione e nella pubblicazione, in particolare per le opere difficili.

Stiamo parlando di un paese il cui impero coloniale si estendeva dall'Algeria alla Mauritania, dal Togo alla Somalia al Madagascar. Altro che Tripolitania e Cirenaica.

giovedì 5 maggio 2011

angelo, federico e l'altro_libreria militare, milano

Perché visitare la vostra libreria?
Per trovare personale attento e preparato, per condividere le proprie passioni, per reperire libri altrimenti difficili da trovare, per soddisfare la propria curiosità, per uscire dal mondo ottuso e noioso del politically correct, per dare una mano alla cultura scegliendo una libreria indipendente (e questo vale per tutte le librerie indipendenti).

Così rispondeva l'anno scorso Angelo Pirocchi, della Libreria Militare di Milano, alla domanda di un'intervistatrice di GraphoMania. E che Pirocchi sia un libraio che adora ciò che fa è palese; basta un colloquio di pochi minuti con questo omone dall'eloquio coinvolgente il quale, oltre a venderli, i libri li pubblica, qui. Protagonista tra i più impegnati nelle attività che l'anno scorso hanno dato luogo alla rassegna estiva dei librai indipendenti milanesi, Angelo continua a coltivare il proprio entusiasmo anche individualmente: seleziona titoli, traduce, rivede, progetta t-shirts delle quali in questa sede non si può rivelare il contenuto perché non sono state ancora prodotte; dona alle signore cose da maschi, ad esempio shemag israeliani o libri su Ioni Netanyahu, l'eroe dell'Operazione Entebbe.  Nel catalogo della Libreria Militare chi scrive apprezza enormemente, nella categoria Dottrina militare, la voce Criminologia, sotto la quale sono riuniti i seguenti titoli oggetti del suo desiderio:


AA.VV., Crime Classification Manual. Il manuale dell'FBI sulla classificazione e investigazione dei crimini violenti 

(il Crime Classification Manual ce l'ho: l'ho comprato la settimana scorsa e non posso smettere di consultarlo)


Hicks-Sales, S.J.-B.D., Criminal profiling 

Cattaneo-Maldarella, C.-M., Crimini e farfalle. Misteri svelati dalle scienze naturali 

Rosso-Garombo-Furlan, C.-M.F.-P.M., Aggressori sessuali. La comprensione empirica del comportamento abusante 

Gottlieb-Workman, A.-D., America Fights Back. Armed Self-Defense in a Violent Age 

Lusa-Cioeta, V.-R., Antropologia criminale e devianza sociale. Tracciati di criminogenesi 

Pascale-Striano, G.-P., Aspetti di psicologia investigativa. Le condizioni di stress dell'agente sotto copertura e le tecniche di “intervista” 

Lusa-Borrini, V.-M., Atto criminale. Antropologia e scienze forensi per un'indagine sul male 

Marra, A.M., Casi professionali di Polizia Giudiziaria 

McCann, K., Combatives for Street Survival. Hard-Core Countermeasures for High-Risk Situations 

Eliopulos, L.N., Death investigator's handbook Vol 1. Crime Scenes 

Hazelwood-Michaud, R.-S.G., Ossessioni criminali. Un noto profiler dell'FBI esamina la mente omicida 

La libreria di Angelo Pirocchi è piccola e congestionata; bisogna assolutamente vederla perché è posta in un sito ameno, tra via Morigi e via della Vigna, immersa nella decadente  tranquillità di una zona milanese per autentici ricchi e, last but not least, le eventuali signore in visita non potranno rimanere indifferenti al fascino avvolgente di Pirocchi,  allo scuro scintillio nelle iridi di Federico Peyrani e al ceruleo sguardo fulminante di un altro imbronciato loro collega di cui non ricordo il nome.

