Visualizzazione post con etichetta donna moderna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta donna moderna. Mostra tutti i post

lunedì 4 aprile 2011

pubblicità progresso_forever young

certo, un'azienda ha tutti i diritti di farsi pubblicità come meglio crede, anche sponsorizzando una mostra di volti femminili alla stazione centrale di milano, presso la galleria delle carrozze, dove chi entra si trova sulla testa trentadue gigantografie (2,37 x 2,37 metri) di farmaciste e di loro amiche, impiegate, architetti, storiche dell'arte ritratte senza trucco e altri malefici artifizi. sì, perché le farmaciste hanno provato la magica pozione antietà prodotta da boots laboratories, serum 7 e serum 7 lift, che dal settembre 2010 impazza anche sul mercato italiano, e l'hanno consigliata alle loro amiche. poi sono andate del fotografo toni thorimbert e hanno voluto condividere con tutte le altre donne: struccate sì, ma nell'agenda la preoccupazione per il tempo che passa non deve mancare mai. e poco importa se questa preoccupazione toglie energia, tempo e denaro a ragazzine e donne che nella loro agenda dovrebbero preoccuparsi del nobel, o quanto meno di occupazioni più gratificanti che fare le sceme nelle farmacie della nazione. così questi volti pendono dal soffitto, mondi di mascara e ombretto ma tendenti al turgido. sono volti di donne felici perché attraverso il passaparola hanno conosciuto la formula della felicità, perché tra un porro nel sacchetto della spesa e una sosta al bar per chiacchierare con le amiche sono passate anche dalla farmacia per comprare serum 7 lift. è il ritratto impregnato di un inconfondibile puzzo di "donna moderna" (intendo il glorioso settimanale femminile) delineato da daria bignardi nella sua originalissima introduzione al catalogo della mostra (edito da peliti associati): "Le donne vere e naturali sono belle, hanno una luce che nessuna donna artefatta possiede. La bellezza naturale viene da dentro e illumina i visi delle donne che sanno riempirsi la vita di cose vere: interessi e amori, un lavoro, gli amici, i genitori anziani da aiutare, bambini, letture, viaggi o sogni di viaggi, due chiacchiere con la vicina, per le scale, una passeggiata, un libro, un caffè al bar prima di andare in ufficio, la spesa al mercato … Le donne vere hanno una vita piena che splende nei loro occhi, e l’intelligenza di essere loro stesse e di non lasciarsi condizionare da immagini irreali e perfette rese ancora più irreali dai ritocchi chirurgici o fotografici. Su ognuno di questi volti di donna Toni Thorimbert ha catturato la luce di un momento autentico, il fascino della vita vera. E la vita vera non ha paura del tempo che passa, perché il tempo che passa è una conquista e le donne vere lo sanno bene”. 
ma queste signore descritte dalla giornalista, lo stereotipo delle femmine multitasking vampirizzate dal quotidiano, quando lo trovano il tempo per passeggiate, libri e caffè, ovvero le cose più interessanti dell'elenco? e quando se lo mettono il siero di boots laboratories?
in queste poche righe l'aggettivo "vero" ricorre sei volte: forse per scongiurare l'impressione di falso?

qui la colonna sonora. 

