Visualizzazione post con etichetta lettori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lettori. Mostra tutti i post

sabato 1 dicembre 2012

paolo giordano, il corpo umano e qualche blogger

mercoledì 28 ottobre scorso paolo giordano ha incontrato una serie di bookblogger per una discussione informale al pavé di milano, locale/panificio che non conoscevo e che consiglio vivamente. 


l’incontro era stato organizzato dall’editore di giordano, mondadori, e l’argomento era Il corpo umano, seconda prova dello scrittore torinese. la prima non l’ho letta e la seconda l’ho letta al quaranta per cento*, ma ho aderito all’invito per cercare di capire quanto potesse essere utile un incontro riservato a pochi intimi: una decina di blogger, l’agente di giordano laura grandi, alessandro braga, sempre di grandi & associati, gli editor giulia ichino e antonio franchini, anna da re delle digital pr di mondadori. poi ho dedotto che forse mondadori comincia a guardare con attenzione a chi parla di libri nella rete e desidera creare una qualche comunità omogenea e disponibile a una relazione continuativa di attenzione ai propri prodotti. giordano è stato giovane fra i giovani, ha dato del tu a tutti, ha risposto a una serie di domande su libro e personaggi; ha dichiarato, a proposito della sua maestra elizabeth strout, di tendere come lei all’isolamento, che la sua vera natura gli imporrebbe di non fare altro che scrivere, senza comparire. la serata è stata concepita con sobria informalità ed è stata senza dubbio più gradevole di quelle presentazioni al prosecco in cui alla fine tutti si lanciano sul magro buffet. penso dunque che continuerò a partecipare, e che la prossima volta leggerò il libro da recensire per intero.

*una noterella tecnica, sia pure sul quaranta per cento: un militare dice all’altro, rispondendo a una domanda riguardante la quantità di donne disponibili durante la missione in afghanistan, “In nessun dannato campo estivo si scopa quanto in missione”. be’, quel “dannato” mi suona artificioso, come una cattiva traduzione dall’inglese della battuta di un film, peraltro in un testo molto attaccato alla realtà, della polvere, del corpo sudato e sporco, del corpo malato, del corpo desiderato.



giovedì 29 novembre 2012

se per caso passaste da buenos aires o quivi risiedeste_boltanski, a tribute to borges

Christian Boltanski, Flying Books
L'installazione Flying Books nell'ambito del progetto Boltanski Buenos Aires, dal 12 ottobre al 16 dicembre: due mesi di libri volanti, musica e ballo nella sala di lettura dell'ex Biblioteca Nacional, riconvertita in Centro della musica. La descrizione completa del progetto è qui.

lunedì 19 novembre 2012

credits

bookcity, città del libro e della lettura. adesso che la kermesse è finita rifletto sul fatto che "milano città di libri", un progetto fatto di interviste ai librai milanesi, con incursioni sui mezzi pubblici per spiare anonimi lettori, culminato poi nella guida alle librerie indipendenti di milano, è cominciato per cose da libri nel 2008, con questo post.

poi è arrivato il libro, l'iniziativa estiva dei librai indipendenti, poi le cose si sono diluite in mille rivoli, poi mi giunge voce che si è costituita un'associazione di librai indipendenti milanesi. il tutto a partire dall'aprile 2010, quando alla presentazione del libro chi scrive sottolineò la necessità di una sinergia tra negozi.

mi tenga in considerazione, o sindaco, per il prossimo ambrogino d'oro.

bookcity due

In attesa davanti alla Sinagoga. La manifestazione è cominciata con trenta minuti di ritardo a causa dei necessari controlli di sicurezza
Nell’ambito di Bookcity, sempre domenica 18 novembre, si è svolta una giornata di incontri alla Sinagoga centrale di Milano, a partire dalle 15, sotto il titolo Jewish and the City – L’ebraismo a portata di libro. Qui sotto il programma:

