aggavignare: avvinghiare, afferrare, abbrancare.
giovedì 14 maggio 2009
lunedì 11 maggio 2009
sì, viaggiare
"Quando ero giovane e avevo in corpo la voglia di essere da qualche parte, la gente matura m’assicurava che la maturità avrebbe guarito questa rogna. Quando gli anni mi dissero maturo, fu l’età di mezzo la cura prescritta. Alla mezza età mi garantirono che un’età più avanzata avrebbe calmato la mia febbre. E ora che ne ho cinquantotto sarà forse la mia vecchiaia a giovarmi. Nulla ha funzionato. Quattro rauchi fischi della sirena d’una nave continuano a farmi rizzare il pelo sul collo, e mettermi i piedi in movimento. Il rumore d’un aereo a reazione, un motore che si scalda, persino uno sbatter di zoccoli sul selciato suscitano l’antico brivido, la bocca secca, le mani roventi, lo stomaco in agitazione sotto la gabbia delle costole. In altre parole, non miglioro. Vagabondo ero, vagabondo resto. Temo che la malattia sia incurabile."John Steinbeck, Viaggio con Charley, Rizzoli, Milano 1974 (tradotto da Luciano Bianciardi, mica bruscolini).
domenica 10 maggio 2009
first families – mother’s pride
ora, nella mia famiglia c’è una adolescente che sin dalla culla è stata esposta alla carta stampata. diventata grande, questa ragazza ha imparato a usare internet: chatta con i suoi amici, guarda i suoi idoli pop su you tube, conosce i social network. usa anche word per scrivere le sue storie. in quarta elementare ha concepito un racconto epico, sfortunatamente mai sviluppato, intitolato La morte di Noemi e il sacrificio di Chiara (lo ammetto, è sempre stata un tantino bizzarra). e insomma quest’adolescentina era oggi nella casa di campagna di un’amica e a un certo punto mi ha telefonato dicendomi che non aveva portato con sé carta e penna e se per favore le prendevo un appunto circa una storia che le era venuta in mente, una roba horror ambientata in un ospedale. so cosa regalare all'atipica first baby per il suo compleanno.
martedì 5 maggio 2009
le fragili spalle dei nostri ragazzi
“there’s a sucker born every minute”: questa concisa affermazione, che si potrebbe tradurre letteralmente “nasce un deficiente ogni minuto” e, per estensione, “la madre dei cretini è sempre incinta”, è attribuita al grande Phineas Taylor Barnum. e in effetti quel tanto di effetto circense si trova, in queste affermazioni del nostro ministro per la pubblica istruzione (la fonte è adnkronos):"Con l’adozione dell’e-book diamo una mano alle famiglie e un sollievo ai nostri studenti. Il libro in versione digitale scaricabile da internet permetterà infatti ai genitori di risparmiare limitando al massimo la spesa per i libri di testo, e allo stesso tempo i nostri ragazzi non saranno più costretti ad andare a scuola caricando sulle spalle zainetti troppo pesanti".
"Proprio nei momenti di difficoltà economica come quelli che stiamo vivendo – rimarca il titolare del dicastero di viale Trastevere – è fondamentale andare incontro alle famiglie sfruttando tutte le opportunità che la tecnologia ci offre, e con l’E-Book le scuole potranno scegliere testi scaricabili dalla rete al posto del tradizionale libro stampato, più caro e anche più pesante per gli studenti".
"Già diverse case editrici – anticipa il ministro – hanno raccolto questa sfida didattica entrando nel mondo dell’E-book pubblicando in versione elettronica libri scolastici e anche famosi best-seller. Per rendere questo passaggio più semplice, il ministero sta lavorando per dotare le scuole di tutti gli strumenti necessari, primo tra tutti connessioni internet efficienti". Ma la novità che Mariastella Gelmini ribadisce è anche un’altra: "I testi adottati, sia in formato cartaceo che elettronico, non potranno essere cambiati per almeno 5 anni nella scuola primaria e 6 in quella secondaria. Questo per arginare quel fenomeno purtroppo molto diffuso delle nuove edizioni simili alle precedenti che le famiglie sono costrette ad acquistare buttando via libri quasi nuovi. Agli editori – sottolinea il ministro – resta comunque la possibilità di integrare i testi con appendici di aggiornamento".
un piccolo commento, per punti:
1. sento questa corbelleria del peso degli zaini da quando mia figlia faceva le elementari (durante gli anni dell’asilo la main issue era la temperatura dell’acqua dei rubinetti, da alcuni giudicata troppo bassa per le manine esangui dei nostri bambini). ore di riunioni di classe sprecate per parlare di questo argomento, tra le alte grida e i lamenti di madri prostrate. ma con tutte quelle belle attività sportive che praticano i giovani d’oggi, dal canottaggio nel naviglio alla biodanza, con tutto il plasmon che gli abbiamo dato, è possibile che non riescano a portare qualche chilo di libri per quindici minuti al giorno?