lunedì 10 gennaio 2011

nelle pause delle vostre quotidiane occupazioni

Nel luglio del 1967 usciva, per i tipi delle Nuove Edizioni Milano, un agile volumetto dal titolo Tu donna: 164 pagine che coprono tutto lo scibile donnesco, secondo la partizione indicata dai capitoli: Per la tua casa, Per la tua bellezza, Per la tua salute, Per i tuoi figli, Per la tua cultura, Per il tuo lavoro, Per il tuo tempo libero. Gli autori si chiamavano Biki, Rosellina Archinto Marconi, Emilio Radius, Graziella De Florentiis. Quest'ultima, docente di letteratura italiana, è titolare del capitolo Per la tua cultura. Ecco cosa ha da dire la Graziella all'aspirante donna moderna degli anni a cavallo ta i sessanta e i settanta: "La donna, fatte le debite eccezioni per colei che fa parte del mondo stesso della cultura e che si dedica a un lavoro extra domestico, o perché presa da un'infinità di altre faccende – il marito, i figli, la casa, la moda, la cura della propria bellezza, le amiche –  o infine perché seriamente intimorita al cospetto di una 'cultura frutto di severi anni di studio', accademica e togata, rifugge in generale da tutto ciò che superficialmente definisce 'intellettuale', confondendo perlopiù la cultura con l'erudizione, la pratica scientifica con la conoscenza. ... Qual è il rimedio a questo stato di cose? Come evitare di sentirsi umiliate di fronte a certi 'pozzi di scienza' a volte così pieni di sé da suscitare antipatia a prima vista? ...
Il primo amico, in questo senso, è il libro. Oggi vi è una tale gamma di edizioni ... che la lettura diviene accessibile a tutti. ... Un consiglio: quando avete un minuto disponibile, durante l'uscita per le commissioni e per la passeggiata, soffermatevi sempre davanti a una libreria. Le innumerevoli 'novità' vi si offriranno allettanti e se non riuscirete a resistere all'invito e acquisterete un libro da leggere nelle pause delle vostre quotidiane occupazioni, siate certe di questo: avrete sostanzialmente contribuito con un minimo sacrificio e quasi senza accorgervene ad arricchire il vostro bagaglio culturale. ... E quale gradevole sorpresa per lui, per il 'padrone di casa', lo scoprire di poter conversare di tante cose con la propria compagna e, magari, scorrere insieme a lei le pagine di un quotidiano, seguire dal video il telegiornale o qualche interessante inchiesta per poi commentarne insieme le conclusioni!".

domenica 18 luglio 2010

qui finis terrae_3 – vino bianco vs coca cola

senza dubbio l'osservatore che in questi giorni, dietro ai suoi persol garanzia di anonimato, ponesse attenzione a un paio di coppie di villeggianti su una spiaggia del litorale jonico-salentino, ad esempio quelle ritratte in questa pagina, molto potrebbe comprendere dei diversi atteggiamenti di questi piccoli nuclei nelle due diverse fasi della loro vita e dei loro rapporti. la coppia più giovane è formalmente dominata dalla sua componente femminile, come si evince anche dalla posizione dei corpi. mentre lei – fisico atletico vagamente androgino – è seduta, vigile e affaccendata, lui rimane sdraiato tutto il tempo, praticando, come unica attività, la spremitura dei brufoli di lei, che individua pigramente dal basso e poi attacca, lei consenziente e disponibile ancorché intenta a cibarsi di salatissime porcherie che estrae da un sacchetto contenuto nella borsa del mare e che bene si accompagnerebbero a una coca cola ghiacciata. è un'intimità sufficientemente assodata, scarsamente meditata, intrisa di un vitalismo che è pura biologia – sole, fame, sete, pus, forse più tardi un po' di liquido seminale. 
i due maturi inscenano un gioco più complesso. si comprende dal loro agio che sono abituati a parlare e si ascoltano volentieri. lei – comodamente distesa su un lettino da spiaggia, non teme di esporre al sole glutei con sostanziose tracce di cellulite e, lungo la fessura che li separa, una tricostriscia nera sfuggita all'epilatore casalingo – senz'altro tiene in gran conto quello che dice lui. e lui parla, racconta, ammicca con un atteggiamento che senz'altro sarebbe definito da qualche giornalista di "donna moderna" (forse anche di "vanity fair") di "grande complicità". dalla loro borsa da mare estraggono contenitori che assolvono alla loro funzione contenendo frutta, insalata, altre cose fresche. per ora bevono acqua, ma non si fatica a immaginarli la sera, lei senz'altro in abitino estivo, in un ristorante a porto cesareo, di fronte a un piatto di spaghetti allo scoglio, sorseggiando vin blanc.



domenica 23 maggio 2010

writers e copywriters

nello stesso giorno, ieri, trovo, su "donna moderna", la pubblicità antidiesel e, su un muro di via torino, la formidabile frase importata dai muri di barcellona, "la belleza es tu cabeza".

