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mercoledì 14 novembre 2012

albanacco_carlo emilio gadda

oggi è anche il compleanno di carlo emilio, che compie centodiciannove anni. si guardi qui, qui e qui.
poi, se si abita a milano, si vada qui.

albanacco_astrid lindgren

oggi compie centocinque anni astrid lindgren.

giovedì 31 maggio 2012

albanacco_walt whitman

click on the pic. courtesy the walt whitman archive
 
To You

Stranger! if you, passing, meet me, and desire to
speak to me, why should you not speak to me?
And why should I not speak to you?

Leaves of Grass, 1867

compie oggi centonovantatré anni l’immortale walt whitman, il cantore dell’uomo comune, il quale un certo giorno, mentre faceva il carpentiere a brooklyn, lesse il saggio The Poet, di ralph waldo emerson, in cui si dichiarava che gli stati uniti avevano bisogno di un poeta che ne cogliesse adeguatamente lo spirito, e decise che quel poeta era lui.
il poeta, dice emerson, è “colui che dice, che impartisce i nomi e rappresenta la bellezza. È un re, e in quanto tale risiede al centro”. e per avere un’idea dell’influenza di emerson sul verso libero al sapore di prosa di walt: “[…] Poiché non è il metro, ma un argomento che produce un metro a fare una poesia: un pensiero talmente appassionato e vivo che, come lo spirito di una pianta o di un animale, ha un’architettura intrinseca, e adorna la natura di cose nuove. Il pensiero e la forma sono pari nell’ordine del tempo, ma nell’ordine della genesi il pensiero precede la forma. Il poeta detiene un pensiero nuovo; ha tutta un’esperienza nuova da dispiegare; ci parlerà di come l’ha vissuta, e la sua fortuna farà più ricchi tutti gli uomini”. (ho fatto una rapida traduzione dalla versione di The Poet che si può trovare e prelevare qui. non so se il testo esista già in italiano, ma la cosa in questa sede è ininfluente).

in quanto tipografo, walt whitman compose da solo la maggior parte del testo di Leaves of Grass, per giunta – alfiere del self publishing, però molto riuscito – pubblicandone a sue spese 795 copie.
quando ebbe scoperto che whitman aveva preso a lavorare per il ministero dell’interno (si era trasferito a washington dopo la guerra civile), il senatore dello iowa james harlan lo fece licenziare, definendolo tra l’altro “un uomo pessimo” e “un libero amatore”.
walt fu l’editor di sé stesso: aggiunse testi e rivide quelli già esistenti della sua opera maggiore fino alla morte: l’edizione finale, l’ottava, uscì nel 1891.
consultate l’archivio walt whitman. leggete Leaves of Grass, scaricate gli Essays di Emerson che contengono The Poet, esaltatevi ed emozionatevi alle parole dei padri degli Stati Uniti. God Bless America.

mercoledì 25 aprile 2012

ella, ella, ella

 Il 25 aprile di novantacinque anni fa nasceva Ella Fitzgerald, di cui mi piace ricordare l’interpretazione di You’re the Top di Cole Porter, lo swing più letterario, artistico e culinario, e insieme più pop, mai dedicato a una persona amata. Leggete il testo sotto il video.
You're the Top
Cole Porter
At words poetic, I’m so pathetic
That I always have found it best,
Instead of getting ‘em off my chest,
To let ‘em rest unexpressed,
I hate parading my serenading
As I’ll probably miss a bar,
But if this ditty is not so pretty
At least it’ll tell you
How great you are.
You’re the top!
You’re the Coliseum.
You’re the top!
You’re the Louvre Museum.
You’re a melody from a symphony by Strauss
You’re a Bendel bonnet,
A Shakespeare’s sonnet,
You’re Mickey Mouse.
You’re the Nile,
You’re the Tower of Pisa,
You’re the smile on the Mona Lisa
I’m a worthless check, a total wreck, a flop,
But if, baby, I’m the bottom you’re the top!
Your words poetic are not pathetic.
On the other hand, babe, you shine,
And I can feel after every line
A thrill divine
Down my spine.
Now gifted humans like Vincent Youmans
Might think that your song is bad,
But I got a notion
I’ll second the motion
And this is what I’m going to add;
You’re the top!
You’re Mahatma Gandhi.
You’re the top!
You’re Napoleon Brandy.
You’re the purple light
Of a summer night in Spain,
You’re the National Gallery
You’re Garbo’s salary,
You’re cellophane.
You’re sublime,
You’re turkey dinner,
You’re the time, the time of a Derby winner
I’m a toy balloon that’s fated soon to pop
But if, baby, I’m the bottom,
You’re the top!
You’re the top!
You’re an arrow collar
You’re the top!
You’re a Coolidge dollar,
You’re the nimble tread
Of the feet of Fred Astaire,
You’re an O’Neill drama,
You’re Whistler’s mama!
You’re camembert.
You’re a rose,
You’re Inferno’s Dante,
You’re the nose
On the great Durante.
I’m just in a way,
As the French would say, “de trop”.
But if, baby, I’m the bottom,
You’re the top!
You’re the top!
You’re a dance in Bali.
You’re the top!
You’re a hot tamale.
You’re an angel, you,
Simply too, too, too diveen,
You’re a Botticelli,
You’re Keats,
You’re Shelly!
You’re Ovaltine!
You’re a boom,
You’re the dam at Boulder,
You’re the moon,
Over Mae West’s shoulder,
I’m the nominee of the G.O.P.
Or GOP! But if, baby, I’m the bottom,
You’re the top!
You’re the top!
You’re a Waldorf salad.
You’re the top!
You’re a Berlin ballad.
You’re the boats that glide
On the sleepy Zuider Zee,
You’re an old Dutch master,
You’re Lady Astor,
You’re broccoli!
You’re romance,
You’re the steppes of Russia,
You’re the pants, on a Roxy usher,
I’m a broken doll, a fol-de-rol, a blop,
But if, baby, I’m the bottom, You’re the top!

