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lunedì 3 dicembre 2012

il messaggero, luca ricci e gli orrendi refusi su un articolo

ma dove è, nella redazione del "messaggero", lo scaffale con la garzantina? in questo, anche caruccio, articolo di luca ricci (2 dicembre), sugli scrittori immortalati dai fotografi, troviamo:

- Rolling Stones = "Rolling Stone" (rivista)

- Susan Sontang = Susan Sontag

- Maurizio Corona = Mauro Corona

- Henry Cartier Bresson = Henri Cartier-Bresson

meno male che l'odierno oroscopo di branko, sullo stesso giornale, mi è favorevole:



venerdì 16 settembre 2011

non c'è posto per il dottor de wan

Desolante sgrammaticatura sull'elefante Italia firmato da Marco Balestri e Federico l'Olandese Volante per l'Elephant Parade di Milano

Dietro all'elefante Italia si intravedono, di spalle, gli autori: a sinistra Marco Balestri, a destra l'Olandese Volante



Nipapat Yaimali, Mosha in Italy (a ricordo dell'elefantino con la protesi)

Katy Perry con Erin Lareau, Dumbina

Alla presentazione dell’Elephant Parade (qui una cronachetta per capire di cosa si tratta) – nelle enfatiche, ritrite parole del copywriter dell’assessore alla Cultura Moda Expo e tutto il resto Stefano Boeri “l’idea di vedere la nostra città pacificamente invasa da una moltitudine colorata di cuccioli di elefanti, animali simbolo di stabilità e di immutabilità, a grandezza naturale, è straordinaria” – si è dato il singolare accidente che i convenuti fossero in ritardo rispetto ai relatori. Alcuni convenuti, maleducatissimi – come peraltro l’assessore, che adducendo impegni in giunta non si è presentato (non rinunciando però a scrivere, in un testo contenuto nella cartella stampa consegnata ai giornalisti, e con quel tocco di provincialismo che non guasta, che “grazie a questo grande evento open air Milano dimostra di essere una città aperta, vicina al design e all’arte; una città che condivide e contempla, inserita a pieno titolo nel circuito delle grandi mostre internazionali” –, si sono assiepati vicino alle due prime file di seggiole della sala convegni di Palazzo Reale. Constatato che non c’era posto, una signora ha pensato bene di giocare in extremis la carta del leinonsachisonoio, profferendo ad alta voce: “Non c’è posto per il dottor De Wan?”. Il dottor De Wan, di professione non cerusico ma fabbricante di bijoux famosissimi ancorché di pessimo gusto, è uno dei partner della manifestazione. Forse, se il dottor De Wan fosse arrivato quindici minuti prima, un posto in prima o seconda fila lo avrebbe trovato.
Arcobaleno, di Marcello Lo Giudice, installato in piazza della Scala
Torniamo, però, alla presentazione: una marchettona infinita, con tanto di elencazione di sponsor e sostenitori e relativi ringraziamenti, certo dovuti, ma forse in altra forma e in altra sede. Tra i ringraziati c’era Orizzonti Eventi, entusiasticamente lodato per la cura dell’organizzazione. Epperò, perché Orizzonte Eventi, nel video che scorreva alle spalle dei relatori, ha impaginato intere schermate di loghi, immonde antiestetiche accozzaglie, trascurando del tutto le didascalie relative ai titoli e agli autori degli elefanti, che pure scorrevano sullo schermo? E cosa aggiungevano al tutto le due o tre spaesate modelline con panama promozionale decorato Swarovski sul capo, tragiche nel loro girovagare per le sale senza costrutto, e mute?
A parziale salvataggio dallo sbadiglio coordinato (poiché sbadigliavano in molti) e continuativo è intervenuto il tenero (anche un po’ filone) racconto di Mike Spits, figlio dell’ideatore della parade, sensibilizzato fin da ragazzino a interessarsi di cuccioli di elefanti asiatici* bisognosi di cure (il primo in cui si è imbattuto giaceva in un ospedale per elefanti, forse in Tailandia, con una zampa fracassata da una mina, e aveva urgente bisogno di una protesi). Un accorato invito a tutelare l’elefante asiatico è poi venuto da Medhat Shafik, artista egiziano autore di una delle opere in parata: egli ha sostenuto che occuparsi di ciò equivale a occuparsi della vita, invitando gli astanti a risvegliare la propria coscienza ecologica. Francesca Pasinelli, direttore generale di Telethon – eletta dalla Elephant Parade a charity locale, vale a dire organismo no profit con cui condividere i profits della vendita all’asta degli elefanti –, ha sostenuto l’esistenza di un comune denominatore tra le sorti dell’elefante asiatico e quelle della ricerca sulle malattie genetiche rare.
Uno degli hit della mattinata è stato lo scoprimento di un elefante speciale, collocato nella sala dove servivano l’aperitivo, ideato da Marco Balestri e da Federico l’Olandese Volante di Radio 101. Sul corpo dell’elefante, che si intitola Italia e va ad aggiungersi alla miriade di opere dell’ingegno prodotte, con esiti assai diseguali, per celebrare il centocinquantesimo eccetera, sono dipinti i versi di due o tre canzoni che gli autori hanno giudicato rappresentative. Tra cui il Va pensiero. Scritto proprio così, senza l’apostrofo. Viva l’Italia.


