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domenica 11 novembre 2012

se per caso foste piccoli, oppure amaste la letteratura per piccoli, e voleste iscrivervi a un piccolo corso di scrittura

nell’ambito dei litblog, si sa, il re dei decaloghi è giulio mozzi, il quale non si dorrà se ne pubblica uno pure cose da libri. tanto più che il decalogo non è prodotto da chi scrive bensì dall’affabile moony witcher, al secolo roberta rizzo, compagna di molte letture della ex bambina adolescentina. 


 abbiamo trascorso parecchie belle serate in compagnia di nina nobili, la bambina della sesta luna.


moony witcher propone sul suo sito una serie di snelli corsi di scrittura online per bambini, ragazzi e adulti: tre livelli della durata di un mese ciascuno a costi ragionevolissimi, eccellenti per un’infarinatura e per cominciare a vedere l’effetto che fa.
in occasione dell’uscita di Nina e il Numero Aureo, nell’ottobre appena scorso, moony/roberta ha redatto le dieci regole per scrivere un romanzo fantasy (chi volesse leggere il testo completo può vederlo qui), introducendole così:

Scrivere un romanzo fantasy che contenga novità non significa inventarsi banali magie, parlare di folletti, gnomi, fate, elfi o draghi ma ideare un mondo con regole e logiche che reggano l’intero racconto. Scrivere un romanzo fantasy significa studiare e leggere molto.
È immaginare ciò che gli altri non sanno.
La difficoltà è rendere credibile un’avventura incredibile e unica.

la regola numero 4 recita così:

Il bene e il male
Creazione dei personaggi negativi e positivi, ovvero coloro che aiuteranno il protagonista e naturalmente quelli che lo contrasteranno. Il bene e il male stanno alla base di ogni storia fantasy.

e quella numero 8 così:

Il finale
Consiglio di scrivere già il finale, ovvero come intendi concludere il romanzo.
Infatti decidere come termina la storia è importante per capire il senso che vuoi
dare e come iniziarla.

moony, al di là del suo editore, fa un ottimo lavoro di autopromozione, sul suo sito, su facebook, su twitter. e poi va nelle scuole, nei centri commerciali nelle biblioteche, negli ospedali, da autentica knowledge disseminator. e, sì, a cose da libri è simpatica da morire.

domenica 28 ottobre 2012

domeniche gotiche_dove horace incontra george

sono quelle domeniche come questa, lievemente inzuppate nel jetlag, quando al breakfast segue un second breakfast, sempre a base di caffè e biscotti al pomposo aroma di fave di cacao. si fa una sosta davanti alla finestra,

ciò che si vede dal soggiorno di aa
contenti di sperimentare quella minuscola canon che amazon ci ha portato a domicilio per pochi euro, ma che ha ben sedici megapixel, qualunque cosa questo voglia dire.
e mentre si lavora al testo di un amico, che è sempre una cosa bella perché poi, finito l'editing, non si consegnerà semplicemente il file ma se ne discuterà a cena, tra una notizia personale e l'altra, in quell'appagantissima miscela di cui è fatta la libera professione editoriale, nel corso della quale può capitare che mentre si legge per lavoro si tenda ogni tanto il naso al sugo che cuoce, e che brucerebbe se non si fosse trasportato dalla cucina alla scrivania il provvidenzialissimo maiale contaminuti.


maiale antincendio
perché poi l'autunno milanese c'è solo a milano, e invita al gotico, incidentalmente attuale argomento di studio dell'adolescentina, che alle mie spalle legge walpole sul kindle.


horace walpole (1717-1797)

"Horace Walpole (1717-1797), figlio del più noto statista Robert Walpole, si è meritato una poco lusinghiera fama di ozioso dilettante. Favorito dal destino per situazione economica e sociale, si dedicò solo alle proprie passioni: il collezionismo, l'antiquariato, la realizzazione di una casa a Richmond, Strawberry Hill, che è un castellino tutto falso gotico e vero kitsch. Letterato a tempo perso, scrisse, oltre al citato The Castle of Otranto una tragedia mai rappresentata su una passione incestuosa (The Mysterious Mother, 1768), due discorsi sulla pittura inglese e sui giardini e lettere bellissime.
Sempre come dilettante aveva anche organizzato una piccola tipografia a Strawberry Hill (1757), che chiamò Officina Arbuteana; il primo testo colà stampato è Odes di Thomas Gray. Si dice vestisse quasi sempre color lavanda, con fibbie dorate sulle scarpe e cravatte di pizzo. Non era semplicemente alto, bensì lungo ed eccessivamente magro, in particolare le mani, di un pallore innaturale. Di Horace Walpole si innamorò perdutamente Marie Anne de Vichy Charmond, marchesa du Deffand, la M.me du Deffand dei salotti illuministi parigini, quando lei aveva già sessantotto anni e Walpole quarantotto."

