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giovedì 12 aprile 2012

oggi veniva al mondo emma bovary

Jennifer Jones in Madame Bovary di Vincente Minnelli, 1949. Courtesy mymovies.it
"Ma come", diss'egli [Rodolfo], "non sa che vi sono anime continuamente tormentate? Hanno bisogno, volta a volta, del sogno e dell'azione, delle passioni più pure, dei godimenti più furiosi; e così accade che ci si getti in ogni sorta di capricci, di follie."
Emma allora lo guardò, come si contempla un viaggiatore che ha attraversato paesi favolosi, e osservò: "Noi, povere donne, non abbiamo neppure questa distrazione".

Gustave Flaubert, Madame Bovary, traduzione di Giuseppe Achilli, Rizzoli, Milano 1976

Oggi, centocinquantacinque anni fa, usciva a Parigi Madame Bovary. Il processo per oltraggio alla morale e alla religione subìto dal suo autore fece schizzare in alto le vendite di questo ottocentesco bestseller (altro che panarello e i suoi colpi di spazzola). Qui trovate i materiali del Centre Flaubert dell'università di Rouen; qui potete leggere online o prelevare il libro. Con pochi euro (perché è questa una delle magie dei classici) potete comprarvi una copiaccia di carta da sottolineare, annotare e tenere in borsa.

Madame Bovary negli Oscar Mondadori, a meno di dieci euro

mercoledì 14 dicembre 2011

sex bomb

ieri sera, girellando nel web, mi sono imbattuta in un post su facebook che invitava ad aggiudicarsi gli ultimi due posti di un corso di scrittura che sarebbe iniziato oggi, a milano. diramava il messaggio lo scrittore in persona. chi scrive, che di queste cose si interessa, gli ha chiesto il costo di quanto offriva. lo scrittore noir, che sulla voce di wikipedia a lui dedicata risulta paragonato (però solo talvolta, si specifica) a patricia highsmith e friedrich dürrenmatt, mi rimanda un po' seccato alla segretaria che si occupa di questo vile aspetto, il cui numero di telefono aveva già pubblicato nell'annuncio. gli faccio notare che sarebbe stato più pratico, dato l'inizio del corso da lì a poche ore, fornire l'informazione saltando il tramite. non so perché, ma in italia di soldi si parla malvolentieri. insomma lo scrittore si indigna e mi invita, cito a memoria, ad abbandonare la mia protervia e a tornare nell'abisso di ignoranza dal quale sono uscita, o qualcosa del genere. mi rinfaccia i refusi che ho prodotto scrivendogli: da una che si chiama "faccio testo" non li accetta. dopodiché mi impedisce l'accesso alla sua pagina, deduco, poiché non mi è consentito di rispondergli. lo faccio al suo indirizzo mail, ché lasciare le cose a metà non mi piace. la mia risposta non gli piace, deduco, poiché la sua contiene insulti che non ripeterò e anche un'ipotesi sulla mia camera da letto: "immagino tu abbia una vita sessuale disastrosa". segue mia risposta e poi, da parte dello scrittore noir, la spiegazione a questo comportamento straordinario: "Ti chiedo scusa per le intemperanze, ma sinceramente non mi sembrava di essere stato scortese. Se non vuoi riconoscere l’inopportunità di quella domanda – o l’obiettiva comicità della messe di refusi nella scrittura di quei post – non importa. Cancello il nostro dialogo dal thread, mi secca aver voluto avere l’ultima parola. Sono anche un po’ stanco, se devo dirti la verità. Ogni modulo del corso costa 500 euro." la cosa positiva è che alla fine sono riuscita a capire quanto costasse il corso di questo scrittore (che deve essere di buon livello, poiché mi accade di leggere che una delle laureate ha poi prodotto un volume dal titolo 101 motivi per cui le donne preferiscono gli stronzi). la mia riflessione quasi quasi finale è che c'è un risvolto negativo in tutta questa democrazia-dal-basso-conosci-lo-scrittore-su-facebook-ed-entra-nel-suo-fantasmagorico-mondo: è l'effetto di cui parlava flaubert quando diceva che non bisogna avvicinarsi troppo agli idoli, perché c'è il rischio di intravedere l'opacità del legno sotto la doratura. ed è decisamente meglio che ciascuno si tenga le miserie sue. la mia riflessione quasi finale è che a volte l'autopromozione può essere logorante, e allora meglio affidare il pacchetto completo alla segretaria. la mia riflessione finale verte sul fatto che, con una ragionevole dose di certezza, un minchione stanco è pur sempre un minchione.