* Devo confessare che, nonostante la lodevolezza della iniziativa, l'espressione "salvaguardia dell'elefante asiatico" mi suscita irrefrenabili risate.

sabato 15 gennaio 2011

conseguenze natalizie_per sempre lontano

cose belle
Uno dei regali più belli ricevuti per natale è Per sempre lontano (qui se ne trova qualche cenno) di Amy Bloom, un libro che mi ha presa come non accadeva da tempo, del quale leggo sul sito Einaudi che è stato un bestseller dell'anno 2007. Mi sono immersa negli avventurosi viaggi di Lillian Leyb – di cui ho ammirato la determinazione nel perseguire il suo obiettivo d'amore e il suo abbandonarsi agli accadimenti in itinere e ai compromessi, perlopiù sessuali, cui deve sottostare –  senza badare ad altro che non fosse il libro. Una delle cose eccellenti che riguardano questo testo è la traduzione di Giovanna Granato, che scorre magnificamente in sé, nella lingua di destinazione, e neanche per un momento mi ha sollecitato un confronto con l'edizione originale. L'altra cosa che attrae è un alone di onestà che pervade tutta la narrazione: pur nell'artificio massimo del romanzo, l'autrice presenta le persone in tutta la loro candida schifezza morale, e alcuni memorabili buoni.
C'è una storia nella storia molto romantica: una ex compagna di detenzione di Lillian, una piccola truffatrice cinese di nome Cina Chang, che uscita dall'istituto di pena e diretta a Vancouver, sulla nave si innamora di Cleveland, un candido ragazzo mormone col quale condurrà un lungo matrimonio felice, così: "Quando Cleveland muore di vecchiaia, Cina si taglia le lunghe trecce grigie e le porta nella camera mortuaria affinché lui le abbia sul corpo quando lo seppelliscono.
Cina prende tutte le digitali purpuree dal giardino fiorito che ha allestito dietro la ferramenta, tagliuzza i fiori rosa, viola e azzurri ... tagliuzza anche gli steli e gli stami e li mangia a quattro palmenti, bagnandoli con il whisky. Il ragazzo inuit che le porta la spesa trova il cadavere seduto su un cuscino di seta cinese ricamato a mano, i petali azzurri, rosa e viola disseminati sulla camicia da notte".
E la formidabile descrizione del confronto con una zanzara: "Un istante prima che la zanzara le trafigga la pelle a Lillian pare di sentirsi esaminare da quell'intelligenza limitata, e intanto l'animale le piazza le zampe tra i peli sottili del collo o del polso predisponendosi a un affondo rapido e violento e a una lenta ritirata ...".
E due bellissime parole:

