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venerdì 20 aprile 2012

Tutto in un’ora: Edgar Allan Poe e la short story

courtesy poemuseum.org
 
Il 20 aprile 1841 Edgar Allan Poe pubblicava sul “The Graham’s Lady’s and Gentleman’s Magazine” quella che è considerata la prima detective story, I delitti della rue Morgue. Colgo l’occasione per una breve riflessione sul racconto, teorizzato da Poe come forma di lettura moderna per persone frettolose.

Edgar Allan Poe, il magazine, la short story
Teorizzatore, se non iniziatore, della tradizione che vedeva il magazine come l’arena nella quale si giocava la comunicazione nell’ambito intellettuale statunitense è Edgar Allan Poe, il quale già negli anni quaranta dell’Ottocento propugnava la forma-magazine come l’espressione appropriata della cultura americana: una pubblicazione periodica ove far circolare il genere da lui ritenuto ideale, il racconto, per motivi tanto culturali quanto finanziari. Nel suo saggio sui Twice Told Tales di Nathaniel Hawthorne1, Poe teorizzava la superiorità del componimento poetico o del racconto breve su pezzi di prosa di lunghezza superiore. Raccomandava la brevità, scritti da leggere nella loro interezza entro lo spazio di un’ora, come unico modo, a suo parere, per generare un’impressione densa e totale sul lettore, per non diluire la sua attenzione a danno dell’effetto di organicità2. Nelle intenzioni programmatiche di Poe il racconto breve o il componimento poetico assumono tanta più forza d’urto sul lettore quanto più sono concentrati, e quanto più concentrato nel tempo è l’effetto che producono su chi li legge. Tra narratore e narratario si stabilisce perciò una corrente circolare di comunicazione che ha il suo fondamento di potenza nella potenza impiegata dal narratore per distillare quel concentrato di comunicazione di messaggi e atmosfere, quella forte impressione creata da uno “squadramento della parola” preciso e assoggettato unicamente all’adempimento dell’effetto cercato.
La motivazione che spinge Poe a elaborare la sua teoria è duplice: da una parte intellettuale, ma dall’altra anche acutamente cosciente del pubblico a cui si rivolge, con i suoi ritmi nuovi e le conseguenti nuove esigenze. Il lettore di Poe non può spendere più di un’ora nella lettura di un testo: vive nella nuova società mercantile, e il tempo e il ritmo della sua lettura devono fatalmente uniformarsi a quelli del nuovo assetto socio-economico3. Poe attua dunque un’acuta mediazione tra necessità di circolazione della cultura (con il conseguente ritorno economico) e disponibilità reale (di tempo e di denaro) del lettore medio. La rivista, una pubblicazione che può essere venduta a un prezzo accessibile, contiene il racconto, che può essere letto in un tempo ragionevole: i due elementi, nella visione dell’autore, sono complementari.

Un aggiornamento
Di polverizzazione del tempo (e conseguente necessità di una “letteratura breve”) e di necessità del contenimento dei costi parla, in un’intervista ad “Affari italiani” del 13 aprile 2012, l’editor di Einaudi Paola Gallo4.

1 Edgar Allan Poe, Complete Poems and Selected Essays, a cura di Richard Gray, London 1993, pp. 245-252.
2 “Se dovessi dire come il più alto genio potrebbe essere impiegato nella maniera più vantaggiosa per mettere in risalto al meglio i suoi poteri, risponderei senza esitazioni: nella composizione di un poema rimato la cui lunghezza non ecceda quanto può essere letto in un’ora […] in quasi tutte le categorie della composizione l’unità di effetto o di impressione è un punto di grande importanza. È inoltre chiaro che questa unità non può essere interamente preservata in produzioni la cui lettura non possa essere completata in una sola seduta […] il comune romanzo è biasimevole, per la sua lunghezza […]. Poiché non può essere letto in una seduta, esso è deprivato, naturalmente, dell’immensa forza che deriva dalla totalità. Nel racconto breve […] all’autore è consentito di realizzare la pienezza della sua intenzione”. Edgar Allan Poe, op. cit., p. 247 (la traduzione è di chi scrive).
3 “[…] Poe postulava a priori l’esistenza di un pubblico che sarebbe stato troppo indaffarato per prestare un’attenzione più che passeggera  all’arte e alla letteratura”. Andrew Levy, The Culture and Commerce of the American Short Story, Cambridge 1993, p. 24 (la traduzione è di chi scrive).
4 Antonio Prudenzano, “L’Arcipelago” di Einaudi, collana decennale che si scopre attualissima. L’editor Paola Gallo: “A giugno il libro di Michela Murgia”, in “Affari italiani”, 13 aprile 2012: http://affaritaliani.libero.it/culturaspettacoli/l-arcipelago-di-einaudi-ne-parla-l-editor-paola-gallo020312.html?refresh_ce

giovedì 29 marzo 2012

si dia un'occhiata, per favore,

alle immagini del ragazzo canadese joel robison sui libri. grazie a michael lieberman di bookpatrol.