(il testo è tratto da qui.)

ah, l'ozioso dilettante! e il castellino, il color lavanda, il senile amore di madame du deffand! e la domenica gotica nel nuovo appartamento che ancora non finisce di stupirci, vissuta da una della camere con vista. 
what else?


mercoledì 7 marzo 2012

inferni ginnici_abercrombie & fitch

una notiziola sul corriere.it di oggi mi dà lo spunto per riproporre un mio antico post in cui descrivevo la mia esperienza nell'antro cavernoso del negozio abercrombie a milano. a conferma del fatto che i commessi abercrombie sono adolescenti maltrattati.

let's dance - esiguità dell'abbondanza

chi possiede figli adolescenti sa senz'altro che, a meno di non di diventare seguaci di simeone lo stilita, di tanto in tanto è d'uopo sottoporsi ad alcuni ineludibili riti di massa. così, sabato scorso ai riti si è sottoposta anche chi scrive, accompagnando l'adolescentina nel nuovo tempio degli adolescenti, il negozio di abercrombie & fitch (forse c'era simeone lo stilista, ma non l'ho incontrato), in corso matteotti a milano.
abercrombie & fitch è un inferno di felpa, dominato dalla presenza costante di musica disco ad altissimo volume, omnipervasiva, alla quale non esiste possibilità alcuna di sfuggire. vige nel luogo la luce artificiale dalla mattina alla sera e un'atmosfera tra un night club e un museo di storia naturale chiuso per la notte, impressione quest'ultima accentuata dalla presenza di teste di alci infisse nel muro. ragazze snelle e giulive sono pagate (quanto?) per ballare sui pianerottoli o dietro i banconi; altri ragazzi e ragazze (ma perché sono tutti in ciabatte?) incessantemente ripiegano ciò che la folla ha esaminato e abbandonato ovunque. da abercrombie & fitch si sorride molto e tutti ti dicono "hi", tanto che sulle prime a uno viene di rispondere "hi there", salvo poi rendersi conto che l'avvenente salutatore viene da cremona. alcuni altri ti dicono "ciao" anche se hai cinquant'anni. appena entri nel negozio, se lo desideri, puoi farti fotografare con un commesso/modello che per l'occasione si slaccia la camicia mettendo in mostra gli addominali tartarugati. nonostante l'apparente abbondanza, da abercrombie in realtà non c'è niente se non tre o quattro modelli di felpe e magliette declinate in una moltitudine di colori e loro sfumature. nel corso dell'accompagnamento, stremata dalla festa continua, individuo un provvidenziale salottino dove intendo rifugiarmi a leggere in santa pace il mio "tuttolibri"(munita di pila, poiché non si vedeva un tubo). davanti alla poltrona c'è un coffee table corredato di pile di coffee table books. sono tutti uguali, libri cartonati infilati in un cofanetto decorato con una specie di affresco – nello stesso stile di quelli che adornano le pareti del negozio – che raffigura un gran numero di ragazzi seminudi impegnati in diverse attività fisiche su uno sfondo, mi pare, fluviale (questo volume mi pare un ottimo candidato a ingrossare il novero delle cosiddette icone gay, insieme con raffaella carrà e ymca). il libro costa 120 euros, recita l'etichetta sul cellophane che lo avvolge. il titolo non è scritto da nessuna parte, pertanto non riesco a capire di cosa parli. intanto, mentre nella mia mente prostrata si materializzano l'immagine di una tazza rossa con la scritta nescafé e l'aristocratica silhouette del volto di edgar allan, commesse pallide mi appaiono come tante ligeia, berenice, morella, creature spettrali in un antro di stoffa oscura, meccanicamente intente alla loro danse macabre.