1. bozzima, secondo il Sabatini Coletti online "liquido colloso nel quale vengono immersi i filati prima della tessitura per renderli più resistenti, lisci e flessibili";
2. motriglia, secondo il Gabrielli online "fanghiglia".

cose meno belle
nel corso della lettura sono stata disturbata da una serie di refusi:
1. p. 54: dì con l'accento in luogo di di' con l'apostrofo per segnalare l'elisione;
2. p. 98: libricino in luogo di libriccino (pare si possa scrivere in entrambi i modi, ma io sono affezionata al secondo);
3. p. 103 le camice in luogo di le camicie;
4. p. 206, Dà in luogo di Da' con l'apostrofo per segnalare l'elisione;
5. p. 218, viene del nulla in luogo di viene dal nulla
6. quarta di copertina: la protagonista, di nome Lillian, viene indicata come Lilian, con una sola elle.

La collana è "Stile (troppo) libero". I refusi suscitano in chi scrive la nostalgia di tempi che non ha conosciuto, ma di cui ha letto una cronaca affettuosa: "[Oreste Molina, al tempo il direttore dell'ufficio tecnico Einaudi, n.d.r.] Governa i suoi uomini con pugno di ferro. ... Lui dei redattori non si fida. Per questo si fa consegnare le bozze dei lavori più delicati e nottetempo verifica, corregge, sistema. ... La qualità per cui la casa va famosa (almeno tre giri di bozze per ogni titolo, fino a trentacinque correttori regolarmente assunti, negli anni settanta) comporta anche sacrifici umani. ... I libri di Molina sono l'immagine della perfezione grafica. Dice di lui l'Editore: 'E' un orologiaio'. In fondo è Molina il vero capo della redazione".
Ernesto Ferrero, I migliori anni della nostra vita, Feltrinelli, Milano 2005.

domenica 28 marzo 2010

centro massaggi mcluhan

formidabile refuso, sul "tuttolibri" di sabato scorso. alla fine della recensione di masolino d'amico su Non conosco il tuo nome di Joshua Ferris si legge: "... gli stratagemmi del giallo ti tengono avvinto con la promessa implicita di una soluzione finale che poi non arriva – la narrazione 'è' la storia; il medium, come diceva il vecchio mcluhan, 'è' il massaggio".
è quello che devono aver pensato anche al centro benessere nuova shanghai di milano, aperto tutti i giorni fino alle 24.

lunedì 15 febbraio 2010

stilos

ho appena finito di leggere "stilos" di febbraio, pubblicazione appena risorta dalle ceneri. "stilos" mi è sempre piaciuto per la sua gradevole inclinazione all'approfondimento. l'unica cosa che mi sento di rimproverare alla redazione di gianni bonina è l'incalcolabile quantità di sviste e refusi, che disturbano, disturbano e disturbano.

lunedì 28 settembre 2009

energia

mi pare che marco vallora sia uno dei pochi che ancora coltivano un po' di indignazione nei confronti dell'editoria inutile. questa è la chiusa della sua striscia sulla prima pagina del "ttl" di sabato 26 settembre (il titolo è non fanno arte i cataloghi insulsi e la colonnina è dedicata all'interpretazione dei dati di un'indagine sul fatturato dei libri d'arte, divulgati in occasione dell'appena trascorso "artelibro"):

"Rinasca una sana saggistica e muoiano cataloghi insulsi, improvvisati, zeppi di errori di stampa".