Ore 15.00 – Saluti di Alfonso Arbib (rabbino capo), Daniele Cohen (vicepresidente della comunità ebraica di Milano), Shulim Vogelmann (casa editrice Giuntina).
Ore 15.15 – David Bidussa: Libri, lettori, identità. Il mondo ebraico in un catalogo.
Ore 16.00 – André Ruth Shammah: “Scrivere dopo per scrivere prima”. Riflessioni sulla scrittura ebraica.
Ore 16.30 – Visita guidata a cura di Daniela Di Veroli.
Ore 17.15 – Walter Mariotti: Angeli e uomini. Tra fascinazione, psicologia e spiritualità
Ore 17.45 – Giulio Giorello: Arte. L’ebreo e l’ebraismo nell’opera di Rembrandt.
Ore 18.15 – Stefano Levi Della Torre: LTI. Klemperer e la manipolazione del linguaggio.
Ore 18.45 – Daniel Vogelmann. Umorismo. Le mie migliori barzellette ebraiche.

Daniele Cohen, vicepresidente della Comunità ebraica milanese
Giornata sommamente soddisfacente, piena di stimoli al pensiero. 
Rav Arbib ha posto la questione della divulgazione: è un problema o un’opportunità di comunicare? Se la traduzione è un tradimento, meglio non tradurre o cercare di comunicare adattandosi al contesto? E questo vale sia per i testi sia per le comunità come quella ebraica: se l'ebraismo spiega sé stesso nel contesto in cui via via si viene a trovare, finisce per tradire la propria natura?
Rav Alfonso Arbib
David Bidussa, nel parlare del criterio di scelta che informa il catalogo di Giuntina, cita Gobetti e il suo editore ideale:

“Penso un editore come un creatore. Creatore dal nulla se egli è riuscito a dominare il problema fondamentale di qualunque industria: il giro degli affari che garantisce la moltiplicazione infinita di una sia pur piccola quantità di circolante. Il mio editore ideale che con una tipografia e un’associazione in una cartiera controlla i prezzi; con quattro librerie modello conosce le oscillazioni quotidiane del mercato, con due riviste si mantiene a contatto coi più importanti movimenti d’idee, li suscita, li rinvigorisce, non ha bisogno di essere un Rockefeller. La sua forza finanziaria deve esser tutta nella sua capacità di moltiplicare gli affari.
Il mio editore stampa collezioni, trova i competenti dove sembra che non ci siano, può creare una storia universale, un’enciclopedia...”

E parla dello sforzo di pensiero di Giuntina, del suo rifuggire il pantano del concetto di memoria come immobilità: bisogna considerare la memoria, dice Bidussa, come ipotesi di investimento sul futuro, memoria per crescere e non solo per celebrare.
David Bidussa
Di un libro di Giuntina, Scrivere dopo per scrivere prima di Giacoma Limentani, ha parlato Andrée Ruth Shammah, così riflettendo sulla responsabilità della scrittura e della lettura: io porto la mia essenza nella scrittura; quando scrivo rischio l’interpretazione di chi legge, che in questo modo si assume la responsabilità di quanto ho scritto. E quando si parla, se non ha nessuno che la ascolti la parola muore, e la responsabilità di chi parla si somma alla responsabilità di chi ha o non ha ascoltato. Nelle parole di Limentani: “Grande, immensa è la responsabilità di chi è chiamato all’ascolto”, e aggiunge Shammah: “Grande è la responsabilità di chi legge un libro”, poiché chi legge si assume la responsabilità di comprendere e ritrasmettere e modificare il pensiero di chi ha scritto attraverso le varie interpretazioni. Tu, leggendomi, cambierai, modificherai, distruggerai quello che ho detto. E la trasmissione, il ragionamento continuano e si arricchiscono sempre.
Andrée Ruth Shammah
Infine Daniela Di Veroli, specializzata in viaggi brevi e densissimi nei fondamenti della cultura ebraica, splendida divulgatrice, così ha spiegato la costante presenza della luce nelle sinagoghe, persino nel medioevo: la luce serve ai fedeli per leggere, quindi per partecipare.
Daniela Di Veroli


domenica 18 novembre 2012

bookcity uno

Premessina su Bookcity: non ho visto tutto e non mi è piaciuto particolarmente. Non so se sia stato comunicato efficacemente: molti non avevano neanche idea di cosa fosse. Come manifestazione diffusa non c’è male. L’ingresso al Castello sforzesco, come sempre, pareva un mercatino di qualche paese del terzo mondo, altro che città del libro e della lettura: non si sarebbe potuto cercare un po’ di decoro, almeno per l’occasione? E comunque.