2. se c’è una voce di spesa che le famiglie non devono affatto limitare è quella per l’acquisto dei libri, scolastici o meno. ma che si faccia una campagna per limitare lo spreco di cibo o quello di cellulari superfichi lasciati nelle mani di adolescenti, per favore.
3. connessioni internet efficienti? nel mio caso familiare, sono dieci anni che i genitori (anch'io) di tutte le classi che mia figlia ha attraversato riforniscono periodicamente a spese proprie l’asilo, la scuola elementare, la scuola media di carta igienica, sapone e articoli vari che la scuola non riesce a comprare da sé. non mi risulta che ci sia un numero sufficiente di computer, nelle nostre scuole. figuriamoci se ce n’è uno per ogni alunno. la reale efficienza starebbe nel formare persone che formino persone col gusto della conoscenza, indipendentemente dal supporto.
4. ha pensato, il ministro, ai produttori di matite? come diavolo si fa a sottolineare, sull’e-book? certo, si può scaricare e stampare, e poi? questa cartaccia non rilegata si andrebbe ad aggiungere, almeno nel caso delle scuole elementari e medie, a quella pletora di schede mal tenute, con tutti quei quiz e quegli spazi per le crocette che sollevano lo studente pure dal compito di scrivere una frase compiuta. a furia di riempire puntini e scegliere tra a, b e c questi sventurati manco a scrivere in corsivo, imparano.
fine del cahier de doléances.
lunedì 4 maggio 2009
un tram che si chiama desiderio (di lettori)
stamattina sul tram numero due di fronte a me c'è una coppia di attempati signori che sembra uscita da un telefilm dell'ispettore derrick. lui, giacchetta di velluto e baffoni bianchi, mi ricorda un inquietante cameriere della birreria augustiner, sinistro nella sua normale germanità; lei ha un caschetto candido con la frangetta e gli occhi chiari e cattivi. ma, quel che è peggio, stamattina, sul due, non legge proprio nessuno.
professioni oscure - il redattore editoriale
ricevo dalla collega Amanda Robinson, editor della Pyramid Books, e pubblico volentieri. L’amorevole cura
Questa cura della bellezza esteriore che mi rimproverate è per me un metodo. Quando trovo una brutta assonanza o una ripetizione in una delle mie frasi, sono sicuro che sto sguazzando nel falso.
Gustave Flaubert
Il lavoro editoriale è attualmente svolto con tempi e criteri che si adattano faticosamente alla sua natura. Ciò che dovrebbe lentamente maturare e altrettanto lentamente sedimentare, essere ponderato, sottoposto alla lettura e alla visione altrui perché ne siano individuati i punti di debolezza viene in genere letteralmente scaraventato in un computer perché sia lavorato e prodotto e stampato nel più breve tempo possibile.
Nei casi, sempre più frequenti, in cui è obbligato a licenziare un volume che riconosce come manchevole, un sentimento di grande frustrazione assale il redattore coscienzioso. Sempre più spesso il tempo per un controllo accurato è veramente ridotto. Nonostante la fallace impressione di efficienza prodotta dai mezzi tecnologici, il computer fa miracoli solo quando si tratta di cambiare il tipo di virgolette o di correggere la grafia di un nome che compare costantemente errato nel testo: ma i suoi magici poteri si fermano qui, pertanto la fase della cura e del controllo umano rimane imprescindibile.
Chi realizza libri, e lo fa seriamente, ha una notevole responsabilità nei confronti del pubblico al quale il libro che ha curato si rivolge. Non si occupa solo di maiuscole e minuscole (tuttavia conosce l’importanza di un corsivo).
Questo professionista ha il dovere del dubbio: il suo compito è, ove sia necessario, impartire un ordine, il cui scopo è la chiarezza. È (dovrebbe essere) in qualche modo la vestale del libro: custode attivo, però, che deve risvegliare dubbi, individuare possibili mende, riesplorare instancabilmente quanto è destinato al lettore. Un’idea, il ricordo di un’omissione, la soluzione di un problema di stile possono accompagnarlo anche al momento di appoggiare la testa sul cuscino.
Il redattore deve perlopiù ritagliare all’interno dei folli tempi tecnici quelli del controllo sul testo. Per tentare di conservare la propria lucidità e di assicurare un livello qualitativo almeno medio – ma si tenda all’alto, ove possibile –, perciò, è necessario acquistare la capacità di porsi allo stesso tempo, con qualche stratagemma, all’interno e all’esterno dell’ingranaggio editoriale.
Nel corso della produzione di un libro esiste un periodo di sospensione tra il momento in cui si riceve il materiale su cui lavorare e quello in cui si è invitati a fornire uno schema dei tempi. Una volta stabilita la data in cui si dovrà consegnare il volume pronto per la stampa, l’opera della produzione si riduce normalmente a una serie di frammenti d'intervento inseriti qua e là, quasi di soppiatto, nel corso delle ultime fasi della lavorazione. Quando un libro è in stampa, in quel periodo di vacatio che precede l’inizio del lavoro successivo, nell’animo di chi lo ha realizzato permane un senso di serpeggiante, colpevole insoddisfazione: si sarebbe potuto eseguire controlli più accurati, rileggere le bozze collazionate, comunicare all’autore qualche dubbio in più.