aderisco. ho lavorato sui cataloghi di mostra per lunghi anni e confermo che, in specie nell'ultima decade, questi sfortunati fratelli dei libri veri (con alcune lodevoli eccezioni, of course) sono fatti male, letti e controllati peggio, nonché fonte di notti insonni per i redattori raccogliticci di case editrici che non investono né sulla formazione dei propri professionisti né, alla lunga, sulla loro buona immagine.
indipendentemente dal fatto che avrei potuto averne a palate, non ho mai comprato un catalogo di mostra in vita mia.

mercoledì 17 giugno 2009

minzione d'onore

in via solferino, un’insofferente signora rivolta al suo grosso cane, fermatosi un momento per motivi legati alla fisiologia: “no, ma fermiamoci pure tutti i momenti a minzionare!” è una signora un po’ tracagnotta, con un tatuaggio sulla nuca, sbrigativa anche se, data l’ora, non c’era nulla per cui sbrigarsi.

immagine courtesy www.silvancanigatti.it

lunedì 26 gennaio 2009

l'uomo ideale

"Ah! la verità è una cattiva abitudine della quale cerco di disfarmi al più presto”. Lord Goring in Oscar Wilde, An Ideal Husband

accade, talvolta, anche alle signore più smagate di vagheggiare un eventuale uomo ideale col quale far coppia (in un determinato tempo, per un determinato tempo). io l’eroe lo vagheggio alto, dinoccolato, vagamente segaligno, gli abiti scioltamente eleganti sul fisico longilineo, dotato di un’allure à la sherlock holmes nelle tavole di sidney paget, una sorta di incrocio tra l’immortale investigatore e il lord goring del Marito ideale di Oscar (lord goring non è il marito ideale del titolo, ma, individualista assoluto e lingua tagliente, è ovviamente molto più affascinante dello stesso).
questa mia splendida creatura indossa una cravatta bolaffi, serie “arte, musica e cultura” (però, nel mondo ideale dell’uomo ideale, l’ufficio stampa bolaffi avrà già tenuto conto della segnalazione del letterato cliente e fatto correggere gli orrendi refusi nella cravatta verde “i grandi scrittori”: mishina sarà già stato corretto in mishima e tolsloy in tolstoij – così il mio eroe esibirà una cravatta emendata, naturalmente inviatagli gratuitamente da bolaffi a titolo di riparazione).
l’assegno per il mio solitario di tiffany & co. l’eroe lo firmerà con una montblanc limited edition “ernest hemingway”, mentre l’attesa fuori dal negozio di abiti da cerimonia sarà aromaticamente colmata da una sessione di pipa peterson, una della serie “the sherlock holmes collection”, un mio regalo – l’avrò comprata dal pascià, in via torino. un altro dei miei eroi, questo in carne e ossa, editor di vaglia, sostiene la superiorità delle pipe castello, ma sono certa che lo faccia per puro spirito di contraddizione, il piccolo bisbetico. la vita del mio eroe si dipana perciò tra la biblioteca, il fumoir e la cura della sottoscritta, che allieta con parlari rarefatti, pregiati whisky torbati e lunghe sedute di sesso: un equilibrio perfetto tra spirito e corpo, in cui l’uno trascolora nell’altro senza soluzione di continuità, squisito prodotto occidentale dell’evoluzione dell’uomo. dalla relazione temporanea che mi lega a questo individuo sono ovviamente escluse le miserie che affossano la vita – la gestione della spazzatura, la spesa, il pagamento delle bollette et similia. noi mangiamo solo al ristorante e, in nostra assenza, silenziosi, riservatissimi domestici si prendono cura di tutti gli aspetti più vili, ancorché imprescindibili, della nostra luminosa esistenza.

domenica 21 dicembre 2008

editori sciatti recidivi

sul "tuttolibri" di ieri ferdinando camon recensisce a proposito di dio di norman mailer, una conversazione dell'autore con michael lennon. non mi interessa fare la recensione della recensione, ma desidero dichiarare la mia totale adesione alle ultime righe di camon, che riprendono - a quanto pare inutilmente - l'annosissima questione della cura editoriale dei libri (eppure la traduzione è di masolino d'amico, eppure l'editore è baldini castoldi dalai):