sabato 24 settembre 2011

bookfast (writers for breakfast)_flaubert

CLICK ON THE PIC
 Ricominciarono i giorni terribili di Tostes. E adesso lei si riteneva ancor più infelice: aveva l’esperienza del dolore, aveva la certezza che non avrebbe mai finito di soffrire.
Una donna che si era imposta sacrifici così grandi, poteva pur concedersi qualche capriccio. Si comprà un inginocchiatoio gotico; spese in un solo mese quattordici franchi di limoni per pulirsi le unghie; ordinò a Rouen un vestito di cachemire turchino; scelse la più bella sciarpa di Lheureux; la portava annodata intorno alla vita sopra la vestaglia; dopo aver chiuso le imposte, prendeva un libro e se ne restava sdraiata sul divano, così, in quello strano abbigliamento.
[…]
Volle imparare l’italiano: acquistò dizionari, una grammatica, una provvista di carta bianca. Tentò letture impegnative, storia, filosofia. La notte, a volte, a Charles capitava di svegliarsi di soprassalto, credeva che lo venissero a chiamare per un malato.
“Vengo”, balbettava.
E invece era il rumore di un fiammifero strofinato da Emma per riaccendere la lampada. Ma alle sue letture toccava la stessa sorte dei suoi ricami, che, appena incominciati, riempivano l’armadio, le abbandonava presto, passava ad altro.
Aveva crisi nel corso delle quali avrebbe potuto facilmente arrivare a qualche stravaganza. Un giorno, tanto per dar torto al marito, sostenne che sarebbe stata in grado di bere un mezzo bicchiere d’acquavite, e, poiché Charles fu tanto stupido da accettare la sfida mandò giù l’acquavite sino all’ultima goccia.
Nonostante la sua aria svanita (questa parola usavano le borghesi di Yonville), Emma non appariva certo allegra, aveva quasi sempre agli angoli della bocca quella immobile contrazione che segna la faccia delle vecchie zitelle, degli ambiziosi delusi. Era tutta pallida, livida come un cencio lavato; la pelle del naso le si stirava verso le narici, i suoi occhi ti guardavano in modo vago. Si scoprì tre capelli grigi sulle tempie e allora cominciò a parlare dl vecchiaia.
Spesso era assalita da capogiri. Un giorno sputò persino sangue, e, poiché Charles era impressionato e lasciava apparire la sua inquietudine, disse: “Bah! cosa importa?”.
Charles andò a rifugiarsi nel suo gabinetto; si mise a piangere, con i gomiti sul tavolo, seduto nella sua scranna da ufficio sotto la testa frenologica.
Allora scrisse a sua madre, la pregò di venire. Ebbero lunghi consulti a proposito di Emma.
Che partito prendere? Cosa fare dal momento che lei si rifiutava a ogni cura?
“Sai cosa ci vorrebbe a tua moglie?”, ripeteva la vecchia Bovary. “Ci vorrebbe un’occupazione, un bel lavoro manuale! Se come tante altre fosse costretta a guadagnarsi il pane, non avrebbe mica tanti fumi per la testa. Sai da dove le vengono? Da quel mucchio di idee balorde, dal troppo ozio in cui vive.”
“Eppure qualcosa fa”, diceva Charles.
“Fa? Ma cosa? Legge romanzi, legge cattivi libri, legge opere contrarie alla religione, prese in giro dei preti con ragionamenti presi in prestito da Voltaire. Tutto questo ha per forza delle conseguenze, povero ragazzo mio. Ricordatelo: chi non ha religione finisce sempre male!”.
E così dunque venne deciso che si sarebbe impedito a Emma di leggere romanzi. Certo l’impresa non pareva facile. A ogni modo la vecchia se ne assunse ogni responsabilità: passando da Rouen si sarebbe presentata al libraio comunicandogli che Emma rinunciava al suo abbonamento. Non avrebbero avuto il diritto di ricorrere alla polizia nel caso che il libraio avesse nonostante tutto persistito nel suo mestiere di avvelenatore?

