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venerdì 6 aprile 2012
se per caso foste omosessuali e voleste ricordare una vicenda di un antenato illustre
il 6 aprile 1895 oscar wilde fu arrestato al cadogan hotel con l'accusa di sodomia, in virtù del suo love affair con alfred douglas, figlio di john sholto marchese di queensberry.
mercoledì 4 gennaio 2012
oscarwildismi_non è una città per urningi
il bravo oscar, sul finire dell’ottocento, non avrebbe avuto una vita molto felice a milano, che all’epoca non era, evidentemente, un paese per urningi (attendo comunicazioni di eventuali neourningi per sapere se ai giorni nostri milano è più accogliente).
"In Milano l’oscarwildismo è penetrato da un pezzo. Coloro che fanno o frequentano la vita mondana sanno tutto quello che si svolge nelle alcove maschili. L’estetismo ha sedotto molti e molti non lo considerano nemmeno come vizio ributtante. Nei ritrovi pubblici si dà del vecchio a chi ha orrore dell’inversione sessuale. Come ci sono le Satin della vita che odiano l’uomo e non si dànno che alla donna, così ci devono essere gli Oscar Wilde e gli Eulenburg. Il la della moltiplicazione degli urningi me lo ha dato non è molto un lenone di una casa Hammond di Milano, mettendosi a singhiozzare davanti al presidente del tribunale che lo aveva condannato a tre anni.
— Perché piangete? — gli domandai.
— Caro signore, io sono rovinato completamente. Avevo una casa così bene avviata...—
Gli altri due pederasti passivi hanno detto al loro avvocato:
— Noi non possiamo parlare perché l’onore professionale ce lo impedisce. Ma se gli dicessimo i nomi della nostra clientela non ci crederebbe. Noi stessi ne siamo spaventati.
Io ho degli amici che hanno proprio voluto farmi vedere che sul lastricato milanese c’erano più prostituti che prostitute. E una sera dopo l’altra ho dovuto convincermi che semplicemente tra l’imbocco della Galleria Vittorio Emanuele e le adiacenze intorno al Duomo c’era una legione di giovanotti e giovanottoni che mettevano in mostra le eminenze del loro corpo, che vestivano con cura femminile, che occhiavano e dominavano chi li desiderava, che parlavano con la voce effeminizzata, che si chiamavano Ernestina, Adalgisa, Edvige, Cleofe, e che avevano i loro domicili liberi come le donne del mestiere. Tra i miei amici c’era pure un delegato di P.S., sconosciuto agli invertiti di professione. Ciascuno dei miei amici lavorava a trascinare i passivi nei tranelli per proprio conto. Ma quanto lo spudorato era nella propria stanza avveniva l’invasione e lo si caricava di pugni.
Uno dei massacratori di quella feccia che involava la clientela alle biches del selciato milanese è stato eletto deputato a Novara.
Il fattaccio dei pompieri licenziati anni sono non ha punto sorpreso. Si sapeva che la loro vita non era quella dei poveri cristi che accorrono a spegnere gli incendi. Indossavano pellicce da signori, avevano alle dita anelli con brillanti, mangiavano come persone dal palato ducale e scarrozzavano e spendevano e si davano a tutti i lussi. Quattro di loro furono confessi. Tra i lenoni che ospitavano le coppie maschili era un sarto. Il processo degli invertiti non so se sia avvenuto il perché una delle orge stomachevoli se era svolta in un luogo pubblico, senza essere avvenuta, per questo, all’aperto o sul Duomo, come aveva detto un giornale e senza importanza. Il passivo del bagordo carnale non era un gentiluomo, ma un giovane calzolaio.
La Commissione d’inchiesta incaricata di verificare se le dicerie erano delle diffamazioni o dei fatti veri era composta dell’assessore Candiani, dell’assessore Morpurgo e dell’assessore Sironi. Il loro metodo era spicciativo. Pareva che avessero paura di inzaccherarsi a penetrare nei labirinti delle inversioni sessuali. Ai sospetti, citati davanti a loro, domandavano su per giù queste cose:
— Conosce lei il sarto tale?
— Non è mai andato nella casa di via A., di via R., di via M., del corso B. A.? —.
Essi si sono accontentati di un’inchiesta superficiale, limitata ai loro dipendenti. Di nomi estranei non hanno voluto saperne. È molto se ne è giunto uno al loro orecchio, uscito spontaneamente dalla bocca degli accusati.