"Un'ultima cosa devo dire, e mi dispiace: troppi errori di stampa, diciassette. Francamente, danno fastidio. Il lettore che leggerà questo libro lo amerà più dell'editore che l'ha tradotto."

lunedì 24 novembre 2008

editori mosci, editori pop: festa alla triennale bovisa, milano

sabato scorso ho fatto un salto alla festa dei piccoli e medi editori indipendenti, organizzata alla triennale bovisa da ml-libri, scoprendo l’esistenza:

a. della casa editrice eclissi, nata nel 2006, che pubblica dei bei gialli italiani. si erano fabbricati un espositore bellissimo, appoggiando una mensola a una serie di vasi quadrangolari trasparenti, contenenti ciascuno dei frammenti di carta velina gialla e nera, che richiamava le copertine dei libri a fare da pendant. tutta un’armonia, insomma, e ho voluto comprare dei gialli ambientati in una scuola – investigatori una preside e il suo vice –, scritti da rosa ida d’emidio, una preside vera di una vera scuola di milano. questi gialli sono una trilogia, di cui volevo comprare i primi due volumi. la squisita creatura che governava lo stand (ho appreso che è uno degli editor), preso il mio denaro, mi ha consegnato, insieme con il resto, un sacchetto con due libri a cui aveva aggiunto il terzo mancante alla serie, con le parole “l’ultimo glielo regalo io”. questo comportamento adorabile ha ovviamente scatenato un’onda di empatia, sotto l’effetto della quale ho divorato in poche ore il primo dei tre libri, L’altro colore dell’iride. e ho fatto bene: questi giovani “eclissi” hanno scovato e deciso di pubblicare i testi di una signora nata nel 1945 che, oltre ad aver creato una vicenda che sta solidamente in piedi dal punto di vista dell’intreccio, è dotata di un umorismo pieno di grazia e di una scrittura piena che, pur non disdegnando gli aggettivi quando ci vogliono, è al tempo stesso tanto fluida da non farsi mollare.
non ho ancora letto altro, ma mi pare proprio che in questo libro il proposito eclissiano di “interpretare il mestiere di editore in maniera attenta alla qualità delle proposte e alla domanda medio-alta di quel lettore che cerca una letteratura di evasione di buon livello” sia stato adempiuto.
molto brava l’anonima donatrice di libri, perciò, e molto brava la signora d’emidio.
vorrò poi leggere qualche volume della collana I Gatti del Cheshire, poiché condivido con eclissi l’interesse per le storie “non necessariamente rilevanti e speciali”, che in detta collana trovano posto.

infine, menzione d’onore per la cura del testo: non ho trovato neanche un refuso e sono sempre molto grata agli editori attenti da questo punto di vista (eppure gli eclissi sono piccini - da anni, ahimè, si trovano refusi nei libri della ben più strutturata einaudi. cherchi, aiutaci tu);

b. di un microlibro “incastrato con abile perizia tra due biglietti del tram rigorosamente timbrati”, come è scritto nel testo. era esposto su un banchetto di libri fatti completamente a mano – infinitamente più a mano di quelli dei vicini di stand pulcinoelefante –, lo spazio della casa editrice LIBERA e SENZA IMPEGNI, “impresa casalinga e artigianale per l’autoproduzione di manufatti artistico-editoriali a tiratura limitatissima e fondata sul concetto extramercantile dello scambio e del baratto” di federico zenoni, nelle parole dello stesso “illustratore, batterista autodidatta e riciclatore di materiali e superfici pitturabili”.
tra i titoli del catalogo della sua casa editrice, Figurativo illegale, viaggio fotografico e letterario nel graffito urbano, “una sorta di omaggio ai graffitari del Milanese che hanno preferito disegni antropomorfi (o comunque figurativi) alle solite tags, con interventi scritti di amici e amiche”; Anticlericale, dotte citazioni e una xilografia acquarellata; L’ipnosi scrittoria, storia di una terapia letteraria, con testi di Troglodita Tribe e disegni di Federico Zenoni, “un’allegra coedizione conviviale che ha inaugurato l’Interstellare degli Editori Casalinghi”.
A proposito di editori casalinghi, sono i Troglodita Tribe S.p.A.f. (Società per Azioni felici) gli autori del microlibro ATM – Atipici Testi Misti – (che ho comprato per due euro), nato dal desiderio dei T.T. di comunicare con gli scriventi di tutto il mondo. Ecco il loro invito:

“Prendete, dunque, il vostro testo e impaginatelo proprio come il libello che avete tra le dita. Copertinatelo efficacemente e indiscutibilmente con due biglietti del tram rigorosamente timbrati e, semplicemente, abbandonate il tutto sul sedile del mezzo su cui viaggiate abitualmente. Incaricati della Atipici Testi Misti viaggiano incessantemente in tutto il mondo urbano per raccogliere i vostri testi. Non abbiate alcun timore, la deriva tranviaria a cui affidate la vostra scrittura è il miglior mezzo per diffonderla, per renderla finalmente e realmente pop d’un pop che più pop non si puop”.
una pubblicazione perfetta per il tram numero due.


una considerazione sugli editori in festa. non c’era molta aria di festa e al di là dei banchetti si vedeva qualche faccia annoiata, o rassegnata: animo, signori! che queste iniziative a milano crescano, si moltiplichino, allignino eterne e tenaci come la gramigna. e poi la luce: era troppo cruda e non rimandava troppo all’atto di leggere, comodi in un angolo, al chiarore discreto di una lampada.

mercoledì 10 settembre 2008

sì, però...

...dov'era il correttore di kippot? la scritta che pubblico era stampata su decine di kippot di servizio distribuite all'interno della sinagoga per consentire l'ingresso agli uomini che ne fossero privi.

mi scuso molto per la qualità dell'immagine, ma non ho potuto fare di meglio.

venerdì 1 agosto 2008

per favore, per favore, per favore!

devo rinnovare l’invito rivolto agli editori (in questo caso a chiunque abbia curato i testi in questione) contenuto nel post del 7 maggio, e per l’occasione userò anche un punto esclamativo.

quello che sto per scrivere non ha nulla a che vedere con i contenuti del festival della mente (vedi post immediatamente precedente), né con valutazioni di merito: però quel triennale boviNa, nel punto 48 del programma del festival che annuncia il pur pregevole laboratorio di marta dell’angelo con ludovica lumer, è come gli spot nel bel mezzo dei film, interrompe un’emozione (scusa, walter, attingo), dà fastidio, induce a schernire chi l’ha pubblicato.

insomma, rileggete, confrontatevi con un collega, usate i correttori di bozze!

mercoledì 7 maggio 2008

visto, si aspetti! the bernard show



un libro di piacevolissima lettura, mestieri di scrittori di daria galateria (sellerio, 2007), è deturpato da una enorme quantità di refusi; l’attenzione del lettore è continuamente sviata da una serie di inciampi assai fastidiosi.
un breve florilegio:

- p. 14, non ci si può occuparsi
- p. 20, shopenauer
- p. 82, betrand russell
- p. 98, bernard show (questo, lo ammetto, godibile)
- p. 147 orson wells
eccetera eccetera

i correttori di bozze rendono più di quello che costano: editori, usateli.

il libro, comunque, ci racconta anche che uno dei primi incarichi di marguerite duras fu quello di “ausiliaria al comitato di propaganda della banana francese”; che colette ideò e commercializzò prodotti di bellezza col suo nome; che dashiell hammett fu anche un quotato pubblicitario e che, finito in carcere durante il periodo della caccia alle streghe, ebbe il compito di pulire i bagni della prigione.