sabato 24 marzo 2012

santi, poeti, navigatori: lettori no

opera di paola pivi (non conosco il titolo ma mi pareva pertinente). courtesy la stampa.it
così i lettori italiani nell'articolo di stefano salis sulla presentazione della ricerca nielsen a riguardo dello stato della lettura in italia.

venerdì 13 gennaio 2012

nel caso passaste da milano o quivi risiedeste

Nota di Ezra Pound a Giovanni Scheiwiller, 1937. Courtesy flaminiogualdoni.com
(però potete ordinare anche per posta), segnalo l'uscita di Vanni Scheiwiller editore europeo, a cura di Carlo Pulsoni, e rimando alla recensione di Arturo Colombo sul "Corriere della Sera" online. La citata libreria Pecorini si trova a Milano, in Foro Buonaparte 48; l'ottima Lalla Pecorini non vi deluderà. Se non volete comprare il libro di Pulsoni andate lo stesso in quella libreria: è bellissima.

sabato 7 gennaio 2012

io concordo con norman, oh quanto

Jan Maurits Quinckhardt (1688-1772), Gentiluomo che legge alla luce di una candela, XVIII secolo
 
 
Lo sforzo principale nell’organizzare la propria vita dovrebbe consistere nel ridurre progressivamente la quantità di tempo necessaria per mantenersi decorosamente, in modo da poter avere tutto il tempo che si vuole per leggere.

martedì 20 dicembre 2011

dottori dei libri

[…] Ma sotto le mani medicamentose di un bravo redattore, quasi tutto può essere sistemato e nobilitato al rango di limpida e scintillante letteratura.
Torgny Lindgren, Per non sapere né leggere né scrivere, Iperborea, Milano 2007.

giovedì 1 dicembre 2011

motivi per i quali mi piace avere aggiunto il kindle ai miei libri di carta

 motivo 1. perché mi piace l’idea di poter disporre di una piccola biblioteca portatile, in seno alla quale potere anche saltare di palo in frasca.

motivo 2. perché, ove si disponga del libro desiderato in formato ebook, è comodissimo per impostare le recensioni (si può sottolineare, creare e salvare delle note eccetera).

motivo 3. perché ha una grafica talmente sobria da non consentire alcuna distrazione indotta, poniamo, da una particolare grazia dell’impaginato, e la lettura è tutto frutto.

motivo 4. perché è una sorta di organismo vivente: dopo un po’ che non lo usi compare un salvaschermo, ogni volta diverso – scrittori, macchine da stampa, frontespizi di antichi volumi –, e l'aggeggio va a dormire. poi sposti un pulsantino, si accende una lucetta verde, il salvaschermo scompare e il kindle torna a respirare.

lunedì 19 settembre 2011

cose da fare a milano il 22 settembre

No, non è la Trivulziana: è la Kansas City Public Library
Partecipare al seminario 
“Il valore del libro: tra prodotto culturale, oggetto di mercato e bene da tutelare”
22 settembre 2011, ore 10.30-12.30, 14.00-17.30, 
Milano, Biblioteca Trivulziana, Sala Weil Weiss, Cortile della Rocchetta
Organizzato dalla Soprintendenza ai Beni Librari della Regione Lombardia

lunedì 5 settembre 2011

lettori itineranti e un giovane autore

Walker Evans, Subway Passengers, 1938. Courtesy metmuseum.org
Giancarlo Briguglia, un giovane autore che scrive, tra gli altri, per MilanoNera (qui, alla pagina 5 del pdf sfogliabile, trovate un suo articolo dedicato a Conan Doyle), ha con grande gentilezza regalato a cosedalibri un pezzo sulla lettura in metropolitana.