giovedì 21 aprile 2011

satisfaction_libet, libreria del riacquisto

Nelle immagini a destra, un gruppo di lettori molto soddisfatti all'uscita dalla libreria Libet di Milano.
La dichiarazione di intenti dei librai Elena Ferrario e Roberto Posca: "Da Libet si può venire per curiosare, per cercare fra le occasioni e i testi esauriti o rari, oppure per scegliere un regalo davvero originale; ma si può venire anche per vendere, perché il senso di questo negozio è proprio quello di rimettere in circolo i libri, perché continuino a essere utili e a dare piacere".
Il sogno di Elena Ferrario per "Milano città di libri": "Come libraia, naturalmente sogno che la gente legga di più, ma in concreto, per quanto è in mio potere, mi piacerebbe proporre al pubblico
milanese delle iniziative (varie, dalla presentazione di testi classici come fossero l’ultima novità, a iniziative anche più festaiole) che vedessero il coinvolgimento di varie librerie; considero che è molto diverso proporre un’iniziativa “mondana” nel proprio negozio e progettare, invece, con colleghi qualcosa che abbia un senso collettivo e che assuma visibilità in città o nella zona".

mercoledì 13 aprile 2011

di libri e di mutande

Raymond Carver con sua moglie Maryann. Courtesy thisrecording.com
da una libreria di centocelle, a roma, dal loro blog, centostorie, un post consonante al pensiero di chi scrive. in cui si prospetta la necessità e la piacevolezza di due tipi di librerie. senza complessi e senza lagne. per non parlare della citazione del libro di raymond carver, adorato ragazzone che ha ispirato la mia tesi di laurea, e della segreta speranza che, data l'ubicazione della libreria, mi sarà facilitato l'accesso al fantasmagorico mondo dei centocelle nightmare.

lunedì 28 marzo 2011

Mr. D e Mr. B. Per non parlar del cane

La libreria che vorrei, a Milano, esiste. Si chiama Gogol& Company, e pazienza se non è la Shakespeare & Company. 
Il giovane libraio si chiama Danilo Dajelli, e dico che è giovane per un motivo preciso: tra le vecchie e le vecchissime librerie della città non ne ho ancora trovata nessuna che mi dicesse “Entra”. La Gogol & C., invece te lo dice forte, amichevolmente, a cominciare dalla ariosa piazzetta su cui si affaccia: una piazza ancora senza nome, su cui governa per ora un condominio, in attesa che diventi affare del Comune. Collocata tra lo storico quartiere Giambellino, via Savona (ma non la parte fighettina) e, appena dietro, i Navigli, la Gogol è una libreria dal respiro europeo: fuori ci sono i tavolini e le seggiole in ferro battuto, come nei bistrot a Parigi; appena dentro, a sinistra, un angolo bar molto funzionale, con altri tavolini e poi, soprattutto, come si conviene a un luogo dove si legge, poltrone in pelle un po’ consunte, ampie, marroni. 
E qui sembra invece di essere in Inghilterra, per la precisione a Bath, da Mr. B. (che sta per Bottomley), il libraio che vende delizie da leggere, un signore che ha fatto del servizio a tutto tondo ai clienti la sua filosofia permanente – che evidentemente paga, se ogni santo anno, da quando ha aperto, riceve un premio dalla British Book Industry Awards. La Gogol è un posto confortevole, dove si può leggere mangiare bere – tra questi piaceri supremi manca solo il sesso, ma quello ognuno può praticarlo a casa propria: non si può pretendere troppo, da una libreria – e, volendo, anche parlare. Sabato scorso chi scrive ha visitato la libreria intorno all’ora di pranzo, ed entrando ha respirato aria di quartiere: famigliole con bambini pranzavano, ragazzi più grandi giocavano al pallone nella piazza e prima di andare entravano per un saluto al proprietario. 

Due altre meraviglie della Gogol sono 1. le persone che vi lavorano a vario titolo: può parere straordinario riportarlo, ma esse salutano e sorridono, e genuinamente – un atteggiamento che induce a ritornare; e 2. il bagno: non solo è assolutamente immacolato, ma al suo interno si trova una libreria con i libri, diciamo così, più commerciali – una giocosa dichiarazione di intenti che sabato scorso annoverava tra le sue vittime Federico Moccia con L’uomo che non voleva amare e Nora Roberts con L’amore ritrovato. Gogol compare nel titolo del negozio, in una vetrina completamente a lui dedicata e sulla porta del suddetto bagno, colto in bianco e nero durante un elegante momento scatologico. In giro, poi, si trovano novità selezionate, poesia e bellissimi libri per bambini selezionati da Tosca, la moglie di Dajelli. Al piano di sopra, ancora tavolini, un divano e una sezione di libri che attendono un ordinamento definitivo. Cosa si vende alla Gogol? Al 25 marzo primo in classifica era Senza passare per Baghdad, di Luigi Farrauto, secondo Francesco Piccolo con Momenti di trascurabile felicità e terzo Tutta colpa dell’innocenza di Fulvio Fiori; ma la sorpresa vera sono i Sillabari di Parise, amati dal libraio Dajelli che li consiglia, al tredicesimo posto.