Alle 11:45 di questa mattina Marco Rossari, nell'ambito delle iniziative della manifestazione milanese, ha tenuto una lettura gaddiana alla libreria Centofiori: pagine dall’Adalgisa e dalla Cognizione del dolore, e l’esilarante Teatro:

“Rimasi al buio.
Non vidi più Giuseppina, né i Biassonni, né i Pizzigoni, né il grand’ufficiale Pesciatelli.
In preda a un leggero batticuore, mi chiedevo che stesse accadendo, allorché apparvero delle rocce, percorse da un fremito: si gonfiavano come la vela toccata dal marezzo: come per bonaccia poi si abbiosciavano. Qualche metro più in là il cielo dell’alba, con lo zaffiro richiesto dal caso: da un lato aveva assunto un aspetto lievemente verdastro in seguito a una riparazione.
Da dietro le rocce sbucarono, suscitando la curiosità generale, un uomo corpulento e una donna assai pingue, stretta per altro nella ritenutezza d’un robusto fasciame cosparso di vetruzzi.
C’era per aria un vecchio dispiacere.
Presero difatti a rinfacciarsi l’un l’altra i loro diportamenti: ella con lodoleschi trilli e occhi di ex-vipera. Egli bofonchiò truce le più spropositate assurdità. Parevano dapprima un po’ timidi, oh! ma si rinfrancarono tosto.
Inorgogliti dalle luci color indaco, violetto e giallo canarino che gli aiuti-elettricisti proiettavano sopra di loro, eccitati dall’invidia e dall’ammirazione che venivan suscitando in tutti gli altri, rimasti così miseramente al buio, essi tranghiottivano a tratti, nelle pause, la tenue saliva del loro magnifico “io”.
Egli, poi, andava giustamente superbo d’un elmo dorato e d’una scimitarra argentata dal tintinnio metallico come di posateria presso l’acquaio.
Vestiva lo smagliante costume dell’ammiraglio persiano, con calzari di cuoio al cromo riccamente adorni di gemme di vetro; aveva vinto Sardanapalo e i suoi temibili congiunti Agamennone e Pigmalione: si esprimeva concitatamente, mediante settenari sdruccioli e tronchi.
I più significativi provocavano dei violenti starnuti in ottanta uomini ordegni che un signore in frack teneva a disposizione dell’ammiraglio.
La donna, una faraònide, vestiva a sua volta in modo superiore a ogni previsione.
Dodici lunghi pennacchi, rigidi ed aperti a ventaglio, corroboravano di un’aureola tacchinesca il santuario della pettinatura.
Per diademi e collane fascinanti barbagli, come ai bastioni Genova, con altri timpani, quella che il serpente carezza.
Diademi, collane; occhiaie bleu. L’abito rosa trapunto di stupende pagliuzze metalliche; lo strascico una scopatrice stradale.
Raccontò del suo crin e ci fornì elementi circostanziati sulle principali peripezie del suo sen; non trascurò l’alma; illustrò le forme più tipiche del verbo gire, coniugandolo al participio, all’imperfetto, al passato remoto e al trapassato imperfetto; propose alcuni esempi di quella parte del discorso detta dai grammatici interiezione, scegliendoli con gusto e opportunitа fra i più rari della nostra letteratura, quali “orsù ” e “ahi! lassa”.
Tutto questo con gutturazioni impeccabili; le ultime, le più acute erano addirittura l’ì, ì, ì d’una porta malvagiamente irrugginita, che si chiuda a scatti, nella beffa d’un ragazzo malvagio.
Quando l’ultima vibrazione dell’ultimo ghirigoro si spense nel sepolcro notturno, un raggio di speranza arrideva ai nostri cuori fascinati: ma l’ammiraglio, che non aspettava altro (avendo nel frattempo ripreso fiato) scoppiò nelle più truculente vociferazioni.
Rimasi esterrefatto. Mi spiegai per altro la gravità del caso, di fronte al quale le mie modeste preoccupazioni di ingegnere elettrotecnico dovevano necessariamente passare in seconda linea: la pericolante successione al trono d’Egitto, cui portavano inciampo gli amorazzi della ben nota regina Semiramide, veniva a complicarsi ulteriormente per effetto delle mire ambiziose di Giocasta e di Maria Teresa. […]”