sabato 7 gennaio 2012

cercare sempre l'uovo

gallina senza uovo

gallina con uovo, dopo l'approfondimento
in casa di chi scrive la befana passa anche per gli adolescentini che appendono la calza, e siccome anche quest'anno l'adolescentina la sua calza storica, in mancanza di un caminetto, l'aveva attaccata alla maniglia di camera sua, la buona vecchina l'ha riempita di ogni ben di dio, mettendoci pure un portachiavi di vil gomma a forma di gallina.
noi ieri avevamo considerato la gallina con divertimento, dedicandoci primariamente ai dolci, poi oggi, ridottasi la calza di metà, abbiamo scartato indolentemente la gallina per scoprire che da un foro sul posteriore della suddetta, opportunamente strizzata, fuoriesce un globo di materia trasparente che contiene un uovo. allora mi sono detta che è sempre il caso di trovare un momento di indolenza, di pausa, di vacatio, perché quello è il luogo in cui poi le uova si manifestano, e vale la pena di cercarle.

mercoledì 4 gennaio 2012

non aprite quella porta

uno

due
cose che bisogna sapere quando si accompagnano le figlie adolescenti a comprarsi un capo di abbigliamento al negozio brandy di via cesare beccaria 5 a milano:

uno. il negozio brandy è popolato di feticisti che spogliano manichini.

due. nel negozio brandy si nascondono pericolosi assassini e, forse, cadaveri dietro le porte.

martedì 29 novembre 2011

scrittori itineranti

La parte povera di Milano. © 2011 adolescentina

L'adolescentina ha frequentato un workshop di street photography con Daniele Tamagni. Quella che pubblico è una delle foto che mi sono piaciute di più. Lei ha intitolato il lavoro La parte povera di Milano e, prima di fotografarle ha parlato con le persone che desiderava ritrarre. Questo signore porta sempre con sé le cose che scrive. Il libro alla sua sinistra è Morte di un fotografo, di Douglas Kennedy.

venerdì 4 novembre 2011

the snooki way_piccole donne crescono

certo che quando gli adolescentini crescono ci si può divertire assai. di jersey shore e di snooki, che è il nostro idolo familiare, si era già detto qui. chi scrive, poi, ha fatto un'esilarante snooki-experience pochi giorni fa, quando l'adolescentina, in un negozio nel quale eravamo entrate per comprare una formaggera, ha acquistato un paio di occhiali. "ti regalo gli occhiali di snooki", ha detto. "hai fatto un tragico errore", ho detto. "perché io gli occhiali di snooki me li metto davvero."

Gli occhiali di aa

così è stato. in corso di porta ticinese, in via torino, al duomo si è vista una strana coppia: una fanciulla in fiore accompagnata da un'anziana signora con gli occhiali qui sopra. alcuni dileggiavano, altri, senz'altro assidui spettatori di mtv, riconoscevano e approvavano; la signora dell'edicola del duomo mi ha detto bellissimi, ma ci vede? sì, ci vedo.

Gli occhiali di Snooki

e non si pensi che snooki non abbia diritto di presenza in queste pagine.


perché, per chi non lo sapesse, snooki ha scritto anche un libro.

martedì 20 settembre 2011

ultimi lampi d'estate

e ultimi bermuda indossati dal ragazzino qui accanto – peluria appena accennata sul viso, a un passo dall'entrata in un corpo adulto –, che sul tram numero 33 legge, di Carla Maria Russo, La sposa normanna.

lunedì 15 agosto 2011

giù le mani da sherlock holmes (ovunque voi siate)

there's a sucker (anche femmina, n.d.a.) born every minute.

ma come si permette questa signora mormona?

lunedì 18 luglio 2011

certi assennati ragazzi

in una feltrinelli buenos aires con uno scaffale delle novità trasudante odor di cardamomo a cagione della gran copia di romanzi ennici proposti – Tahmima Anam, Il suono del respiro e della preghiera; Zoë Ferraris, La città delle donne invisibili; Roberta Gately, Le ragazze di Kabul; Firouz Nadji-Gazvini, Il trifoglio blu; Ernest van der Kwast, Mama Tandoori (in sostanza libri che tra due settimane troveremo ai remainders o al Libraccio con il cinquanta o settantacinque per cento di sconto), e meno male che a salvare il tutto c'era l'ultimo Jacobson – il ragazzo in poltrona, che dio lo benedica, ha trascorso molto tempo leggendo Dafni e Cloe.