sabato 13 dicembre 2008

lost in translation – parrucchieri pop

detesto andare dal parrucchiere. detesto anche asciugarmi i capelli, così come detesto i lavori di casa. come mi dico sempre, sarei dovuta nascere ricca di famiglia, poiché io voglio solo leggere e scrivere (neanche far di conto, ché detesto pure quello). ciò premesso, in via ponte seveso 44 c’è xiu yi, un parrucchiere cinese che, quando ne varchi la soglia, ti apre le porte di un insospettabile mondo alternativo. xiu è sempre pienissimo, come ho potuto constatare tutte le volte che ci sono passata da passante. oggi ho fatto l’esperienza da cliente. mi ero portata una pagina di esempio da “donna moderna”, una specie di taglio scalato lungo con ciuffone, senza neanche crederci troppo, dato che ogni santa volta il parrucchiere di turno non si avvicina nemmeno lontanamente all’effetto che tu pregusti in quel limbo temporale che si estende dalla decisione di andare a sistemarti i capelli al momento in cui, dopo il lavaggio e mentre aspetti lo hair stylist, quasi vorresti andartene, perché hai capito che neanche questa volta aspettative e risultato coincideranno. nel mio caso ho pensato che tanto valeva pagare un quinto del costo del taglio, ed ecco il motivo che mi ha spinta da xiu.
i “parrucchieri xiu yi – uomo, donna, bambino” sono multisesso, multietnici, multigender. al mio arrivo ho trovato, da sinistra a destra: un’anziana signora dai capelli candidi, del peso di circa centocinquanta chili, che seguiva passo passo il taglio della sua chioma per evitare, diceva, “di sembrare grossa”; una signora, forse russa, che si faceva ritoccare la tinta, attesa dal figlio che a sua volta doveva tagliarsi e pitturarsi i capelli; un signore che si stava facendo rasare quasi a zero; una signora che un tempo era stata senz’altro un signore, dotata di una fluente chioma corvina che si andava facendo lisciare; una ragazza che doveva fare solo la piega. un ragazzo di una ventina d’anni mi conduce al lavatoio, dove, una volta appoggiata la testa, mi perdo in un’esperienza sensoriale senza precedenti (neanche lontanamente paragonabile ai bagni di fieno, ai massaggi rilassanti, alle terme). il lavaggio comincia con lo spargimento dello shampoo dalle radici al resto della testa. le mani del ragazzo (bianchissime, morbide, unghie da gatta) diffondono il detergente con un massaggio incredibilmente sexy, che avvolge progressivamente tutta la superficie della mia testa, procurandomi un rilassamento che culmina in un profondo dormiveglia. ogni tanto i lavoranti comunicano tra loro in cinese e la magnifica esperienza di non capire, di non provarci nemmeno, di assorbire tanta gattesca glottologica morbidezza mi spinge in un vero e proprio minisonno. mi riscuoto al momento dell’asciugatura, quando il mio lavatore mi asciuga persino, e con la massima naturalezza, l’interno degli orecchi. contrariamente a quanto accade, chessò, da jean-louis david, qui non ci sono tre persone diverse per tre diverse funzioni – accompagnamento al guardaroba, lavaggio, taglio: l’accompagnatore/lavatore/massaggiatore è anche il tagliatore. incredibilmente concentrato, brandisce con grazia un paio di forbici con appoggiaforbici, di modo che, quando non le usa, quelle stanno appoggiate al palmo della mano, con le punte in direzione degli occhi del cliente, ciò che appare in un primo momento pericolosissimo, ma poi si rivela calcolato al millimetro: mai, neppure per un momento, la punta minaccia il volto. e insomma, alla fine del lavoro, il risultato è perfetto, non una sbavatura. il mio interlocutore reagisce al mio ringraziamento con asciutta gentilezza e poi se ne va a tagliare da un’altra parte. la depilazione delle sopracciglia, operata da una signora che mi si avvicina molto, è breve e decisa; il risultato è ineccepibile e io me ne vado a prendere la borsa per pagare. per avvicinarmi alla cassa devo guadare un oceano di capelli di molti colori, di cui una ragazza, scopa in pugno, si sta sbarazzando. sulla ricevuta c’è scritto undici euro. in tutto.
l’unica pecca che potrei imputare a xiu è la totale assenza, nel negozio, di un pezzetto di carta stampata purchessia. il pop cinese diffuso nel locale, però, era meraviglioso.

sabato 30 agosto 2008

ma gliel’ha ordinato il dottore?

mentre sfoglio in ritardo “donna moderna” n. 34 del 27 agosto, vedo un trafilettino dal titolo vanità che annuncia l’uscita di quattro copertine di “playboy” (numero di settembre), ciascuna ornata di un’atleta tedesca nuda. la chiusa è la seguente: “Anche loro [le atlete] per una buona causa: dimostrare che si può fare canoa, hockey e judo senza perdere la propria femminilità.”