Milano metropolitana


Milano metropolitana. Un’assonanza che risulta familiare, quasi uno spazio di casa, una tana di metropoli, per topi, anche di biblioteca. Lettori seduti, lettori aggrappati a fredde sbarre che sembrano posatoi per pipistrelli chiusi in una voliera senza cielo, che poi sono topi con le ali. Quelle di chi legge un libro accanto a brutti ceffi o belle signorine o all’ombra di se stessi e volano lontano col pensiero ma attaccati al corrimano della rossa, linea ossuta di Milano, la prima a bucare il ventre del nostro agglomerato urbano, all’epoca operaio e rivoluzionario.
Letture metropolitane, cane mangia cane sulla superficie della città, ma anche nei libri di Edward Bunker; un nome una fortezza: quella sottoterra, antiatomica, amica della mobilità meneghina.
Corre su due binari chi legge un libro nel nero delle gallerie, o forse tre: due di acciaio e uno che è un volano per la fantasia. Righe dopo righe, non bianche strisce superficiali della superficie, ma profondi solchi nello spazio intimo della lettura, delle idee indicibili o inenarrabili o imperscrutabili di lettori accaniti nelle viscere della terra, la tana metropolitana, pietra tombale del pendolare che non legge e sepolcro di resurrezione di chi ha con sé il gregge della letteratura. Ogni viaggio un dissotterramento, un affondo nelle parole dell’autore, forse ancora vivo, contemporaneo, nascosto nelle viscere di altre città.
Una tribù di suburbani, di amminoacidi; shock in my town, velvet underground.
La paura del Ground Zero, ancora sventolata sul retro di copertina; una tecnica retrò di controllo delle menti, che rimbalza di sguardo in sguardo, di quelli che in viaggio si guardano attorno e assorbono le paure in carattere solferino, le réclame delle pubblicità, i titoli sensazionalistici dei libri italiani, le illustrazioni violente di quarte alle quali non si sfugge, non ci si protegge dal bombardamento mediatico. Non basta stare in un bunker. La lettura è sovversione, la parola è sovversiva. Lo slang, il verlan, i palindromi, le distorsioni, le contaminazioni, azioni in essere, in potenza, alle quali abbandonare ogni reticenza. Milano metropolitana, memoria – o memorie – del sottosuolo, romantici e sognatori, derelitti della società, che un mal di denti non è più nulla, si va, si va, si va.

venerdì 19 agosto 2011

provincia feconda_questa pletorica categoria di inutili illusi

Il professore Paolo Parigi di San Benedetto del Tronto ha scritto Contro la lettura, un saggio preannunciato da un'intervista sul "Quotidiano.it" che si può leggere qui, e pazienza se l'intervistatorino è un po' ruspante (oppure al "Quotidiano.it" non fanno l'editing sui testi). Paolo Parigi spara provocatoriamente contro chi legge e pure contro chi scrive (poi, si scopre, ha 5526 libri su anobii). Di scrittori, preannuncia, si occuperà più puntualmente nel suo prossimo scritto.
Per motivi di pura serendipity chi scrive ha acquistato ieri, al Libraccio di viale Vittorio Veneto a Milano (dall'adorabile libraio Michele), Gli scrittori inutili, di Ermanno Cavazzoni (Guanda, Parma 2010; sempre sia lodato, tra i rari italiani che gradisco). Ecco, sfogliandolo, cosa ho trovato alla fine*:

Congedo dal libro

In conclusione sembra che l'attività spirituale del leggere sia sommamente malsana; e induca ad una più celere putrefazione dei corpi. La visione di una sala di lettura produce un leggero ribrezzo nel cittadino normale, come vedere una corsia d'ospedale o un dormitorio di pubblica carità, dove dei poveretti depositano il corpo, dotato ancora di vita, seppure in forma attenuata.
Se le biblioteche fossero all'aperto, nei prati, e i lettori si spargessero per la campagna, tra i pascoli; se stessero coi piedi nell'acqua corrente e si tenessero rinfrescata la testa, ci sarebbe molta più sanità e il personale professerebbe una filosofia più ottimista. Ci fosse anche un venticello perpetuo, leggero, che muova le pagine e spazzi la forfora e i capelli caduti, sarebbe una sorta di paradiso terrestre, una specie di aprile perpetuo.
Purtroppo non si conosce nessun paradiso bibliotecario; nessuno l'ha immaginato. Nel paradiso in genere, mi spiace dirlo, ci sono pochi libri, anzi sembra ci sia un grado elevato di analfabetismo.
Tuttavia bisogna riconoscere che l'esperienza continuativa della biblioteca è in prospettiva un vantaggio per l'essere umano; perché prepara più profondamente al cimitero e alla morte; ossia prepara in una certa maniera all'aldilà. Infatti posso asserire che il purgatorio, se c'è (ed è probabile), somiglia molto, moltissimo, ad una biblioteca antiquata. Lo si può descrivere: è un luogo un po' triste, molto vasto, rivestito di legno; con luce scarsa e artificiale; dove appunto si va per emendarsi. Si sta seduti ad un tavolo, per secoli, con altri derelitti, coi quali però non si parla. Mai. Vietato. E dai quali promana un odore leggero di cadaverina, e di fumo di sigaretta, indelebile. In genere in purgatorio si sta lì e si aspetta un libro; non si sa quale con precisione. ...
Nei primi mesi di attesa generalmente si scalpita e viene fame. Circolano allora sotto i banchi, illegalmente, dei panini al salame. In purgatorio non sarebbero ammessi; soprattutto non è ammesso il salame.

*scusa, o Guanda, per la lunga citazione: però un pochino di knowledge dissemination male non può fare.

lunedì 15 agosto 2011

giù le mani da sherlock holmes (ovunque voi siate)

there's a sucker (anche femmina, n.d.a.) born every minute.

ma come si permette questa signora mormona?

mercoledì 10 agosto 2011

lettori itineranti e lettori stanziali

nell'imminenza del ferragosto molti negozi, a milano, chiudono per ferie. non la feltrinelli, rifugio sicuro nonché imperituro per chi le vacanze le fa in altri periodi o non le fa per nulla, e per le ragazze al centro, che dopo aver frequentato la libreria se ne stanno in piazza mercanti a guardare i volumi appena comprati. e non cessano la loro attività i lettori. in particolare, quello con maglia a righe e bagagli, non ha mai staccato gli occhi dal libro, dalle scale della metropolitana al suo approdo nei pressi di via stradivari. e pur non avendo staccato chi scrive lo sguardo da lui, il titolo dell'oggetto di tanto interesse è rimasto inaccessibile.

sabato 4 giugno 2011

esteticamente riprovevole, ma talvolta

Il "Fatto quotidiano" è un giornale orrendo. Non ha la assodata paciosità del "Corriere della Sera", la sobria eleganza della "Repubblica" o quel flavor di eterna sperimentazione della forma proprio del "manifesto". Per non parlare del fascino della prima pagina dello "Spectator". Tra i quotidiani è un parvenu dalla grafica incerta, con la sua messa in pagina affastellata, l'accrocchio delle font e l'agghiacciante accostamento dei colori. Il suo inserto culturale "Saturno" è ugualmente bruttarello. Eppure nel numero di ieri del detto supplemento ho trovato un ameno pezzetto di Nanni Delbecchi, Il nome della prosa, che recensisce Le Alpi nel mare di Winfried G. Sebald ed esordisce così: "Come lettore, ho un debito di riconoscenza nei confronti di Winfried Sebald. La prima volta che presi in mano, quasi per puro caso, un libro di questo straordinario scrittore mi trovavo sulla banchina di una stazione della metropolitana milanese; il treno tardava ad arrivare, e per ingannare l'attesa cominciai a sfogliare Austerlitz. Quando poco dopo il convoglio arrivò non lo presi, così come non presi quello successivo; non avevo voluto, o potuto, interrompere la descrizione del 'Nocturama' dello zoo di Anversa, che si adattava in modo misteriosamente perfetto alla mia situazione di lettore sotterraneo. All'improvviso, Sebald mi aveva restituito un piacere che nella mia vita si va facendo sempre più raro, il piacere della lettura, e a questo piacere non era estranea una sottile suspense, la mia incapacità di capire che genere di libro stessi leggendo ... Una volta qualcuno glielo chiese: che cosa scrive, Mr. Sebald: saggi oppure romanzi? 'Scrivo prosa', fu la risposta illuminante. Magistrale interprete degli sradicati, Sebald è autore di una prosa a sua volta perfetta nel suo essere sradicata, alla ricerca di un equilibrio impossibile ma necessario tra il racconto di viaggio, l'autobiografia, l'invenzione, la riflessione saggistica che sconfina nell'erudizione". Non ho mai letto nulla di Sebald. Questa recensione me ne ha fatta venire una gran voglia, e per questo credo sia molto centrata: bravo Delbecchi e bravo l'inserto bruttarello del bruttarello quotidiano.

venerdì 3 giugno 2011

chiedi alla polvere

se gli scaffali di casa mia potessero parlare direbbero di quel 2 giugno 2011 in cui, pur udendo le loro urla di terrore, sempre più fievoli a mano a mano che la polvere avanzava soffocandoli, indifferente al loro destino io trascorrevo l'intero pomeriggio immersa nel mio Crime Classification Manual.