domenica 22 aprile 2012

albanacco_immanuel kant

courtesy arcadiaclub.com
 Duecentottantotto anni fa nasceva in Germania Immanuel Kant. Per un suo esilarante ritratto ricorriamo alla penna di Giorgio Dell’Arti, che lo tratteggia sulla “Stampa” del 29 ottobre 2011 traendo a sua volta materiale dalla Vita sessuale diKant, scritta da Jean-Baptiste Botul, il filosofo immaginario creato da Frédéric Pagès e pubblicato nel 2011 da Il nuovo melangolo.

Anagrafe
Immanuel Kant, nato a Königsberg il 22 aprile 1724. Padre: Johann-Georg, sellaio. Madre: Anna Regina Reuter. Otto fratelli, di cui quattro morti bambini. Abitante a Königsberg, in via Prinzessinen. Professione: prima domestico, poi professore di filosofia. Altezza: un metro e cinquanta. Segni particolari: un petto alto e stretto, che lo predispone alla malinconia. Una nocetta flebile e a mala pena inudibile. Spalla sinistra un po’ troppo bassa. Ha approvato la Rivoluzione francese (1789). S’intende di qualsiasi cosa, ed è interpellato su tutto. Nel 1774, dovendosi montare un parafulmine in cima alla chiesa, vennero a chiedergli istruzioni.

Cattedra
No alle offerte di una cattedra a Halle, Jena, Erlangen, Mittau. Sua ossessione: vivere il più a lungo possibile. Tra le numerose pratiche da mettere in atto a questo scopo: non viaggiare. Non andò infatti mai oltre Pillau, a 40 chilometri di distanza, e campò in effetti ottant’anni.

Donne
Kant “non si innamorò mai, restò scapolo tutta la vita, non ebbe né amanti né mogli”. Impassibile davanti a un corpo di donna, come Newton e Robespierre.

Colazione
Ore cinque. Kant è già al tavolo della colazione. Due o tre tazze di tè, qualche tiro di pipa. Cinque soli minuti per passare dal letto alla tavola? Sì, perché “il ritorno alla dimensione umana può essere una trappola. […] Occorre sradicare il risveglio come un’erbaccia.

Passeggiata
Pranzo all’una, senza parlare di filosofia. “Sonnolenza postprandiale e sonno profondo sono nemici del filosofo. Bisogna difendersi. Per combattere contro il torpore pomeridiano l’unico rimedio è la passeggiata”. La famosa passeggiata. Sempre lo stesso percorso, da casa alla fortezza di Friedrichsburg, sempre alla medesima ora, tanto che vedendolo passare gli abitanti di Königsberg regolano gli orologi. Kant cammina lento, attentissimo a non sudare, perché il sudore fa parte di quegli umori del corpo che è necessario risparmiare. Waslawski: “Se in una notte particolarmente calda notava la minima traccia di sudore sul suo corpo ne parlava come di un incidente increscioso”.