A forza d'interpolazioni Shakespeare è giunto sino a noi: però...
È desolante constatare come, addirittura anche in libri dedicati agli scrittori e alla scrittura – di cui sarebbe facile riportare vari esempi anche recenti – si rilevino errori nella grafia dei nomi propri, costruzioni sciatte, in una parola contraddizioni grottesche. I recensori lamentano spesso, dalle rubriche dedicate ai libri dei settimanali o dagli inserti culturali dei quotidiani, la sciattezza formale dei testi pubblicati: questa scarsa cura è dovuta in gran parte al fatto che prima i manoscritti e poi le bozze sono spesso letti in maniera troppo affrettata, e da una sola persona.
È arrivato ora il momento di spezzare una lancia in favore di una preziosissima categoria che va purtroppo scomparendo, quella dei correttori di bozze. Un'inesplicabile politica degli editori demanda sempre più spesso il compito un tempo appannaggio dei correttori al redattore stesso; il quale, privato di questo fondamentale “terzo occhio”, non riesce quasi mai, dal punto di vista dei refusi, a licenziare un volume che ne sia privo.
Motivi per l’esistenza del redattore
Un redattore accorto deve naturalmente avere sempre presente la fonte (sensibilità nei confronti dell’autore e della sua parola) e la destinazione (sensibilità nei confronti del lettore) della pagina su cui si accinge a lavorare.
L’autore può sbagliare
Non è sempre detto che l’autore di uno scritto, soprattutto quando il testo è d’occasione (ad esempio in concomitanza con l’apertura di una mostra, sul relativo catalogo), o comunque quando non ha avuto la possibilità di una opportuna sedimentazione, riesca subito ad avere una visione d’insieme del suo lavoro: non è sempre detto che l’autore abbia posto sufficiente attenzione alla grafia dei nomi; una data o una citazione possono essere imprecise o sbagliate. L’autore non è necessariamente capace di rilevare le eventuali incongruenze in ciò che ha scritto: alla fine della complessa opera di architettura rappresentata dalla costruzione di un testo, perciò, il redattore è come l’ingegnere capo che verifica la stabilità delle fondamenta, l’armonia delle proporzioni, l’impatto finale su chi abiterà o utilizzerà l’edificio.
La pausa, la rimeditazione hanno un valore decisivo riguardo al contenuto e allo stile, quindi all’efficacia della pagina. Ecco allora che si chiarisce l’assoluta necessità di una collaborazione strettissima tra autore e redattore, il cui unico scopo deve essere la cura del testo, la sua rifinitura in tutti gli aspetti. Il redattore è stato all’esterno della genesi del testo, non ha partecipato alla fatica di chi lo ha elaborato: è l’osservatore critico intermedio che sta tra la scrittura e la pubblicazione.
Nel novero degli autori con i quali si ha l’occasione di collaborare, esiste una serie di categorie di cui dà conto nella seguente, sia pur grossolana, tripartizione.
L’autore flessibile
È quello che ha più vivo il senso della perfettibilità del testo; dotato di elasticità e senso dell’autocritica, accoglie di buon grado, spesso modificando la sua parola, dubbi e proposte del redattore. È una persona preziosa, dalla quale il redattore impara invariabilmente qualcosa e che riempie di senso il suo mestiere.
L’autore semirigido
Un celebre storico dell’arte consegnava i suoi testi in casa editrice corredati in testa dalla dicitura “ne varietur”. Terrore della redazione, il suddetto storico, adeguatamente sollecitato, si rivelò uomo disponibile alla discussione e disposto, quando era il caso, a modificare il suo testo.
L’autore rigido
Si irrita oltremodo quando gli viene fatta notare qualche incongruenza o inesattezza. In moltissimi casi, dopo l’intervento del redattore, ripristina il suo testo esattamente com’era, polemizzando persino sulle virgolette e rifiutando qualunque confronto con il suo interlocutore.
In quest’ultimo caso le modalità e i limiti dell’intervento a carico della casa editrice saranno discussi di volta in volta, a seconda di valutazioni d’opportunità.
Attenzione: il primo impaginato di un volume – in particolare di un libro illustrato, quando testo e immagini sono stati collocati nelle loro giuste sedi – rimanda l’ingannevole impressione di un lavoro ormai concluso. È in questa fase che l’attenzione tende a calare, che soprattutto il redattore è indotto a considerare il suo impegno quasi terminato.
Ciò che sa di definitivo è, al contrario, ancora del tutto perfettibile: a voi.
titolo originale: In Praise of the Copyeditor; la traduzione è mia.
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