domenica 24 aprile 2011

monsieur bovary

Sul “Vanity Fair” n. 16 del 27 aprile 2011 trovo un’intervista ad Alber Elbaz, direttore creativo di Lanvin. Un delizioso cinquantenne sovrappeso (il tipo di uomo che piace da morire a chi scrive, che ne condivide le tendenze ipocondriache, ma sfortunatamente lontano e già fidanzato) il quale, alla dichiarazione dell’intervistatrice: “So che non le piacciono le interviste, sarò rapida e indolore”, replica: “Sembra un dottore! Bene! Io detesto gli avvocati e adoro i dottori. Avrei voluto essere uno di loro. Un medico di provincia, come il marito di Madame Bovary. Uno che sa i pettegolezzi del paese e che comunica con le persone una alla volta e che si occupa del corpo, ovvero dell’essenza delle cose”. “È ipocondriaco?” “Della peggior specie. Vado dal medico quasi tutti i giorni. Quando entro al pronto soccorso, mi salutano con entusiasmo, come un caro amico”.

Chi è il marito di Madame Bovary? Un sempliciotto imbranato, medico più che mediocre dal passato di studente più che mediocre. Ecco un ritratto di Charles nei pensieri di sua moglie Emma Bovary, née Rouault: “La conversazione di Carlo era piatta come un marciapiede, e le idee degli uomini comuni vi sfilavano nel loro abito solito senza suscitare emozione, riso o fantasticherie. Diceva che quando stava a Rouen non aveva mai avuto la curiosità di andare al teatro a sentire gli attori di Parigi. Non sapeva nuotare, né tirar di scherma o alla pistola, e un giorno non aveva saputo spiegarle un termine di equitazione letto da lei in un romanzo.
Un uomo non doveva, invece, saper tutto, eccellere in molte attività diverse, sapervi iniziare al fuoco della passione, alle raffinatezze della vita, a tutti i misteri? Ma lui non insegnava niente, non sapeva niente, non desiderava niente. La credeva felice; ed ella sentiva per lui un astio per quella calma così placida, per quella pesantezza serena, per la felicità stessa ch’ella gli dava”.

E ancora:

“Lui stava bene, aveva buon aspetto e la sua reputazione era ormai ben solida. I contadini lo amavano perché non era superbo. Carezzava i bambini, non andava mai all’osteria, e ispirava fiducia per la sua moralità. Otteneva successi particolarmente nei catarri e nella malattie di petto. Difatti, per la paura di spedire i suoi clienti al Creatore, Carlo si limitava a ordinare pozioni calmanti, qualche emetico, un pediluvio o l’applicazione di sanguisughe. Non che gli facesse paura un intervento chirurgico; salassava la gente abbondantemente, come cavalli, e, per l’estrazione dei denti, aveva un polso di ferro.
Per tenersi al corrente, si era abbonato all’‘Alveare medico’, nuovo giornale di cui aveva ricevuto il programma. Ne leggeva un po’ dopo cena, ma il tepore della stanza e il lavorio della digestione lo facevano addormentare dopo cinque minuti; ed egli rimaneva là, col mento appoggiato alle due mani e i capelli sparsi, come una criniera, fino al piede della lampada. Emma lo guardava alzando le spalle. Perché non aveva per marito almeno uno di quegli uomini dagli ardori taciturni che passano la notte sui libri, e che, a sessant’anni, quando arriva l’età dei reumatismi, portano finalmente un distintivo, una croce, sulla marsina nera mal fatta? Avrebbe voluto che quel nome di Bovary, ch’era il suo, fosse illustre, avrebbe voluto vederlo in mostra nelle librerie, ripetuto nei giornali, conosciuto in tutta la Francia. Ma Carlo non aveva ambizione!”
Gustave Flaubert, La signora Bovary, traduzione di Giuseppe Achilli, Rizzoli, Milano 1978.