giovedì 5 maggio 2011

trentenni, quarantenni e un cinquantenne (giulio mozzi)

Sonny Crockett
il 29 aprile, presso la sede romana della casa editrice laterza, si è svolto il primo incontro tra gli esponenti della generazione autodefinitasi "tq", che purtroppo non sta a indicare il rapper tq/terrance quaites della cover del crockett's theme, frutto della collaborazione tra lui e l'autore del brano originale, bensì un non meglio definito gruppo di scrittori italiani accomunati dall'età anagrafica: tra i Trenta e i Quarant'anni. da quello che capisco i convenuti (sotto la guida degli organizzatori giuseppe antonelli, nicola lagioia, giorgio vasta, alessandro grazioli e mario desiati) hanno deciso di darsi reciprocamente manforte per tentare di cambiare il mondo in cui vivono. afferma lagioia: "Ogni scrittore è solo nel momento della creazione della sua opera, ma da solo nessuno può cambiare il mondo in cui vive. Spero che questo sia solo il primo incontro: insieme possiamo davvero trovare le forme per incidere di più sull’ecosistema socio-culturale che ci circonda". aggiunge il convenuto antonio scurati: "I tempi sono maturi in Italia per fondare un nuovo quotidiano online che non sia solo una trasposizione di contenuti dalla carta al web. Una testata culturale e di informazione dove la nostra generazione sia protagonista e non semplice ospite e possa raccontare la realtà senza distorsioni. Chi lavora nelle redazioni sa bene che i giornali di carta hanno le ore contate. E sarebbe bello che il definitivo passaggio sia merito di un gruppo di scrittori che vogliono aprirsi all'esterno".

non posso dire di aver completamente compreso: in che modo pensano i tq di incidere maggiormente sull'ecosistema socio-culturale che li circonda? e soprattutto, perché? uno scrittore non è un militante; uno scrittore scrive, descrive, interpreta, forse propone. gli scrittori incidono sulla realtà, methinks, solo se riescono a penetrare nei lettori. la misura della capacità di cambiamento della parola scritta di qualcuno sta nella misura in cui riesce a diventare parola letta di grande sostanza per qualcun altro – è una dinamica sostanzialmente individuale, lenta e indipendente dagli uffici stampa delle case editrici. i risultati del lavoro scrittura ---> lettura si verificano e si attestano nel tempo, e non credo che da qui si possa sfuggire. altro è il meccanismo editoriale, il carosello di presentazioni, reading, aperitivi, pranzi e cene con l'autore, cose buone e legittime per cercare di sostenere le vendite, ma che proprio non sostituiscono la capacità di un'opera di restare e fruttificare. 
allora questa sedicente nuova categoria di tq, nelle sue istanze, mi appare assai posticcia. puerile mi appare la pretesa di contare di più, di comparire di più in televisione, di formare, nella parole di lagioia, gruppi "contundenti": scrivere è senz'altro esperienza individualissima (non tutti sono fruttero e lucentini – non ho mai letto niente dei wu ming, pertanto mi astengo dall'esprimere opinioni). concordo con beppe sebaste, che sull'argomento ha scritto un bel post: "Ciò che mi turba è la sicumera nell’avanzare diritti economico-istituzionali, il concepire l’atto di scrivere non come anarchico e conflittuale, irriducibile al potere, ma organico ad esso". e credo che giorgio vasta, tra i promotori e responsabile dell'ufficio stampa della casa editrice minimum fax, colga bene la questione nella frase dedicata ai lettori eventuali: "Vogliamo ragionare insieme su come superare la membrana che ci divide da una fetta ampia di società. Possiamo continuare a pensare che abbiano tutti torto perché non ci leggono? Dobbiamo dar vita a un movimento culturale e sociale e cercare di entrare in contatto". osservo: 1. effettivamente forse non hanno tutti torto perché non leggono certi scrittori; 2. il "movimento culturale e sociale per cercare di entrare in contatto" può difficilmente crearsi per i motivi che ho descritto sopra.
e allora plaudo all'opera didattica di giulio mozzi, il quale, oltre a scrivere, lavora con i ragazzi dell'iprase di trento, ad esempio nell'ambito del progetto scuola d'autore: esprimendo concetti e richieste precise, con una piana ammirevole chiarezza (a proposito di chiarezza, consiglio la visione del corso di scrittura allestito da questo scrittore su youtube). mi pare che si debba ricavare, da questo, che mozzi è in grado di valutare i tempi della sua personale opera di modificazione dell'"ecosistema": lenti e ragionati, con molta probabilità duraturi. è evidente ai più che l'unico modo per formare possibili lettori è formarli. possibilmente a una certa distanza dal proprio ombelico.