Rossari ha letto e interpretato benissimo, si vede che ama Gadda con tutto il cuore: entra fino in fondo, quasi mimetizzandosi, nella flamboyante sterminata capacità lessicale dell’ingegnere, ne condivide il prosare sarcastico, si diverte sinceramente alle sue iperboli. La sua voce completa la sensazione di sinestesia indotta dalla pagina di Carlo Emilio: quando ha letto Teatro si sentivano le voci dei cantanti, si vedevano i colori e le luci, si potevano toccare le vesti di scena.
Marco Rossari non si stira la camicia ma è una persona seria. Autore, tra gli altri, di L’unico scrittore buono è quello morto, traduttore e giornalista, rappresenta il meglio degli studiosi semigiovani, quelli che studiano davvero e non pubblicano una rivista online con altre persone che non si stirano la camicia.

domenica 11 novembre 2012

se per caso foste piccoli, oppure amaste la letteratura per piccoli, e voleste iscrivervi a un piccolo corso di scrittura

nell’ambito dei litblog, si sa, il re dei decaloghi è giulio mozzi, il quale non si dorrà se ne pubblica uno pure cose da libri. tanto più che il decalogo non è prodotto da chi scrive bensì dall’affabile moony witcher, al secolo roberta rizzo, compagna di molte letture della ex bambina adolescentina. 


 abbiamo trascorso parecchie belle serate in compagnia di nina nobili, la bambina della sesta luna.


moony witcher propone sul suo sito una serie di snelli corsi di scrittura online per bambini, ragazzi e adulti: tre livelli della durata di un mese ciascuno a costi ragionevolissimi, eccellenti per un’infarinatura e per cominciare a vedere l’effetto che fa.
in occasione dell’uscita di Nina e il Numero Aureo, nell’ottobre appena scorso, moony/roberta ha redatto le dieci regole per scrivere un romanzo fantasy (chi volesse leggere il testo completo può vederlo qui), introducendole così:

Scrivere un romanzo fantasy che contenga novità non significa inventarsi banali magie, parlare di folletti, gnomi, fate, elfi o draghi ma ideare un mondo con regole e logiche che reggano l’intero racconto. Scrivere un romanzo fantasy significa studiare e leggere molto.
È immaginare ciò che gli altri non sanno.
La difficoltà è rendere credibile un’avventura incredibile e unica.

la regola numero 4 recita così:

Il bene e il male
Creazione dei personaggi negativi e positivi, ovvero coloro che aiuteranno il protagonista e naturalmente quelli che lo contrasteranno. Il bene e il male stanno alla base di ogni storia fantasy.

e quella numero 8 così:

Il finale
Consiglio di scrivere già il finale, ovvero come intendi concludere il romanzo.
Infatti decidere come termina la storia è importante per capire il senso che vuoi
dare e come iniziarla.

moony, al di là del suo editore, fa un ottimo lavoro di autopromozione, sul suo sito, su facebook, su twitter. e poi va nelle scuole, nei centri commerciali nelle biblioteche, negli ospedali, da autentica knowledge disseminator. e, sì, a cose da libri è simpatica da morire.

domenica 7 ottobre 2012

vedi napoli e poi leggi

courtesy chartitalia.blogspot.com
il 13 ottobre si svolgerà a napoli il primo bibliopride, la giornata nazionale dell'orgoglio bibliotecario. il programma dettagliato della manifestazione è sul sito dell'associazione italiana biblioteche, qui. aderisce anche milano, con una serie di incontri in biblioteca, il cui programma si può vedere qui. segnalo che dal 13 ottobre alla biblioteca del parco sempione si potranno prendere in prestito e-reader per trenta giorni: i dettagli si trovano sul programma suddetto. enjoy.