John Fante, Chiedi alla polvere, Einaudi, Torino 2004.

domenica 29 maggio 2011

aspettando il vento nuovo

mentre aspettano di sapere se lunedì pomeriggio abiteranno in una metropoli arancione, i lettori di milano si dedicano, nei momenti di deliziosa vacatio consentiti dal viaggio sui mezzi pubblici, alle letture più varie. L'apparentemente inoffensivo signore barbuto con camicia a scacchi legge Orchi - I guardiani dei lampi, di Stan Nicholls (l'inventore, pare, del fantasy barbarico: ma i pareri sono discordanti, e a onor del vero chi scrive non sa nemmeno cosa sia); la signora in petite robe noire legge L'amica delle stelle, di Margherita Hack (dice il sito ibs che chi ha comprato questo libro avrebbe comprato anche, tra gli altri, Il cimitero di Praga di Umberto Eco, Il simbolo perduto di Dan Brown e  Breaking dawn di Stephenie Meyer: perché?): mi ha decisamente scoperta e mi rivolge uno sguardo che mi inquieta. Il ragazzo in bermuda legge Ricordi di mia madre, di Inoue Yasushi (dice il sito ibs che chi ha comprato questo libro avrebbe comprato anche, tra gli altri, Il cimitero di Praga di Umberto Eco, Il simbolo perduto di Dan Brown e  Breaking dawn di Stephenie Meyer, esattamente come nel caso dell'Amica delle stelle: perché?).

lunedì 23 maggio 2011

belle gite di altri tempi

Il lago di Annone dalla località Pozzo
l’elenco di ambrogio
arrosti di vitello piemontese,
spezzatini,
fettine,
nodini,
cotolette,
ossibuchi,
fusello, aletta, spalla,
bistecche di manzetta, filetto, roastbeef, magatello,
carpaccio,
codone,
noce,
scamone,
conigli nostrani,
faraone,
quaglie,
galline,
cotolette di agnello,
capretti, agnelli e conigli nostrani garantiti,
cotolette impanate,
le polpette della nonna,
polli allo spiedo,
lasagne,
vitello tonnato,
gnocchi di patate,
torta Pasqualina,
torte di pasta frolla,
pizza e focaccia al trancio,
pizzettine e focaccine mignon assortite,
salatini,
brioches fresche,
frolline.

Ambrogio Rusconi, Panetteria Salumeria Macelleria, piazza Garibaldi 7-8, Civate (Lecco)

l’elenco di françois
Ippocrate bianco, con rosticini secchi e friabili,
pan bianco,
pan di semola,
panetti al burro,
pan cittadino,
carne ai ferri di sei qualità,
arrosti di capra,
strisciole di vitello arrosto fredde, senapizzate di polvere di zenzero,
gnocchi di carne,
rigaglie, fricassea, nove qualità,
pasticcio di fegato al piatto,
zuppe grasse di prima,
zuppe lionesi,
cavoli cappucci alla midolla di bue,
carne al ragù
guazzetti
[…]
scaloppette all’aglio,
pasticci in salsa calda,
cotolette di porco con cipolline,
capponi arrostiti nel lor sugo,
pollastrella,
anitroni selvatici,
capretti al forno,
cerbiatti, daini,
lepri, leprotti,
pernici, perniciotti,
fagiani, fagianelle,
cicogne, cicognini,
beccacce, beccaccini,
ortolani,
galli, galline e pollastrelli d’India.

François Rabelais, Gargantua e Pantagruele, volume secondo, capitolo cinquantanovesimo, Einaudi, Torino 1973.