essere allan bloom

La prima volta che notai il declino della lettura, verso la fine degli anni sessanta, cominciai a domandare alle mie affollate classi propedeutiche  […] quali libri contavano veramente per loro. La maggioranza tace imbarazzata dalla domanda. L'idea dei libri come compagni è loro estranea. […] Non esiste una parola stampata alla quale ricorrerebbero per consiglio, ispirazione e piacere. […] C'è sempre una ragazza che cita La fonte meravigliosa di Ayn Rand, un libro (che a stento si può considerare letteratura) che con la sua dogmaticità nietzschiana spinge i giovani un po' eccentrici verso un nuovo modo di vita. Pochi studenti citano libri recenti che li hanno colpiti e che confermano la loro interpretazione di sé, come Il giovane Holden (la loro è generalmente la risposta più autentica e al tempo stesso una manifestazione del bisogno che sentono di essere aiutati nell'interpretazione di sé stessi. Ma non è una risposta colta. I docenti dovrebbero sfruttare il bisogno espresso in questa risposta per dimostrare a tali studenti che scrittori migliori possono aiutarli di più). […] Immaginate un giovane di questo genere che va al Louvre o agli Uffizi e capirete subito la condizione della sua anima. Nella sua pura ignoranza delle storie dell'antichità biblica, greca o romana, Raffaello, Leonardo, Michelangelo, Rembrandt e tutti gli  altri non possono dirgli niente. Tutto ciò che vede sono colori e forme – arte moderna. In breve, come quasi tutto nella sua vita spirituale, i dipinti e le statue sono astratte. […] La cultura ai nostri tempi deve cercare di scoprire che cosa negli studenti aspira al completamento e di ricostruire l'apprendimento che permetterà loro di cercarlo autonomamente. […] oggi gli studenti non hanno niente di simile al Dickens che dette a tanti di noi gli indimenticabili Pecksniffs, Micawber, Pip, con i quali affiniamo la nostra visione, permettendoci qualche sottigliezza nella distinzione dei tipi umani. È una serie complessa di esperienze quella che permette di dire con semplicità: "È uno Scrooge". Senza letteratura tali osservazioni non sono possibili e si perde la fine arte del confronto. L'ottusità psicologica dei nostri studenti è paurosa, perché essi hanno solo la psicologia pop  che dice loro a che cosa assomiglia la gente e tutte le sue motivazioni. Mentre vacilla la consapevolezza che dovevamo quasi esclusivamente al genio letterario, la gente diventa più omogenea, perché non sa che potrebbe essere diversa. Che squallidi sostituti della diversità reale sono i selvaggi arcobaleni di capelli tinti e le altre differenze esteriori che all'osservatore non dicono niente di ciò che c'è dentro".
Allan Bloom, La chiusura della mente americana, Lindau, Torino 2009 (ma la prima edizione vera è del 1987).
L'editore Lindau perdonerà questa citazione così lunga. Un po' di knowledge dissemination non può far male.