Saliva Altro umore da trattenere: la saliva. “Sputare è un vero spreco”. Respirare possibilmente a labbra chiuse per risparmiare saliva. La saliva inghiottita è purgativa. […]

Sperma Idem per lo sperma. “La masturbazione è una pratica quasi suicida”. “Il cervello è solo midollo. Cos’è il midollo se non una riserva di sperma? […] Saliva, sudore, sperma: non si butta via niente. Conservare lo sperma fa bene alle corde vocali”.

[…]

Notte Sono le 22. Kant si corica. Borowski: “Innanzi tutto si sedeva sul letto e vi scivolava dentro, poi tirava un lembo della coperta al di sopra della spalla, dietro la schiena, fino all’altra spalla, sotto di lui e fino alla pancia. Così, avvolto come in un baccello, attendeva il sonno”. Nel buio, una corda gli fa da guida tra letto e bagno. Per addormentarsi ripete come un mantra il nome di Cicerone.

[…]

sabato 21 aprile 2012

albanacco_charlotte brontë

La copertina della prima edizione di Jane Eyre
Charlotte Brontë nasceva centonovantasei anni fa a Thornton, nello Yorkshire, figlia di un reverendo un po' eccentrico che, come narra la vita della sorella Emily premessa all'edizione Garzanti di Cime tempestose del 1965, "svegliava i suoi bambini sparando ogni mattina un colpo di pistola fuori dalla finestra".
 Propongo di seguito, per festeggiare il genetliaco della figlia dell'ecclesiastico sparatore, un brano da Jane Eyre (Smith, Elder and Co., London 1847), da cui si evince che i libri possono anche fare molto molto male.
 

John non voleva molto bene né alla madre né alle sorelle.
Io poi gli ero antipatica; mi maltrattava e mi puniva, non due o tre volte la settimana, non due o tre volte al giorno, ma sempre; ognuno dei miei nervi aveva paura di lui, ogni brano della mia carne e delle mie ossa fremeva allorché egli si accostava a me.
Vi erano momenti in cui divenivo selvaggia per il terrore che mi ispirava, perché non sapevo a chi ricorrere contro le sue minaccie e le sue punizioni. I servi non avrebbero voluto prendere le mie difese per non offendere il loro giovine padrone, e la signora Reed su quell’argomento era cieca e sorda, ella fingeva di non accorgersi quando mi picchiava o m’insultava, benché egli ciò facesse spesso in presenza di lei, ma più spesso quando non c’era.
Essendo assuefatta ad ubbidire a John, mi accostai alla seggiola sua. Egli stette tre minuti a mostrarmi la lingua, allungandola quanto più poteva, sapevo che stava per picchiarmi e spiavo sulla sua brutta faccia il momento in cui la collera gli avrebbe fatto allungare la mano.
Credo che s’accorgesse del mio pensiero, perché a un tratto si alzò senza dir parola, e mi colpì duramente.
Barcollai e poi rimettendomi in equilibrio, mi allontanai di un passo o due dalla sua sedia.
— Questo è per l’impudenza con cui avete risposto alla mamma, — mi disse, — e per esservi nascosta dietro la tenda e per lo sguardo che avevate negli occhi poco fa, talpa!
— Assuefatta com’ero agli insulti di John, non mi venne neppur l’idea di rispondergli; ponevo ogni cura invece nel sopportare coraggiosamente il colpo, che avrebbe tenuto dietro all’insulto.
— Che cosa facevate dietro la tenda? — mi domandò.
— Leggevo.
— Fatemi vedere il libro.
— Mi diressi verso la finestra per prenderlo.
— Non c’è bisogno che prendiate i nostri libri; dipendete da noi, dice la mamma; non avete quattrini, vostro padre non vi lasciò nulla; dovreste andare ad accattare invece di star qui con noi, che siamo figli di signori, di mangiare i medesimi cibi che mangiamo e di esser vestita alle spese della mamma. Ora v’insegnerò a frugar nella mia biblioteca, perché questi libri sono miei, tutto mi appartiene in casa, o mi apparterrà fra pochi anni. Andate vicino alla porta, lontano dallo specchio e dalla finestra.
Ubbidii senza sapere che intenzione avesse; ma quando vidi che alzava il libro e far atto di gettarmelo contro, mi tirai istintivamente da parte, mandando un grido d’allarme. Non fui però abbastanza pronta; il volume volò per aria e mi colpì nella testa; io caddi e battendo nello spigolo della porta mi ferii.
La ferita sanguinava ed io provai un gran dolore: ma il terrore era svanito per dar luogo ad altri sentimenti.
— Perfido e crudele ragazzo! — dissi, — siete simile a un assassino, a un guardiano di schiavi, a un imperatore romano!
Avevo appunto letto la storia di Roma di Goldsmith e mi ero fatta un concetto di Nerone, di Caligola, che non credevo di dover esporre mai a voce alta.
— Come! Come! — esclamò. — Dice a me forse? L’avete sentita, Eliza, Georgiana? Vado a dirlo a mamma, ma prima...
Egli si slanciò contro di me, e mi sentii afferrare per i capelli e per le spalle con disperato furore. Io vedevo realmente in lui un assassino, un tiranno. Sentii scendermi dalla testa e cadere sul collo una o due gocce di sangue e provai un’acuta sofferenza; queste sensazioni per un momento dominarono la paura e mi resero furente.
Non so dire quello che io facessi con le mani, ma John mi chiamava: “Talpa!
Talpa!” e continuava a insultarmi. Egli fu subito soccorso.
Eliza e Georgiana erano corse a chiamar la mamma, che era salita al piano superiore. La signora Reed entrò durante quella scena, seguita da Bessie e da Abbot, la cameriera. Ci separarono ed io sentii dire:
— Dio mio, che orrore! Percuotere il signorino John!
— Avete mai visto una rabbiosa come questa?
Allora la signora Reed soggiunse:
— Portatela nella camera rossa e chiudetevela dentro.
Quattro mani mi afferrarono e io fui trascinata su per le scale.  