Il viandante che si trovasse a Civate, in provincia di Lecco, non potrà di certo ripartire senza aver fatto una visita al negozio di Ambrogio Rusconi, il rabelaisiano negoziante multiprodotto del paese che, per tenere legata a sé la clientela, pubblica nei suoi volantini promozionali, senza dubbio fatti in casa, elenchi da leccarsi i baffi, non mancando di aggiungere: “Alla domenica mattina siamo sempre aperti dalle 6:20 alle 12, con pane fresco e tutto quello che desiderate. Vi aspettiamo”. E quando si aderisce all’invito, come ha fatto chi scrive in compagnia dell’adolescentina nel corso di una recente gita, alla cassa dell’Ambrogio si trovano due nerborute signore che, oltre a farti il conto, cacciano ciò che hai comprato nei sacchetti (di carta, bellissimi ancorché inservibili se compri più di cinquecento grammi di roba), una cosa che a Milano ho visto fare solo qualche volta al mini-Carrefour vicino a casa mia.
Civate è un eccellente punto di partenza per gite a piedi: dal paese si può raggiungere la basilica di San Pietro al Monte (un’ora di cammino), o più modestamente la località Pozzo, arrivati alla quale, dopo ben trenta minuti di cammino, ci si può rifocillare al Crotto del Capraio, giusto dietro il lago di Annone, dove una ragazza che ha fatto l’Erasmus a Barcellona serve eccellenti lasagne agli asparagi, formaggi di capra e vino bianco pétillant. Se poi si va a ficcare il naso nel retrocrotto, si troveranno capre con i loro capretti e alcuni asini, sul conto dei quali non voglio sapere di più, essendo lo stracotto d’asino una delle specialità del Capraio.
La targa con l'elenco degli antichi padri, in piazza Antichi Padri
Chi arriva a Civate dorme al bed & breakfast Antichi Padri (una bella casetta immacolata, con un'ottima fornitura di libri nel salotto), proprio sulla piazza della chiesa, di cui qualche tempo fa si è scoperto che poggia (la piazza) su una gran quantità di cadaveri di monaci (gli antichi padri cui alludono il titolo, che data al tempo dell’agghiacciante scoperta, sia della piazza sia del b&b), la qual cosa conferisce un tocco gotico a questo loco per il resto assai pacioso.
Da Civate si arriva a Lecco in una quindicina di minuti, con una puntualissima corriera. 
A Lecco si fa una passeggiata fino alla statua del Manzoni, poi si va a prendere un gelato di fronte al lungolago, in una gelateria che ha come nume tutelare, davanti al negozio, una grande statua del naturalista Mario Cermenati, cofondatore dei Musei Civici di Lecco, ritratto con lo sguardo pensoso rivolto al lago e la mano destra poggiata su una pila di libroni.

giovedì 28 aprile 2011

mi fermo solo un istante

per raccomandarvi di andare sul sito del fotografo brasiliano Flávio Demarchi e cliccare su "Paper books".

lunedì 28 marzo 2011

Mr. D e Mr. B. Per non parlar del cane

La libreria che vorrei, a Milano, esiste. Si chiama Gogol& Company, e pazienza se non è la Shakespeare & Company. 
Il giovane libraio si chiama Danilo Dajelli, e dico che è giovane per un motivo preciso: tra le vecchie e le vecchissime librerie della città non ne ho ancora trovata nessuna che mi dicesse “Entra”. La Gogol & C., invece te lo dice forte, amichevolmente, a cominciare dalla ariosa piazzetta su cui si affaccia: una piazza ancora senza nome, su cui governa per ora un condominio, in attesa che diventi affare del Comune. Collocata tra lo storico quartiere Giambellino, via Savona (ma non la parte fighettina) e, appena dietro, i Navigli, la Gogol è una libreria dal respiro europeo: fuori ci sono i tavolini e le seggiole in ferro battuto, come nei bistrot a Parigi; appena dentro, a sinistra, un angolo bar molto funzionale, con altri tavolini e poi, soprattutto, come si conviene a un luogo dove si legge, poltrone in pelle un po’ consunte, ampie, marroni. 
E qui sembra invece di essere in Inghilterra, per la precisione a Bath, da Mr. B. (che sta per Bottomley), il libraio che vende delizie da leggere, un signore che ha fatto del servizio a tutto tondo ai clienti la sua filosofia permanente – che evidentemente paga, se ogni santo anno, da quando ha aperto, riceve un premio dalla British Book Industry Awards. La Gogol è un posto confortevole, dove si può leggere mangiare bere – tra questi piaceri supremi manca solo il sesso, ma quello ognuno può praticarlo a casa propria: non si può pretendere troppo, da una libreria – e, volendo, anche parlare. Sabato scorso chi scrive ha visitato la libreria intorno all’ora di pranzo, ed entrando ha respirato aria di quartiere: famigliole con bambini pranzavano, ragazzi più grandi giocavano al pallone nella piazza e prima di andare entravano per un saluto al proprietario. 