giovedì 10 maggio 2012

giappone, israele

milano, tram numero 5: Murakami Haruki, Dance, Dance Dance

milano, tram numero 5: Susan Abulhawa, Ogni mattina a Jenin

lunedì 23 aprile 2012

libri fantasma ma verissimi

apprendo via sms da un mio inviato che sulla linea gialla della metropolitana, direzione comasina, un utente leggeva or ora su ebook Addio alle armi, di Ernest Hemingway. era arrivato a pagina 121 su 179 complessive.

cinque punto novanta newton compton

questa politica del basso prezzo mi piace: arrivano il 3 maggio gli insuperabili di newton compton.

lunedì 16 aprile 2012

sempre bello da rileggere, giuseppe pontiggia sul comprare libri

 Sull’acquisto dei libri


1. Non acquistare i libri per leggerli questa sera. Ma acquista solo quei libri che, anche questa sera, avresti voglia di sfogliare. A volte ho acquistato libri pensando che in futuro mi avrebbero interessato. E me ne sono pentito. Da allora penso sempre alla ipotesi della sera.

2. Fidati degli aspetti cosiddetti superficiali: la copertina, la grafica, l’impaginazione, il titolo. Parlano come certe etichette sobrie di vini nobili. Mi è accaduto, seguendo le apparenze, di scegliere al buio e di scoprire per questa via autori, libri, editori. Sono solo i superficiali, diceva Wilde, che non si fidano della prima impressione.

3. Tra un libro di Einstein e un libro su Einstein scegli il primo. C’è più da imparare dalla oscurità di un maestro che dalla chiarezza di un discepolo. Gli scopritori di continenti hanno disegnato contorni sempre imprecisi delle coste, che oggi qualsiasi agenzia turistica è in grado di correggere. Preferisco chi ha scoperto i continenti.

4. Se un libro di attira veramente, non badare al prezzo. È il modo più sicuro di fare debiti, ma anche per evitare le recriminazioni di una vita. Il rammarico per un acquisto sbagliato è niente in confronto all’angoscia per un acquisto mancato.

5. Rinvia i propositi di moderazione alla chiusura di ogni mostra, asta, e occasioni simili, così come i propositi di dieta alla fine di ogni pranzo. E parti da un progetto di spesa più elevato del ragionevole, così avrai la sensazione di aver risparmiato.

6. Non indugiare nell’acquistare i libri che ti interessano. Ogni bibliomane sa che proprio quei libri ti vengono sottratti, mentre guardi altrove, da mani occulte e rapaci, che l’edizione nel frattempo si è esaurita e sarà difficile trovarne una copia anche in antiquariato.

7. Fidati del risvolto di copertina. Quanti sono i libri che non ho preso dopo averlo letto.

8. Scegli quei libri che farai vedere a un altro come te, perché possa condividere il tuo piacere o provare una tonificante invidia. Queste fantasie non si realizzano quasi mai, ma orientano spesso le scelte dei bibliomani.

9. Quando il prezzo ti turba, pensa alla parola magica, alibi di tutti gli affari irreali: investimento.

10. Quello che Forster auspicava per i personaggi dei romanzi, l’espansione, pensalo per la tua biblioteca.

Giuseppe Pontiggia, Le sabbie immobili, Il Mulino, Bologna 1991

giovedì 12 aprile 2012

oggi veniva al mondo emma bovary

Jennifer Jones in Madame Bovary di Vincente Minnelli, 1949. Courtesy mymovies.it
"Ma come", diss'egli [Rodolfo], "non sa che vi sono anime continuamente tormentate? Hanno bisogno, volta a volta, del sogno e dell'azione, delle passioni più pure, dei godimenti più furiosi; e così accade che ci si getti in ogni sorta di capricci, di follie."
Emma allora lo guardò, come si contempla un viaggiatore che ha attraversato paesi favolosi, e osservò: "Noi, povere donne, non abbiamo neppure questa distrazione".