lunedì 16 aprile 2012

albanacco_anatole france

courtesy etc.usf.edu
compie oggi centosessantotto anni il premio nobel per la letteratura anatole france, figlio di un libraio antiquario e padre di sylvestre bonnard, a sua volta padre nobile della meritoria casa editrice milanese come lui intitolata.

lunedì 2 aprile 2012

albanacco_émile zola

oggi émile zola avrebbe compiuto 172 anni; il 29 settembre di quest'anno ricorreranno i 110 anni dalla sua morte. zola fu un instancabile scrittore e giornalista; una sua biografia si può leggere qui. diceva a proposito dello stile: "Lo stile si forgia sulla terribile incudine delle scadenze quotidiane... L'artista è nulla senza il dono, ma il dono è nulla senza il lavoro". si schierò con alfred dreyfus, capitano dell'esercito francese accusato ingiustamente di tradimento, pubblicando sull'"Aurore" la celeberrima lettera J'accuse, il cui testo si può leggere qui.

di seguito, tratto dalle Nuove storielle a Ninetta (Nouveaux contes à Ninon, 1874), un romantico brano sulle fatiche del giornalismo e della scrittura.

" ... Io ti lasciai, lasciai codesta Provenza della quale tu eri l’anima, e fosti tu, tu quella, che, nella vigilia della lotta, io invocavo come una buona santa. Tu fosti il mio primo libro. Esso era tutto pieno della tua esistenza, tutto olezzante del profumo de’ tuoi capelli. Tu mi avevi inviato alla battaglia, con un bacio sulla fronte, da intrepida amante che vuole la vittoria del soldato che ama. E io, io non ricordavo di continuo che quel bacio, io non pensavo che a te, non potevo parlare che di te.
Dieci anni sono trascorsi. Ah! mia cara anima, quante tempeste rumoreggiarono, quanta acqua nera, quanti frantumi son passati da quel tempo sotto i ponti crollanti de’ miei sogni! Dieci anni di lavori forzati, dieci anni d’amarezze, di colpi dati e ricevuti, di perpetua battaglia! Io ho il cuore e il cervello tutto sfregiato di ferite. Se tu vedessi il tuo innamorato d’un tempo, quel disinvolto fanciullone che sognava di spostare le montagne con un buffetto, se tu lo vedessi passare nel pallido chiaror di Parigi, con la faccia terrea, sbalordito per stanchezza, tu tremeresti a verga a verga, mia povera Ninetta, rimpiangendo i chiari soli e gli ardenti meriggi spenti per sempre. Certe sere, sono così affranto, che ho una voglia codarda di sedermi sull’orlo della strada, disposto ad addormentarmi per sempre nel fosso. E sai tu, Ninetta, ciò che senza posa mi spinge avanti, ciò che mi rende animoso in qualunque debolezza? È la tua voce, o mia adorata, la tua voce lontana, il tuo filo di voce pura che mi ripete i miei giuramenti.
Certo, io ti so fanciulla coraggiosa. S’io ti mostro le mie piaghe, tu non potrai che armarmi di più. Lamentarmi con te mi darà sollievo, mi consolerà. Io non ho lasciato la penna un sol giorno, o amica mia; io mi sono, battuto come il soldato che deve guadagnarsi il pane; e, se la gloria verrà, essa m’impedirà di mangiare pane stantìo. Quali còmpiti ingrati, la nausea dei quali mi monta ancora alla gola! Per dieci anni, io ho alimentato, come tanti altri, col meglio di me stesso, la fornace del giornalismo. Di sì immane fatica, non resta nulla, tranne un poco di cenere! Foglie gettate al vento, fiori caduti nel fango, accozzaglia del meglio e del peggio, impastati nel truogolo comune. Ho trattato tutto; mi sono sporcate le mani in questo torrente di torbida mediocrità che trabocca. Il mio amore di assoluta indipendenza sanguinava in mezzo a tali scimunitaggini, così gravide d’importanza alla mattina e così dimenticate alla sera. Mentre io sognavo qualche colpo di pollice eterno dato nel granito, qualche opera vitale piantata, ritta per sempre, soffiavo delle bolle di sapone ch’eran disciolte dall’ala delle mosche ronzanti al sole. Io sarei sdrucciolato nell’inebetimento del mestiere, se, nel mio amore per la forza, io non avessi avuto un conforto: quello che codesta produzione incessante mi rompeva a tutte le fatiche.
Poi, amica mia, io m’ero armato per la guerra! Tu non potresti credere quali ondate di collera in me sollevava l’imbecillità! Io aveva la passione delle mie idee: io avrei voluto cacciare i miei convincimenti nella gola altrui. Un libro mi ammalava, un quadro mi faceva disperare come una pubblica catastrofe; io viveva in una battaglia continua d’ammirazione e di disprezzo. E all’infuori della letteratura, all’infuori dell’arte, il mondo per me non esisteva. ..."