Un paio di giorni fa ho partecipato al consiglio di classe del liceo dell'adolescentina. Con mio sommo stupore, ho assistito a un siparietto nel corso del quale alcune signore diversamente rinsecchite travestite da professoresse si lagnavano come mammine del brusio di sottofondo che nella classe dei nostri figli (una IV ginnasio) impediva loro di fare lezione serenamente. Terminata la burocratica elencazioni degli orribili misfatti, il consiglio di classe è terminato anch'esso.
Si può pretendere da ciascun insegnante il medesimo approccio che animava quello splendido conservatore che fu Allan Bloom? Senz'altro no, ma non accetto neanche la giustificazione di alcuni co-genitori, che concludevano: "Certo, bisogna capirle, sono stressate anche da questa faccenda della riforma. All'italiano sono state tolte due ore a settimana per darle a scienze, così tutti devono correre". Chi scrive ha frequentato un liceo classico della Magna Grecia. Era bello ma non splendido; senz'altro il POF (quanta allusiva evanescente onomatopeia, in questo acronimo che svanisce in un soffio) non proponeva né la conferenza di qualche volontario che illustrasse i disagi degli immigrati né un collettivo gaylesbico che illustrasse i disagi degli omosessuali (beninteso temi nobilissimi, che tuttavia a mio parere dovrebbero trovare l'opportuno spazio negli opportuni luoghi), senz'altro il POF, dicevo, non era all'altezza di quegli attuali: noi studiavamo e basta, e un paio di volte alla settimana facevamo un po' di educazione fisica in una palestra un po' scassata. Epperò le lezioni di filosofia del professor Genise sono rimaste in me indelebili. Con buona pace di questi professori, ahimé, cancellabilissimi.

venerdì 25 marzo 2011

Nostre signore dei libri: un master in editoria

Oggi desidero parlare di un collegio universitario, di una rettrice, di un Master di primo livello in professioni e prodotti dell’editoria e di una piccola casa editrice. Il collegio è quello universitario di Santa Caterina, a Pavia, la rettrice è Maria Pia Sacchi – ricercatore di letteratura italiana del Rinascimento all’università di Pavia, responsabile organizzativa del master e docente, all’interno dello stesso, di cultura letteraria. Di seguito il programma cultura letteraria dell’edizione del master 2010-2011, da leccarsi i baffi:

L’attività di Aldo Manuzio, editore
Sue lettere prefatorie alle edizioni (soprattutto all’opera omnia di Poliziano, alle lettere di santa Caterina, alle poesie di Petrarca)
Sue innovazioni (carattere, piccolo formato, classici senza commento)
Sue scelte editoriali innovative

Censura libraria e indice
Conseguenze sull’attività letteraria e soprattutto sull’editoria



Collaborano al master, tra gli altri, Gian Arturo Ferrari, Benedetta Centovalli, Roberto Denti, Roberto Santachiara, Massimo Bocchiola.
Roberto Cicala, direttore editoriale di Interlinea e docente di editoria presso l’Università Cattolica a Milano, è un forte punto di riferimento per i corsi. Riporto un brano di quello che Cicala scriveva nel Forum della piccola editoria quattro anni fa (Forum della piccola editoria, in “Libri e riviste d'Italia”, n.s., 12, 2007, pp. 11-14): “Senza citare L’editore ideale di Gobetti, la regola aurea è l’equilibrio tra rigore nella gestione economica e coerenza nella qualità culturale delle scelte: saper sognare con i piedi per terra ma senza seguire troppo e soltanto i gusti personali; occorre leggere e ascoltare molto, frequentare librerie e biblioteche, non disdegnare l’eclettismo senza farsi prendere da quell’autostima o meglio quella passione interiore che pure spesso può compensare la molto bassa renumerazione di chi fa questo mestiere. Ma editoria è fatta soprattutto di testi e bisogna curarli con fedeltà e attenzione, prima di tutto. […] Al di là delle lamentazioni, che però possono lasciare il tempo che trovano, è fondamentale una legge di promozione alla lettura e al libro in Italia, anche per la piccola editoria. […] Ci vorrebbero incontri con l’autore, feste senza noia, acquisti di libri per le biblioteche scolastiche, coinvolgimento dei genitori, mettendo in campo pubblicità, testimonial e creatività come in altri campi. Ricordando ciò che amava dire Gianni Rodari: che il verbo leggere non dovrebbe conoscere l’imperativo. Forse bisogna ripartire da lì.” Già, feste senza noia. E questo, credo, vale anche nell’epoca delle magnifiche sorti dell’e-book.