Gustave Flaubert, Madame Bovary, traduzione di Giuseppe Achilli, Rizzoli, Milano 1976

Oggi, centocinquantacinque anni fa, usciva a Parigi Madame Bovary. Il processo per oltraggio alla morale e alla religione subìto dal suo autore fece schizzare in alto le vendite di questo ottocentesco bestseller (altro che panarello e i suoi colpi di spazzola). Qui trovate i materiali del Centre Flaubert dell'università di Rouen; qui potete leggere online o prelevare il libro. Con pochi euro (perché è questa una delle magie dei classici) potete comprarvi una copiaccia di carta da sottolineare, annotare e tenere in borsa.

Madame Bovary negli Oscar Mondadori, a meno di dieci euro

mercoledì 11 aprile 2012

fabio volo, o dell'incredulità di un lettore

bel volto affilato e dettagli di rosa squillante per l'abbigliamento tutto, questa ragazza legge, di Fabio Volo,  Il primo volo del mattino, sul tram numero trentatré. si vedano, sul sito ibs cui fa capo il link, le discordanti recensioni/impressioni dei lettori. nel corso di una recente conversazione telefonica un caro amico di stanza a bologna mi parlava di volo, forse proprio di questo libro, affermando tra l'altro che lo aveva preso in mano e cominciato a leggere e proseguito sino alla fine semplicemente per avere conferma di ciò cui non riusciva a credere, e cioè che fosse una totale ciofeca, dall'inizio alla fine. epperò, giustappunto, le impressioni dei lettori discordano assai.

martedì 10 aprile 2012

nel caso passaste da koh samui o quivi risiedeste

nell'isola tailandese c'è "the library", un hotel per lettori.

via bookpatrol. grazie a michael lieberman.

giovedì 29 marzo 2012

lettori avventurosi

MM3, stazione repubblica: John Meade Falkner, Moonfleet, Penguin, 1994
tram numero 33, Jonathan Hickman, Pax Romana, Image Comics, 2009

martedì 27 marzo 2012

quando il designer si nasconde: asta benefica da sotheby's, milano

Maria Mulas, L'imperatore e l'artista, 1978
Domani 28 marzo e giovedì 29, presso la sede di Sotheby’s a Palazzo Broggi, Milano, si terrà per il nono anno consecutivo l’esposizione annuale, seguita da un’asta benefica, a favore dell’ADISCO, l’Associazione Donatrici Italiane Sangue del Cordone Ombelicale. Le informazioni dettagliate e il catalogo completo delle opere messe a disposizione da artisti, designer e stilisti si trovano qui. Tra gli artisti troviamo Maria Mulas, che espone un esemplare dell’Imperatore e l’artista, 1978, Roberto Coda Zabetta, con Albino, 2010, Maria Pia Giarré con uno splendido ritratto in bianco e nero di Robert De Niro sullo sfondo di New York, 1984. Nella sezione designer espongono Barnaba Fornasetti con un portaombrelli tautologico (decorato con manici di ombrelli), 2011, e Raffaella Valsecchi con l’opera più essenziale e più evocativa. 
 
Raffaella Valsecchi
Coppia di vasi Facciamo finta che io ero di ceramica e tu, guardandomi, temevi che fossi fragile, 2012
silicone acetico, circa 22 x 12 x 12 cm
courtesy l’artista
Quello che si compra è in realtà un titolo meraviglioso, un’illusione barocca –  Facciamo finta che io ero di ceramica e tu, guardandomi, temevi che fossi fragile, ci invita a giocare la coppia di vasi panciuti: ci avviciniamo e scopriamo con la stessa meraviglia che ci coglie davanti a un’architettura dipinta seicentesca che gli oggetti così precisamente delineati sono in realtà di silicone, uno dei materiali più amati da questa schiva designer milanese. La quale conduce, celata dietro un understatement che le viene dall’essere inglese per parte di madre e dalla sua stessa natura, una appassionata ricerca sugli oggetti, sui materiali e sulle parole, sempre tenendo in mente che nulla è come appare (Facciamo finta che è un ciclo di opere), e che certi termini contengono in sé il proprio contrario. 
Sarebbe ora che Valsecchi organizzasse una mostra personale a illustrazione del suo percorso, per ora semisegreto e che reclama tuttavia di divenire pubblico e di esporsi all’attenzione di chi vuole riflettere, molto, di chi ama le forme dense di significato, molto, di chi ama i libri, come Raffaella, moltissimo.