mercoledì 30 novembre 2011

albanacco_mark twain

Il 30 novembre ha proprio dato all'umanità la crème de la crème. Ricorre oggi anche il genetliaco di Mark Twain, che compirebbe centosettantasei anni. Ed ecco come, nel suo Tom Sawyer, un libro si rivela foriero di grandi disgrazie: "Il maestro, il signor Dobbins, era arrivato all’età matura con un’ambizione inappagata. Il più vivo dei suoi desideri era quello di diventare medico, ma la povertà aveva deciso che non potesse essere niente di più di un modesto maestro di scuola di villaggio. Ogni giorno egli toglieva dal cassetto della cattedra un libro misterioso e, quando non faceva ripetere la lezione agli scolari, si calava nella lettura. Teneva quel libro sotto chiave. E non v’era un solo monello, nella scuola, che non morisse dalla voglia di dargli un’occhiata; ma l’occasione non si presentava mai. Tutti i ragazzi e tutte le bambine avevano una loro teoria a proposito di quel libro; ma non v’erano due di quelle teorie che fossero uguali, e non esisteva il modo di accertare la verità al riguardo. Ora Becky, mentre stava passando accanto alla cattedra, situata vicino alla porta, notò che la chiave del cassetto era infilata nella serratura! Si trattava di un’occasione preziosa, da non perdere. La bambina si guardò attorno, constatò di essere sola, e, un momento dopo, aveva il libro tra le mani. Il frontespizio – Anatomia, del professor tal dei tali – non le disse niente, e pertanto ella cominciò a sfogliare il volume. Le capitò subito sotto gli occhi una tavola mirabilmente incisa e colorata, una figura umana. In quello stesso attimo, un’ombra si posò sulla pagina e Tom Sawyer varcò la soglia dell’aula e intravide la tavola a colori. Becky fece un movimento violento per chiudere il libro ed ebbe la sfortuna di lacerare fino a metà la pagina a colori. Gettò il volume nel cassetto, girò la chiave, e scoppiò in lacrime per la vergogna e l’irritazione.
«Tom Sawyer, sei davvero perfido. Spiare la gente per vedere quello che sta guardando!»
«Come potevo sapere che stavi guardando qualcosa?»
«Dovresti vergognarti, Tom Sawyer; sai benissimo che ora mi farai la spia! E, oh, che cosa sarà di me? Che cosa sarà di me? Il maestro mi frusterà, e non sono mai stata frustata a scuola!»
Poi batté il piedino sul pavimento e soggiunse:
«Sii pure così malvagio, se vuoi! Io so qualcos’altro che succederà. Aspetta e vedrai! Sei odioso, odioso, odioso!» e corse fuori dell’aula con una nuova esplosione di pianto.
Tom rimase immobile, alquanto confuso da tanta aggressività. Poi si disse: “Che strana e stupida ragazzina è mai questa! Non l’hanno mai frustata a scuola! E con questo? Cos’è mai una frustatina? Ma le femmine sono fatte così... hanno la pelle tenera e una gran fifa di tutto. Be’, naturalmente non andrò a raccontare al vecchio Dobbins quello che ha fatto quella stupidella, perché esistono altri modi per pareggiare i conti che non sono così vili. Ma non servirà a niente lo stesso. Il vecchio Dobbins domanderà chi è stato a strappare il libro. E nessuno aprirà bocca. Lui farà, allora, quello che fa sempre... ripeterà la domanda a tutti uno dopo l’altro, e quando sarà arrivato alla colpevole se ne accorgerà, anche se lei non dirà niente. Le ragazze si tradiscono sempre con l’espressione della faccia. Non hanno spina dorsale le femmine. E Becky verrà punita. Oh, sì, si trova proprio nei guai, Becky Thatcher, perché non ha vie d’uscita.” Tom rifletté sulla situazione ancora per un momento, poi soggiunse, tra sé e sé: “Oh, peggio per lei; sarebbe contenta se fossi io a trovarmi in questo pasticcio... se la cavi per suo conto, dunque”.