Sono stata in visita al collegio Santa Caterina, pochi giorni fa, invitata da una cara amica che vi teneva una lezione. Ho visto una classe di frequentanti molto motivati (il master ha un suo costo), cinque femmine e tre maschi, postadolescenti attentissimi e desiderosi di entrare in un mondo, quello editoriale, il cui fascino evidentemente non accenna a diminuire. 
Terminata la lezione, siamo andati a mangiare nella mensa interna, con Maria Pia Sacchi e il vicerettore Giovanna Torre: un luogo dall’afflato assai domestico, il cui sovrano è un cuoco dall’aspetto piuttosto balzacchiano, ampio, socievole, piacevolmente sudato. Sacchi e Torre animano il master e il collegio con una genuina passione che traspare vivamente: due signore dei libri circondate da un alone di understatement, che lavorano sodo, non impazzano su Facebook e producono risultati assai concreti, come i libri degli allievi del master alla fine del corso, che hanno dato luogo alle Edizioni Santa Caterina – libri molto ben fatti, copertina compresa, che meriterebbero una diffusione oltre i confini del collegio (si possono comunque richiedere). I titoli dei “Quaderni del Master di editoria”:

Scrivere per l’editoria: viaggio attorno a libro in dieci tappe, Pavia 2008.

Una collana tira l'altra: dodici esperienze editoriali, Pavia 2009.

La copertina del secondo volume dei "Quaderni del Master di Editoria"
Pellicole di carta: da Gogol’ a Tim Burton: quindici romanzi al cinema, Pavia 2010.

Mi è molto piaciuto, infine, il logo della casa editrice, un particolare da una xilografia contenuta nell’incunabolo aldino, stampato a Venezia per i tipi di Aldo Manuzio il 15 settembre 1500, delle Epistole devotissime de Sancta Catharina da Siena: un libro che riporta scritta in corsivo (qui usato per la prima volta da Aldo, che in seguito lo userà regolarmente per i classici) un’invocazione della santa: iesu dolce iesu amore

Il logo delle Edizioni Santa Caterina

Xilografia contenuta nell'incunabolo aldino Epistole devotissime de Sancta Catharina da Siena, 1500  



giovedì 24 marzo 2011

le mamme verdi possono aspettare

per chi scrive sono giorni di chiusura di grandi libri, anche in vista dell'imminente salone internazionale del mobile, in programma a milano dal 12 al 17 aprile. a casa si sta pochino, pertanto con l'adolescentina si è convenuto che stasera si cenerà con il gustoso risotto alla parmigiana del dottor scotti. con buona pace delle signore e dei signori che sostano sulla soglia di casa in attesa che un buon selvaggio a bordo di un camioncino marchiato bio rechi loro la provvista settimanale di grana padano e verdure stenterelle, cibi primariamente destinati a nutrire una correttissima coscienza ecologica. provate voi a lavorar.

lunedì 7 marzo 2011

calunnie di perfide adolescenti

Commento dell'adolescentina mentre chi scrive si prepara a uscire, abbigliata con una sobria blusa grigia su sobri pantaloni neri: "Anche la madre di Jane Austen si vestiva più scollata di te". Certo, lei legge Jane, possiede tutti i suoi romanzi, che conserva religiosamente allineati accanto all'opera omnia di J.K. Rowling, ma come avrà fatto a dedurre l'ampiezza della scollatura di Mrs. Austen?

domenica 6 marzo 2011

nella banca dei valori basilari di ogni essere umano

 Oggi, sul tram numero trentatré, una saggia nonnina (con inquietanti sembianze da personaggio agathachristiesco) munita di sacchetto della libreria Puccini consultava, di Giovanni Bollea, Le madri non sbagliano mai, senza dubbio un regalo per sua figlia. Di Bollea desidero riportare un brano tratto da un altro suo libro, la miscellanea intitolata Genitori grandi maestri di felicità:

“Vorrei ora soffermarmi sul problema della formazione culturale e artistica della nostra gioventù, perché lo ritengo fondamentale per ogni target sociale. L’arte offre la calma, fa sognare, crea una comunicazione con l’oggetto che ti sta di fronte e ti responsabilizza nel volerlo mantenere per te e per gli altri. È un modo indiretto per identificarsi maggiormente con il proprio paese e la sua storia. In sintesi, ritengo l’educazione artistica molto formativa per la personalità giovanile. Fondamentale via di accesso e prezioso conto nella banca dei valori basilari di ogni essere umano.
Ritengo che l’educazione a scoprire il bello crei un desiderio di conoscerne anche la storia, una spinta indiretta a leggere, a parlarne in casa e fuori. Il bello entra così a poco a poco come elemento importante nei discorsi dei ragazzi, insieme al calcio, alla musica, alla discoteca, e il suo ricordo si propone sempre come un elemento di equilibrio. Ecco perché nel progetto di vacanze occorre assolutamente introdurre un breve viaggio artistico. E lungo il suo itinerario e nel suo programma bisogna saper inventare quello stimolo che entusiasmi i ragazzi”.