venerdì 15 gennaio 2010

orientalismi

oggi sul tram numero due non ci sono lettori, solo free press abbandonati sui sedili. a pagina 36 di uno di questi c'è un'intera pagina dedicata alla pubblicità di centri massaggi. ventuno annunci di centri benessere in maggioranza cinesi, con titoli da ristorante cinese come "wang wang", "pechino" (questo fa parte di una catena: esistono anche "pechino 2" e "pechino 3"), "xing long", "giada", "felicità". al "mediterraneo" (?) si eseguono "tutti i tipi di massaggi con belle ragazze tutte cinesi giovani e preparate"; lo "zen" invita a provare "magnifici trattamenti dalle nostre preparate ragazze" (queste devono essere un po' più vecchie); al "centro massaggi orientale", che promette un ambiente pulito e confortevole, "preparate ragazze ti aspettano per farti provare i nostri massaggi". e così a milano è in corso questa esplosione anzitempo di mandorli cinesi, i cui boccioli sono giovani e preparate ragazze le quali per 50 euro praticano massaggi rilassanti che si concludono con un bagno in vasca (per i più sfigati c'è la possibilità di massaggio + doccia a soli 40 euro).
centosessant'anni fa, eravamo a metà del 1800, quel mattacchione di gustave flaubert, pure lui grande appassionato di cose pop, riportava nel suo Sottisier la seguente pubblicità:

"Il quartiere della Boule rouge che era un tempo un immenso giardino, ha adesso fatto sbocciare delle strade, lasciandovi però uno strato dei Fiori più deliziosi, affidato alle cure della bella giardiniera Madame Saint-Alphonse.
In questo paniere si troveranno le Rose più fresche e più incantevoli, come pure la Frutta più appetitosa, e infine una scelta così ampia che sarebbe impossibile trovarla altrove. Una bella sorgente di acqua fresca che ha anche tutte le proprietà delle acque termali più reputate contribuisce non poco ad accrescere la folla dei visitatori e a ogni ora del giorno e della notte è possibile trovarvi bagni caldi e freddi.
Questo Paradiso si trova in rue Neuve Trévise, 3."

Gustave Flaubert, Sciocchezzaio - Dizionario dei luoghi comuni - Catalogo delle idee chic, Rizzoli, Milano 1992.
i corsivi sono di gustave.

mercoledì 25 febbraio 2009

tout se tient - armonia di lettori e libri sul tram numero due

Colum McCann, La sua danza. è la storia romanzata di rudolf nureyev e sul tram numero due la legge una signora incolore, banalissima d’aspetto, che reca con sé una serie di borse malamente assortite: queste ultime, però, se si tiene conto di certe affermazioni di flaubert, potrebbero contenere culturali meraviglie. ecco cosa dice gustave in una delle sue lettere a louise colet (30 agosto 1846): “[…] Bisogna avere l’ossessione dell’eccentricità per scoprirla in me, in me che conduco la vita più borghese e ignorata della terra. Morirò nel mio angolo senza che si possa, spero, rimproverarmi né una cattiva azione né una brutta frase, perché non mi occupo degli altri e non farò nulla perché si occupino di me. […] Ma al di sotto di questa [vita] ce n’è un’altra, segreta, tutta radiosa e illuminata per me solo”.
una ragazza molto pallida, con la testa trafitta da uno spillone da acconciatura (lo giuro), legge Il sangue nero del vampiro, di Valerie Stivers, dal quale si distrae solo di tanto in tanto per trafficare con il suo ipod. accanto le legge una fanciulla dall’aspetto fragile e afflitta da una brutta tosse, che tiene aperto (lo giuro) La signora dalle camelie di Alexandre Dumas: ha tutta l’aria di una che potrebbe morire da un momento all’altro per un’appassionante, ottocentesca flussione di petto. accanto a me una ragazza legge intenta uno smilzo Ernesto Che Guevara, Latinoamericana Feltrinelli. sui capelli porta un baschetto (lo giuro: solo che il suo baschetto è celeste mélange, da femmina, non come quello sciantoso e sciupafemmine del che). il tram numero due, stamattina, è denso di correspondances.