albanacco_jonathan swift

Compie oggi trecentoquarantaquattro anni Jonathan Swift. Ed ecco come legge il suo Gulliver nel paese di Brobdingnag: "L'arte della stampa è nota loro da tempo immemorabile, come ai cinesi; ma le loro biblioteche non sono gran che grandi. La maggiore, quella del re, conta appena mille volumi disposti in fila in una galleria lunga milleduecento piedi. Io potevo andarvi a leggere tutti i libri che mi piaceva. Lo stipettaio della regina mi aveva fabbricato una specie di scaleo alto venticinque piedi, con certi gradini larghi cinquanta. Mi ponevano il libro aperto appoggiato al muro, e lo scaleo di fronte ad esso a dieci piedi di distanza; quindi io salivo sul gradino più alto, con lo sguardo volto verso il libro, e cominciavo a camminare sul gradino da destra a sinistra, leggendo le prime righe in alto della pagina; poi, quando le righe erano scese sotto il livello della mia vista, scendevo sul gradino seguente, e così a poco a poco arrivavo in fondo alla pagina e alla scala. Per leggere la pagina seguente risalivo fino in cima, e quando l'avevo terminata, voltavo il foglio con ambo le mani, senza grande fatica, perché era spesso quasi come il cartone; i libri più grossi non sorpassavano i diciotto o venti piedi d'altezza."

martedì 29 novembre 2011

albanacco_louisa may alcott

Compie oggi centosettantanove anni Louisa May Alcott. I suoi professori si chiamavano Nathaniel Hawthorne, Ralph Waldo Emerson, Henry David Thoreau. Ed ecco il brano che ha fatto e fa dire a parecchie signore della mia generazione "Io, tra le piccole donne, mi identifico con Jo":
"Jo, Jo, dove sei", gridò Meg dal fondo delle scale. "Qui", rispose una voce dall’alto e correndo su Meg trovò sua sorella in soffitta, ove tutta imbacuccata in un vecchio scialle, se ne stava seduta su di una poltrona presso alla finestra, mangiando mele e lacrimando sulla misera sorte dell’eroe del romanzo che stava leggendo. Questo era il cantuccio prediletto di Jo; il luogo ove si rifugiava spessissimo con una provvista di mele in tasca ed un bel libro, per poter leggere a suo bell’agio e bearsi nella società di un minuscolo topo che non aveva alcuna paura di lei. Appena vide comparire Meg, il topino si rifugiò nel suo buco e Jo, asciugandosi gli occhi e la faccia col fazzoletto, domandò quale fosse la causa dell’improvvisa interruzione. "Oh! Jo, che bellezza! la signora Gardiner ci ha mandato l’invito per la sua festa da ballo di domani sera!", esclamò Meg, e mamma ci ha dato il permesso di andare. Che cosa ci mettiamo?" "Che bisogno c’è di far questa domanda, quando sai benissimo che dovremo metterci i nostri soliti vestiti! Non ne abbiamo altri!", rispose Jo a bocca piena. "Se potessi avere un vestito di seta! Mamma me ne ha promesso uno quando avrò diciotto anni, ma ho da allungare il collo! Due anni non sono mica un giorno!", sospirò Meg. "I nostri vestiti sembrano di seta e sono in buonissimo stato: il tuo è quasi nuovo; ma... a proposito: mi scordavo della bruciatura e dello strappo nel mio! Come devo fare? Quella bruciatura è proprio nel mezzo della schiena! E non posso neanche accomodarla!" "Bisognerà che tu stia sempre seduta; il davanti sta benone! Io ho un magnifico nastro nuovo per legarmi le trecce e mamma mi presterà la sua spilletta d’oro; le mie scarpine, debbo dire la verità, sono proprio eleganti: i miei guanti potrebbero essere più puliti, ma mi dovranno servire!" "I miei sono tutti sciupati e non posso comprarne un altro paio; perciò starò senza", disse Jo, che non si curava mai del vestiario. "Tu devi avere assolutamente un paio di guanti! Se non li hai io non vengo", disse Meg. "I guanti sono una delle cose più importanti perché, senza quelli, non puoi ballare e se non ballassi mi dispiacerebbe troppo!" "Starò seduta! che cosa me ne importa? Tu sai benissimo che fare quegli stupidi balli in giro non mi piace; io mi diverto soltanto quando posso saltare, far capriole e divertirmi a modo mio!"

