venerdì 6 agosto 2010

the sultans of swing

ho avuto già modo di parlare, in queste pagine, del professore fulvio cervini, caro amico, bel pezzo d'uomo e agitato agitatore culturale. il nostro,  storico dell'arte di vaglia, insegna all'università di firenze, scrive (bene), si indigna (molto bene), tesse belle cose sul territorio ligure, che gli diede i natali. mi segnala oggi un suo intervento sul sito patrimonio sos (sottotitolo: in difesa dei beni culturali e ambientali), qui, in cui, prendendo a pretesto i festeggiamenti per il primo anno di attività della direzione generale per la valorizzazione del ministero per i beni e le attività culturali, occorso il 29 luglio, ne fa a brani gli assunti fondamentali. lo risegnalo con piacere a mia volta. desidero aggiungere, a proposito del professore di firenze, che egli è anche il rettore dell'accademia della pigna di sanremo, un centro di cultura sorto attorno alla biblioteca dallo stesso titolo. tutto mi piace, dell'attività della pigna, ma ancor più mi attira il nome del gran cerimoniere dell'accademia: si chiama freddy colt (detto il sultano dello swing) e, per quello che mi riguarda, quando non sta alla pigna si ritira nelle pagine di tex willer.

otto anni, troppo pochi

il signore qui a destra non sta girando una contemporanea puntata di miami vice, no. si sta invece recando al tribunale di newcastle, inghilterra, dove sarà condannato a otto anni di galera per aver sottratto alla biblioteca di durham, una decina di anni fa, una copia del First Folio di william shakespeare (1623). recatosi alla folger shakespeare library di washington per farlo valutare, il pollo è ovviamente incappato nelle maglie degli esperti della biblioteca, che si sono prontamente rivolti all'fbi. raymond scott, così si chiama il nostro britannico mascalzone, ha cinquantatré anni. è invaghito della ballerina cubana heidy rios, che di anni ne ha ventitré. ray ha tentato di vendere il First Folio per portare la sua fresca bistecchina esotica a newcastle (a conoscere l'anziana madre, con cui il giovane raymond ancora viveva) e per pagare un'immensa quantità di debiti, originati dalla sua passione per le belle macchine e i bei vestiti. il "daily mail" ha intervistato un'amica di heidy. pare che la giovane artista non si dolga poi troppo per l'incarcerazione di questo anziano fesso che, dopo essere stato folgorato da una sua esibizione, è tornato due volte a cuba carico di regali e denaro di cui non vogliamo indagare l'origine. la storia, in sé, è piuttosto trita, se non fosse per il fattore shakey. a cagione del quale io, a questo signore, non otto, ma ottanta anni di galera, avrei dato. a spaccare pietre.

giovedì 5 agosto 2010

umberto mette un punto

qui.

the apple of my eyes

questo venusto ragazzone (io so che è venusto perché ne ho visto anche il lato anteriore), seduto nel dehors dell'osteria del pallone, a milano, sui navigli, legge nella sua lingua, di Jonathan Safran Foer, Everything Is Illuminated. God bless. 

copyright dell'immagine: adolescentina, 2010.


mercoledì 4 agosto 2010

la formula neutra

"un caro saluto" è una formula che trovo sempre più spesso a chiusura di mail di lavoro, anche da parte di persone che non ho mai visto e che quindi non possono sapere se io sia o meno degna di un saluto caro. sarà senz'altro molto civile, però questa espressione neoeducata mi lascia sempre perplessa – forse un po' meno del più militaresco "saluti", parecchio usato da gente del nord, ma comunque perplessa. io preferirei una formula neutra, completamente burocratica ma almeno non melliflua. no, non voglio essere salutata caramente.

dichiarazione di intenti

milano, mm1 porta venezia, mezzanino

martedì 3 agosto 2010

biografie


si sa, quando di mestiere si fanno libri, e nella fattispecie libri d’arte, si viene a contatto con una serie di autori (intendo quelli viventi), qualcuno di vaglia, la grande maggioranza membri della schiera dei mediocri. una sottocategoria dell’appena citata schiera è quella dei wannabe, gli aspiranti: esiziali signore di mezza età (anche quando sono maschi) che vorrebbero ma non possono: saggisti che vorrebbero essere umberto eco, poi accettano di scrivere dieci cartelle per un onesto produttore di calze per la moda (ma facoltoso, e che li paga molto) e adattano variandolo pochissimo un saggetto scovato su internet, note, bibliografia e tutto; architetti che vorrebbero essere zaha hadid, poi progettano un centro commerciale e lo chiamano multifunzionale e pubblicano un libro che elenca minuziosamente progettini e collaboratori, badando a non dimenticare proprio nessuno; designer che vorrebbero essere alessandro mendini, ma, nonostante l’ormai assodato incanutimento, del famoso signore del design rimangono ancora vice (epperò stile joe biden, non stile al gore) e di loro si ricorda qualche vasetto, un paio di tappeti e un qualche sparso verso autoreferenziale.
ebbene, questi tronfi signori/e un po’ patetici, convinti di dover essere onorati in virtù del fatto che riescono a navigare a vista nel piccolo mare popolato di architetti/designer/progettisti di varia natura, oltre ad affliggere con puerili capriccetti le case editrici che frequentano, talvolta scrivono le loro biografie (faute de mieux: se non le scrivessero da soli, chi altri terrebbe memoria delle loro non indimenticabili gesta?), che poi fanno davvero pubblicare sui libri, nonostante siano così concepite: “… Da allora progressivamente si afferma con i suoi scritti come il narratore più lucido, impietoso e insieme appassionato delle vicende del design e dell’architettura italiana e internazionale: realizza anche numerose mostre ed esposizioni (seguono i titoli), suoi oggetti e prodotti fanno parte di collezioni private e pubbliche in Italia e nel mondo”.
si legga ora, da una delle tante biografie di umberto eco – l’estratto che segue è tratto dal sito di Italica Rai internazionale: “Nato ad Alessandria nel 1932, Umberto Eco si trasferisce poco meno che ventenne a Torino per potervi frequentare l'Università. Nel 1954 si laurea in estetica, relatore Luigi Pareyson, con una tesi su san Tommaso d'Aquino, autentica scaturigine degli studi di medievistica dei quali si ricorderà pure in certe sue fortunate prove narrative. …”. certo, umberto non è lucido, impietoso e insieme appassionato, ma forse un tantinello più elegante?
non è questo il momento di svelare il nome del nostro albocrinito figlio del popolo (ma irreprimibilmente attratto dalla borghesia), prezzolato autore di vaste monografie aziendali: per questo bisognerà attendere la biennale di  venezia, dopo il 26 agosto, quando il suo  ultimo libro sarà di pubblico dominio. se però qualcuno dovesse indovinare l’identità della petulante prima del 26, scatta l’aperitivo premio. buona caccia.