Raffaella Valsecchi è nata a Milano e in questa città vive e opera. Il suo studio ha sede in una cabina armadio, nella sua stessa abitazione: un microlaboratorio già in sé una preziosa galleria d’arte. Ha curato l’immagine grafica della mostra e del relativo catalogo “Napoleone e l’impero della moda”, alla Triennale di Milano, nel 2010; è cliente assidua di Leroy Merlin, che preferisce a Tiffany e dove acquista quantità inenarrabili di silicone per i suoi manufatti; fa arte, progetta, scrive e divora libri perché non ne può fare a meno. Non ha un cane ma talvolta indossa un cappotto di leopardo. raffaella.valsecchi@fastwebnet.it

venerdì 23 marzo 2012

sopra la panca la libreria campa

Ricevo, e molto volentieri pubblico, la segnalazione di un'iniziativa della libreria Largo Mahler di Milano in occasione della sesta giornata mondiale della lentezza, che cadrà lunedì 26 marzo. Segnalo anche che questa libreria sta vivendo un momento di grande difficoltà, come si può leggere qui e vedere qui.

Grazie al collega Gian Vittorio Randaccio del blog Vite da libri per avermi passato l'informazione.

venerdì 16 marzo 2012

nostalgia del tram numero due_tigri domestiche e cordicelle rosse

nostalgia perché quelli fotografati sono passeggeri del tram numero uno, che in parte viaggia sull'antica rotta del due ma non è la stessa cosa. e comunque la signora qui sopra con il trench marrone legge, di Yann Martel, Vita di Pi, un libro che a giudicare dalla trama e dalle opinioni dei lettori riportati sul sito di ibs manderebbe chi scrive fuori di senno.

e poi c'era lui, il gentiluomo con i calzoni di velluto e la cordicella rossa per tenere gli occhiali. chi sei, anonimo scrittore? scriveva sul suo taccuino, usando una penna e una matita che teneva fra le mani contemporaneamente (è una cosa che chi scrive fa spesso), fermandosi talora a contemplare il vuoto per rinfocolare l'ispirazione. e siccome dopo averlo immortalato stavo facendo la stessa cosa, e per un istante i nostri sguardi si sono incrociati, ho avuto la fugace sensazione di avere di fronte a me un'anima gemella.

venerdì 9 marzo 2012

cito citati

Jennifer Zwick, The Reader. Courtesy weheartbooks.com
e, oltre a fornire il link al suo articolo su libri e lettori, su corriere.it, riporto il suo ritratto dei lettori che furono: "lettori avventurosi e impavidi, che non temevano difficoltà di contenuto e di stile, fantasie, enigmi, allusioni, culture complicate e remote". eppure io sono persuasa che lettori avventurosi e impavidi ne esistano tuttora. e concordo pienissimamente con citati su un'altra cosa: i libri devono costare meno. pertanto, long live libraccio.

sabato 25 febbraio 2012

niente scuse, si può leggere*

Desidero iperlodare l'editore Newton Compton per il suo catalogo di classici in vendita a quattro punto novanta euro. Vi si possono trovare, in ordine sparso, Svevo, Tasso, Shakespeare, Platone, Pirandello, Pirenne, Nietzsche, Defoe (Moll Flanders con l'introduzione di Agostino Lombardo, mica pizza e fichi), il mio adorato Pattini d'argento di Mary Mapes Dodge. Mi piacciono le edizioni di pregio, ma ancor più le edizioni pop, cartaccia a prezzi bassi da cacciare in borsa e leggere sottolineando. Da questo punto di vista Newton ha spesso primeggiato, pertanto lodi e lodi a loro, nonostante le copertine orripilanti che contraddistinguono i titoli di questo editore (ai cui libri, tutto sommato, ci siamo affezionati come a una cosa bruttina ma tollerabile perché utile e piacevole).

*suona un po' carveriano, questo titolo, no?