giovedì 3 novembre 2011

albanacco_walker evans






compirebbe oggi 108 anni walker evans, il padre nobile di “cosedalibri”.

temo, con la pubblicazione di queste immagini, di aver violato la legge sul copyright non so quante volte, ma ne valeva la pena.
 

sabato 29 ottobre 2011

albanacco_james boswell

"Così il dottor Johnson propose di definire la parola 'avena': 'Un cereale che normalmente in Inghilterra viene dato ai cavalli, ma in Scozia serve a nutrire gli uomini'. E io risposi: "Certo, ed è per questo che l'inghilterra ha cavalli eccellenti, e la Scozia uomini eccellenti".
James Boswell, The Life of Samuel Johnson, LL.D., 1791

Ricorre oggi il compleanno dello scozzese Jamie Boswell, che compirebbe 271 anni. Incontrò il dottor Johnson ("Dictionary Johnson") all'età di ventitré anni, nel retrobottega della libreria di Tom Davies, al numero di di Russell Street, a Covent Garden. Da allora rimase costantemente al suo fianco, prendendo appunti per la sua insuperata biografia monstre del bizzarro intellettuale. Si deve a lui la nostra conoscenza ravvicinata (tic, irascibilità, amenità ed effluvi di varia natura compresi) dell'uomo che ci ha consegnato l'imperituro Dictionary of the English Language.
The Life of Samuel Johnson non può assolutamente mancare sui nostri comodini: si gusta in pillole o in lunghe sedute, come si crede e come suggerisce l'estro. Enjoy.

martedì 18 ottobre 2011

albanacco_choderlos de laclos

"Taranto, lunedì 11 luglio 1803

Cara amica,
Da due giorni, riceviamo come ospite nel nostro palazzo, il Generale Laclos. Vi vedo già sorridere, cara amica, alla notizia che l'autore delle "Relazioni pericolose" dimori nella nostra casa. Non vi dovete ingannare. Credo, difatti, che sia stato versato molto veleno su questo povero Laclos e non vedo in lui niente del truce Valmont. È un uomo di alta statura, di bell'aspetto, ma dagli occhi sognanti. È arrivato in questa casa con molta stanchezza e un po' malato. Gli abbiamo fatto trovare le pietanze più fresche e più delicate, ma non dimostra un grande appetito. È molto discreto e riservato. Torna la sera, cena leggermente e passa il resto del tempo a scrivere lunghe lettere alla sua amata sposa. Vedete, dolce amica, quanto la brutta fama di questo libro abbia potuto nuocere alla carriera di questa persona. Lo hanno accusato della stessa malizia di Monsieur De Sade. La regina Maria Antonietta non fece scrivere il suo nome, né il titolo del romanzo sulla copertina dell'esemplare che possedeva. Il Generale Laclos è stato sconfessato dalla nobiltà francese che si è rifiutata di riconoscersi sotto i tratti dei suoi personaggi. Ieri sera abbiamo avuto una lunga conversazione. Mio marito l'aveva accompagnato per fare alcune spese per la sua famiglia. È tornato apparentemente soddisfatto e ci ha ringraziati dei doni ricevuti. Per sua moglie abbiamo pensato a un paio di guanti di lana pinna. Il Generale Laclos mi ha detto che i dintorni di Taranto sono molto belli, ma che non riesce a capire perché la città stessa è così sporca e maleodorante. Giudicando dall'eccellente qualità e manodopera dei guanti, mi ha comunicato il suo stupore che non esista una fabbrica di bisso e che il lavoro sia fatto interamente a mano dalle donne dei pescatori. Peccato che un lavoro così perfetto non sia più conosciuto e meglio sfruttato. Ciò gli ha fatto pensare a se stesso, ha aggiunto. Il suo destino è stato sempre quello di lavorare sotto il nome di altri. L'ho trovato un poco melanconico: sua moglie e i suoi figli gli mancano, profondamente. Mi ha mostrato il ritratto di sua moglie, chiuso all'interno di un medaglione. È adorabilmente carina, bruna, lo sguardo scuro ma vivace, molto più giovane del Generale. Mi ha detto che si rallegrava ogni giorno di averla incontrata e che ella sola gli dava felicità. Vedete, cara amica, come è innamorato il Generale Laclos.
La vostra amica Baronessa Teresa de Sinno."

Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos, l'autore della Liaisons dangereuses, compirebbe oggi 270 anni. sono molto fiera di provenire dal luogo in cui lui è morto, per quanto non possa fare a meno di rilevare che i suoi commenti sulla città sporca e maleodorante si potrebbero applicare a tutt'oggi a una serie di zone dell'ameno loco dei due mari. con la contemporanea aggravante del cancro da italsider.


giovedì 22 settembre 2011

albanacco_antonio saura

Antonio Saura, Femmefauteil, 1988
Pablo Picasso, Femme au fauteil no. 4, 1949
ricorre oggi il genetliaco dell'artista spagnolo antonio saura, che compirebbe ottantuno anni ma non può, dato che è morto nel 1998. ha aderito al surrealismo, ha prodotto una serie di femmefauteils (però quelle di picasso erano più belle), quadri, sculture, illustrazioni per libri (tra gli altri kafka e cervantes) e una piccola serie di commenti grafici ad articoli di giornali, selezionati da saura nel corso del 1994, molto accattivanti, dal titolo nulla die sine linea, che si possono vedere qui.

lunedì 19 settembre 2011

albanacco_william golding

 "Accettavano i piaceri del mattino, il bel sole, il palpito del mare, l'aria dolce, come il tempo adatto per giocare, un tempo in cui la vita era così piena che si poteva fare a meno della speranza".
Il signore delle mosche, 1954

oggi ricorre il compleanno di William Gerald Golding, nato nel 1911 e morto nel 1993.

mercoledì 9 marzo 2011

albanacco_vita sackville-west

Vita Sackville-West a Milano, nel 1927. Courtesy allyoutouch.wordpress.com
Centodiciannove anni fa nasceva Vita Sackville-West, inglese appassionata di giardini e di Virginia Woolf, nonché autrice di Ogni passione spenta, da cui cito questo pezzetto  sulla maniera di fissare i pensieri:

"Una riunione di famiglia abbastanza formidabile: vecchi corvi neri, pensava Edith, la più giovane, che cascava sempre dalle nuvole e si affannava costantemente a costringere le cose entro la forma d'una frase, come se versasse acqua in una brocca, salvo che poi, invariabilmente, grossi goccioloni di significato e di sottointeso traboccavano, si rovesciavano per ogni dove e si perdevano. Tentare di ricuperarli dopo averli versati era inutile come cercare di tenere dell'acqua in mano. Forse, se uno avesse avuto un taccuino e una matita sempre pronti... ma allora il pensiero sarebbe andato perso mentre si cercava la parola esatta ...".
 Vita Sackville West, Ogni passione spenta, Il Saggiatore, Milano 2008

giovedì 24 febbraio 2011

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Un giovane Steve Jobs con mela lucente e capelli. Ricorre oggi il suo compleanno e ciò mi dà l'occasione per ribadire che senza i prodotti Apple proprio non si può vivere con stile. Segnalo pure l'imminente uscita di Steve Jobs – L’uomo che ha inventato il futuro, biografia del genio edita da Hoepli.

lunedì 21 febbraio 2011

albanacco_raymond queneau

"Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d'Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la situazione storica. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano ancora qua e là. Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due; poco distante un Gallo, forse Edueno, immergeva audacemente i piedi nella fresca corrente. Si disegnavano all'orizzonte le sagome sfatte di qualche diritto Romano, gran Saraceno, vecchio Franco, ignoto Vandalo. I Normanni bevevan calvadòs".

È l'incipit dei Fiori blu di Raymond Queneau, del quale ricorre oggi il centottesimo compleanno.

immagine courtesy biografiasyvidas.com

martedì 1 febbraio 2011

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Clark Gable e Carole Lombard. Immagine courtesy carolelombard.org
oggi è il compleanno di clark gable, che nasceva centodieci anni fa nell'ohio. per l'elenco delle sue cinque mogli e il resoconto della sua romanticissima storia d'amore con carole lombard, fate clic qui.