Per concludere, chi scrive assegna a Gogol & Company il Cosedalibri Best Bookstore in Town Award 2011: auguriamoci che il pluritatuato, in apparenza sciamannato Dajelli faccia scuola, che tolga un po’ di polvere dagli scaffali dei suoi colleghi milanesi, senz’altro più antichi ma forse un po’ vecchi.

P.s.: tanto per non lasciare esoterismi nel titolo: alla Gogol c’è pure un cane, proprio come da Mr. B.


mercoledì 9 marzo 2011

comunicazione di servizio_libreria centofiori

Il 15 marzo alle 18:30, presso la libreria Centofiori, a Milano in piazzale Dateo, Bruno Osimo presenta, con Marina Morpurgo e Bruno Segre, il suo Dizionario affettivo della lingua ebraica, uscito per i tipi di Marcos y Marcos.

mercoledì 2 marzo 2011

la madre di tutte le guide




È nato il clone romano di Milano città di libri. Roberta Barbi, Sara Regimenti, Egilde Verì hanno battuto i quartieri della capitale alla ricerca  delle librerie indipendenti, ne hanno trovate centocinque, hanno raccontato la storia di librai e quartieri di pertinenza. Mentre rifletto sul fatto che fa sempre piacere essere all'origine di un format (l'editore annuncia l'uscita di una terza guida alle librerie di Bologna), mi coglie un sussulto di campanilismo e dico: "Comprate ciò che resta della tiratura della madre di tutte le guide, Milano città di libri, la guida che vanta innumerevoli tentativi d'imitazione!".

lunedì 10 gennaio 2011

nelle pause delle vostre quotidiane occupazioni

Nel luglio del 1967 usciva, per i tipi delle Nuove Edizioni Milano, un agile volumetto dal titolo Tu donna: 164 pagine che coprono tutto lo scibile donnesco, secondo la partizione indicata dai capitoli: Per la tua casa, Per la tua bellezza, Per la tua salute, Per i tuoi figli, Per la tua cultura, Per il tuo lavoro, Per il tuo tempo libero. Gli autori si chiamavano Biki, Rosellina Archinto Marconi, Emilio Radius, Graziella De Florentiis. Quest'ultima, docente di letteratura italiana, è titolare del capitolo Per la tua cultura. Ecco cosa ha da dire la Graziella all'aspirante donna moderna degli anni a cavallo ta i sessanta e i settanta: "La donna, fatte le debite eccezioni per colei che fa parte del mondo stesso della cultura e che si dedica a un lavoro extra domestico, o perché presa da un'infinità di altre faccende – il marito, i figli, la casa, la moda, la cura della propria bellezza, le amiche –  o infine perché seriamente intimorita al cospetto di una 'cultura frutto di severi anni di studio', accademica e togata, rifugge in generale da tutto ciò che superficialmente definisce 'intellettuale', confondendo perlopiù la cultura con l'erudizione, la pratica scientifica con la conoscenza. ... Qual è il rimedio a questo stato di cose? Come evitare di sentirsi umiliate di fronte a certi 'pozzi di scienza' a volte così pieni di sé da suscitare antipatia a prima vista? ...
Il primo amico, in questo senso, è il libro. Oggi vi è una tale gamma di edizioni ... che la lettura diviene accessibile a tutti. ... Un consiglio: quando avete un minuto disponibile, durante l'uscita per le commissioni e per la passeggiata, soffermatevi sempre davanti a una libreria. Le innumerevoli 'novità' vi si offriranno allettanti e se non riuscirete a resistere all'invito e acquisterete un libro da leggere nelle pause delle vostre quotidiane occupazioni, siate certe di questo: avrete sostanzialmente contribuito con un minimo sacrificio e quasi senza accorgervene ad arricchire il vostro bagaglio culturale. ... E quale gradevole sorpresa per lui, per il 'padrone di casa', lo scoprire di poter conversare di tante cose con la propria compagna e, magari, scorrere insieme a lei le pagine di un quotidiano, seguire dal video il telegiornale o qualche interessante inchiesta per poi commentarne insieme le conclusioni!".