Due altre meraviglie della Gogol sono 1. le persone che vi lavorano a vario titolo: può parere straordinario riportarlo, ma esse salutano e sorridono, e genuinamente – un atteggiamento che induce a ritornare; e 2. il bagno: non solo è assolutamente immacolato, ma al suo interno si trova una libreria con i libri, diciamo così, più commerciali – una giocosa dichiarazione di intenti che sabato scorso annoverava tra le sue vittime Federico Moccia con L’uomo che non voleva amare e Nora Roberts con L’amore ritrovato. Gogol compare nel titolo del negozio, in una vetrina completamente a lui dedicata e sulla porta del suddetto bagno, colto in bianco e nero durante un elegante momento scatologico. In giro, poi, si trovano novità selezionate, poesia e bellissimi libri per bambini selezionati da Tosca, la moglie di Dajelli. Al piano di sopra, ancora tavolini, un divano e una sezione di libri che attendono un ordinamento definitivo. Cosa si vende alla Gogol? Al 25 marzo primo in classifica era Senza passare per Baghdad, di Luigi Farrauto, secondo Francesco Piccolo con Momenti di trascurabile felicità e terzo Tutta colpa dell’innocenza di Fulvio Fiori; ma la sorpresa vera sono i Sillabari di Parise, amati dal libraio Dajelli che li consiglia, al tredicesimo posto.

Per concludere, chi scrive assegna a Gogol & Company il Cosedalibri Best Bookstore in Town Award 2011: auguriamoci che il pluritatuato, in apparenza sciamannato Dajelli faccia scuola, che tolga un po’ di polvere dagli scaffali dei suoi colleghi milanesi, senz’altro più antichi ma forse un po’ vecchi.

P.s.: tanto per non lasciare esoterismi nel titolo: alla Gogol c’è pure un cane, proprio come da Mr. B.


venerdì 11 marzo 2011

oggi l'ho scampata bella

io l'avevo detto, fotografare lettori in metropolitana non è come fotografare lettori in tram. è decisamente più pericoloso. come dimostrano gli sguardi inferociti della ragazza più giovane, che leggeva, di Henry James, Daisy Miller in lingua originale, e di quella più anziana, che se avesse potuto mi avrebbe fulminata. nel frattempo, il signore cappellino di lana e barba ficcava liberamente il naso nel libro della milleriana passeggera.

martedì 8 marzo 2011

La versione di Booklin_Non si può restare soli

Prima di tutto, la colonna sonora, qui.
Il collega Giulio Passerini (titolare, tra l'altro, del blog Who's the reader, bellissimo, ma in questo caso ufficio stampa dell'iniziativa) mi segnala la prossima attivazione (dal 10 marzo) di Bookliners (il comunicato stampa, qui), nell'idea della fondatrice Clelia Caldesi Valeri una nuova community di lettori che condividono gusti, segnalazioni, studi in una forma di lettura aperta, fondata sull'accessibilità a pagamento – tramite collegamento internet e senza bisogno di e-reader – a testi online sulle pagine dei quali si può intervenire direttamente, altrettanto direttamente comunicando con gli editori. Il nuovo formato digitale che consente questa possibilità si chiama Booklin, "una copia del testo, fruibile in streaming, che i lettori possono visualizzare ed utilizzare interattivamente inserendo commenti testuali o multimediali sul formato elettronico", e costa al massimo un terzo del prezzo di copertina. Così si conclude il paragrafo Dove vogliamo andare del comunicato: "Nel futuro dell’editoria il social reading è già presente: Bookliners apre uno spazio comune e di sperimentazione per editori e lettori, ma soprattutto offre una piattaforma dove la lettura trova, nell’incontro e nella condivisione delle idee, la sua nuova dimensione." L'auspicio di chi scrive è che contestualmente si consolidi e cresca la dimensione vecchia, a ben vedere, nella nostra nazione di lettori debolucci, piuttosto disastrata. Mazal tov.