Giovanni Bollea, Genitori grandi maestri di felicità, Feltrinelli, Milano 2005, p. 96.

domenica 13 febbraio 2011

piccole donne

questo è il parere dell'adolescentina sulla manifestazione del 13 febbraio in piazza castello: "non capisco perché dobbiate andare in piazza per parlare di questa cosa sul corpo delle donne. quelle che si vendono sono stupide, ma è loro diritto farlo e hanno libertà di scelta. andate piuttosto a buttare berlusconi giù dal suo piccolo trono". ho creato un mostro.

sabato 29 gennaio 2011

florilegi contemporanei_educazione della prole


RAGAZZE DOTATE DI SENSO PRATICO
Do ut des, cioè
Iris: Un cliente, però, cioè, ci vuole anche in un rapporto come il nostro cioè, è un dare e avere, qua io do la figa e non ho un cazzo, cioè
Iris Berardi, nata il 29.12.1991, abile al lavoro
Conversazione telefonica del 14 ottobre 2010 con Roberto, un cliente che si crede un fidanzato

GENITORI DOTATI DI SENSO PRATICO
Cuore di mamma
Iris: Tra un po’ dovevo mettermi a piangere per avere quello che ho avuto oggi.
Madre: Cosa ti ha dato? Cinque?
Iris: Sette
Iris Berardi, nata il 29.12.1991, abile al lavoro
Conversazione telefonica del 20 settembre 2010 con sua madre

GENITORI UOMINI DI MONDO
Cuore di papà
T.M.: Sì ma quello che mi ha, diciamo fatto pensare è che un conto che le cose avvengano in disparte no, un conto
Padre: Davanti a tutti??
T.M.: Sì sì ma te la dico in una parola per essere fini... un puttanaio
Padre: Ma ho già capito... un’orgia.
T.M.: No, no, no, no, no, non no alt no però cioè hai capito diciamo che gli approcci erano quelli però non è che c’è niente di...
Padre: Ah gli approcci erano quelli
T.M.: Però sì, sì, sì, sì
Padre: Tipo mani in mezzo alle gambe robe così?
T.M.: Sì quelle robe se dai
Padre: Anche lui?
T.M.: No no, no, no solo lui
Padre: Solo lui
T.M.: Verso le verso le 20 che c’erano
Padre: Solo lui mmhh
T.M.: C’era il suo amico (incomprensibile sembra lecchino)
Padre: Va bene va bene va bene ho capito
T.M., ex compagna di scuola di Nicole Minetti, invitata a una festa presso la casa di Silvio Berlusconi 
Conversazione telefonica del 20 settembre 2010 con suo padre

fonte: Invito per la presentazione di persona sottoposta ad indagini inoltrato dalla Procura della Repubblica di Milano a Silvio Berlusconi, 13 gennaio 2011.






mercoledì 1 dicembre 2010

strofinacci e belle sciarpe

scorro sui quotidiani le immagini degli animatori della più che legittima protesta contro la riforma gelmini, aderisco nella sostanza ma avrei qualcosa da eccepire riguardo alla forma.

1. non mi spiego il fatto che moltissimi tra gli studenti portino al collo una sorta di orrendo strofinaccio, uguale per tutti, nella fattispecie a motivi bianchi e neri, tristemente rammemorante di certi loschi figuri la cui massima ambizione è farsi saltare in aria alla ricerca di improbabili paradisi ripieni di latte e ragazze.

2. non condivido affatto la tendenza a fracassare vetrine.

insomma, direi che a una manifestazione si può partecipare agevolmente, e forse meglio, dopo essere passati dall'atelier della famiglia missoni (avendone lasciate intatte le vetrine, of course).

giovedì 18 novembre 2010

no gelmini day a milano, 17 novembre 2010_# 4

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