mercoledì 5 gennaio 2011

c'è libreria e libreria (meno male)

Stanza della biblioterapia presso la libreria Mr B's Emporium of Reading Delights, a Bath: caffè gratuito, comode poltrone e caminetto acceso nelle giornate fredde
È un rarissimo giorno in cui posso disporre come credo di tutto il mio tempo, pertanto il mio felice programma, confezionato da ieri sera, è il seguente: vado a comprarmi una maglietta, poi pranzo e scrivo la mia breve introduzione a un progetto per un editore alla Feltrinelli di corso Buenos Aires. Un programma del genere (esclusa la maglietta: a meno che uno non si voglia trovare a indossare qualche orrenda t-shirt contro il razzismo o con qualche citazione di Nietzsche sulle stelle danzanti), si può ovviamente concepire e svolgere solo in una Feltrinelli dotata di bar e poltrone da consultazione/pennichella (oppure alla strepitosa Biblioteca della Frera di Tradate, ma quella è un’altra storia), e non in una piccola libreria sguarnita (peggio ancora se è anche guarnita, come a volte accade, di libraio maleducato, depresso o umorale). Avrei potuto pensare, poniamo, alla Mondadori di piazza Duomo, che tuttavia è un luogo assai cheap, con un bar altrettanto cheap che propone cibi e bevande cheap – e questo nonostante sia l’importante libreria di una delle più importanti case editrici d’Italia, collocata in una delle piazze più importanti d’Italia, trasformatasi, hélas, anch’essa in un posto tremendamente cheap senza aver nulla di gradevolmente pop –, e che in ragione di ciò è un luogo nel quale non si sosta volentieri, in cui l’avventore non si sente mai completamente a proprio agio. Condivide senz’altro con la Feltrinelli la generale natura di grande magazzino, ma la Feltrinelli conserva tuttora una grazia di fondo, non fosse che per le poltrone accoglienti e il jazz o l'easy listening di buon livello che fanno da sfondo alle consultazioni e agli acquisti. Io dico, allora, che le librerie servono tutte, grandi e piccole, indipendenti o schiave in catene che siano. Servono quelle dotate di libraio amico o amichevole con cui scambiare due parole e confrontare gusti, inclinazioni libresche della vita o del momento; servono quelle come la Feltrinelli, dove si può sostare seduti da mane a sera, dove si può andare se non si ha voglia, in qualche particolare momento, di essere importunati con il temuto “Posso aiutarla?”, dove si può stare in mezzo ai libri senza confrontarsi con i librai, e se si è proprio di cattivo umore o non si desidera deconcentrarsi si può anche evitare di dire “Buongiorno”. Tutto serve, si diceva, e purtuttavia io credo che ai librai indipendenti non farebbe male riflettere sul sovente invidiato successo delle librerie più grosse e ricche o di catena, al di là delle ovvie considerazioni sugli sconti concessi ai grandi ed esiziali per i più piccoli. Il fatto è che le librerie di catena, e le Feltrinelli più di tutte, propongono un concetto di comfort, sia pure neutro, che evidentemente incontra le inclinazioni del pubblico. Non si pretende, naturalmente, che il proprietario di una libreria di 40 metri quadri allestisca un angolo con sauna finlandese per compiacere eventuali clienti con penchants epicurei; credo tuttavia che il momento richieda uno sforzo di creatività e di messa in comune dei progetti che travalichi i confini del proprio negozio, alla ricerca di iniziative congiunte vantaggiose per tutte le parti coinvolte. Penso, ad esempio, a una libreria che abbia accanto una panetteria con un dehors: il pane e le rose potrebbero convivere una volta alla settimana, con reciproco beneficio. Si potrebbe continuare per molto: do a questo punto la parola al mio amico Nic Bottomley, l’inventore, a Bath, della pluripremiata libreria Mr B’s Emporium of Reading Delights (che titolo, ragazzi), intervistato da chi scrive nonché latore di un messaggio alieno dalle consuete lagne da librai poveri e sfortunati, qui e qui