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giovedì 2 febbraio 2012

lasciate perdere trenta-quarantenni, scrittori senza opere,

occupazioni veterorivoluzionarie: oggi, a milano, è un giorno perfetto per celebrare il compleanno di james joyce.


"Era venuto il momento di mettersi in viaggio verso l'ovest. I giornali dicevano il vero: c'era neve dappertutto in Irlanda. Neve che cadeva su ogni punto dell'oscura pianura centrale, sulle colline senz'alberi; cadeva piana sulle paludi di Allen e più a occidente sulle fosche onde rabbiose dello Shannon. E anche là, sul cimitero deserto in cima alla collina dov'era sepolto Michael Furey. S'ammucchiava alta sulle croci contorte, sulle tombe, sulle punte del cancello e sui roveti spogli. E l'anima lenta gli svanì nel sonno mentre udiva la neve cadere lieve su tutto l'universo, lieve come la discesa della loro ultima fine su tutti i vivi, su tutti i morti."

James Joyce, I morti

mercoledì 11 agosto 2010

quei bravi ragazzi


gran frullato di mezzi pubblici, nei percorsi di chi scrive, in questo piacevolissimo agosto milanese, e gran varietà di lettori. le star della giornata sono senz'altro i due ragazzi in alto: quella a sinistra legge Emma di Jane Austen in lingua originale, mentre il riccetto a destra sulla banchina, che dio lo benedica, legge l'Ulisse di Joyce, tenendo molto opportunamente sotto il braccio la relativa guida all'opera. il businessman in grisaglia tiene in mano, di Stefano Baldi, Sia fatta la tua volontà, una storia tristissima di malattia pubblicata postuma dopo la morte del giovane autore. accanto a me (ma non ho potuto fotografarlo, morte e dannazione) un signore in bermuda legge uno Ian Fleming del 1955, Moonraker. e le signore in tram, dal centro a destra e in senso orario: Primo Levi, La chiave a stella; Massimo Gramellini, L'ultima riga delle favole; Benedetta Cibrario, Rosso vermiglio. Il caldo afoso è in netto calo, le attese per tram e metro sono più lunghe: momenti eccellenti per leggere.

venerdì 28 novembre 2008

c'era neve dappertutto

nel relativo silenzio di milano sotto la neve mi viene in mente james joyce:

"Era venuto il momento di mettersi in viaggio verso l'ovest. I giornali dicevano il vero: c'era neve dappertutto in Irlanda. Neve che cadeva su ogni punto dell'oscura pianura centrale, sulle colline senz'alberi; cadeva piana sulle paludi di Allen e più a occidente sulle fosche onde rabbiose dello Shannon. E anche là, sul cimitero deserto in cima alla collina dov'era sepolto Michael Furey. S'ammucchiava alta sulle croci contorte, sulle tombe, sulle punte del cancello e sui roveti spogli. E l'anima lenta gli svanì nel sonno mentre udiva la neve cadere lieve su tutto l'universo, lieve come la discesa della loro ultima fine su tutti i vivi, su tutti i morti."

James Joyce, I morti