Mi duole solo che i tribunali italiani siano rimasti alla tradizione di chiudere le porte tutte le volte che si giudica la porcaggine libidinosa degli uomini e delle donne. Si ha paura. Si ha paura che la diffusione dei misfatti carnali contamini i costumi e infiacchisca e instupidisca le generazioni. Sciocchezze! Il segreto, la scena ributtante avvolta nella garza giudiziaria, i nomi dei malviventi dalle perversioni carnali protetti dalla morale, tanto immorale da impedirne la circolazione e l’affissione pubblica, non sono più del popolo sano, forte, capace di guardare in faccia alla produzione delittuosa dei suoi simili. Tappare in casa l’immondizia, fare di tutto perché coloro che vi passano non odorino gli odori pestiferi, vuol dire essere sudicioni. La società non è affidata ai magistrati. La società, presa nel suo insieme, ha diritto di sapere con chi vive e come la Giustizia giudichi i suoi accusati.
Nel paese del bric-à-brac monarchico, nel paese eminentemente teologico le porte chiuse di una Corte farebbero impazzire gli inglesi. Le porte chiuse sono dei vili. Se io sono un mostro della specie lo devono sapere tutti. I miei errori matrimoniali devono essere uditi da chi vuole udirli e descritti in tutti i giornali. In Francia impera lo stesso sistema. Non c’è delitto, per quanto sconcio, che si svolga nell’atmosfera degli ambienti chiusi. Aria! Aprite le porte! Insegnate a noi stessi la vita che si vive."
Paolo Valera, Milano sconosciuta, 1879
martedì 27 luglio 2010
inconsolabile

inconsolabile, orfana del tram numero due, vago tra mezzi pubblici diversi, costretta a sistemi misti dalla millantata efficienza dell'atm. così vado da un tram a una metro, e poi viceversa, e ciò modifica davvero lo spirito della mia giornata: che i dirigenti dell'atm o coloro i quali hanno modificato il percorso del mio mezzo favorito brucino per sempre nel fuoco dell'inferno. e comunque, sia pure con fatica, continuo a incontrare sui mezzi pubblici lettori dei più disparati gusti. il signore in alto legge The Mediterranean World in Late Antiquity AD 396-600, tomazzo di Averil Cameron edito da Routledge; quello sotto in maglietta arancione è immerso sin da quando aspettavamo il mezzo in Sette uomini in guerra - Storie parallele, di Marc Ferro: nel sito Hoepli è sotto il genere "araldica e militaria", e scommetto che il nostro l'ha comprato dal mio amico pirocchi della libreria militare. la ragazza sul tram, a sinistra, distoglie per un attimo lo sguardo dal suo Coelho, mentre la sospettosa a destra controlla i miei movimenti tutto il tempo impedendomi di ficcare il naso nella sua copertina: si è forse accorta che ho tentato di far finta di allacciarmi le scarpe, peraltro prive di lacci? il dignitoso signore in basso a sinistra legge, di Brian Freeman, Polvere e sangue; vi si narra che Laura Starr, il 4 luglio del 1977, fu picchiata a morte con una mazza da baseball. ma la star della giornata, la donna di cui vorrei essere amica del cuore è la signora in basso a destra: incurante del movimento del mezzo, elegantemente vestita di grigio perla, legge rapita il De Profundis di Oscar Wilde: lei, rara avis, non frequenta troppi stieg larsson. Scrive Oscar: "Mi biasimo per aver lasciato che un'amicizia non intellettuale, un'amicizia il cui primo scopo non era la creazione o la contemplazione di cose belle, dominasse interamente la mia esistenza. Fin dall'inizio fra di noi la breccia fu troppo ampia. A scuola eri stato un perdigiorno, peggio di un perdigiorno all'università. Non capisti che un artista, un artista poi quale sono io, uno, cioè, per cui la qualità dell'opera dipende dall'approfondirsi della personalità, ha bisogno per sviluppare la sua arte di una concertazione delle idee, di un'atmosfera intellettuale, di quiete, di pace e solitudine. Tu ammiravi il mio lavoro quand'era compiuto: godevi dei brillanti successi delle mie premières e dei brillanti banchetti che a esse facevano seguito. Eri fiero (ed era naturale) di essere intimo amico di un artista tanto famoso: ma non riuscivi a capire le condizioni indispensabili alla creazione dell'opera d'arte. Non sto parlando in termini esageratamente retorici, ma in termini assolutamente veri che rispecchiano la realtà, quando ti rammento che, per tutto il tempo in cui fummo insieme, non sono stato in grado di scrivere neppure una riga. Sia a Torquay, sia a Goring, Londra, Firenze, o in qualsiasi altro luogo, la mia esistenza, finché tu eri al mio fianco, fu del tutto sterile, non creativa. E, a eccezione di brevi intervalli, mi dispiace dirlo, tu restasti sempre al mio fianco".
Oscar Wilde, De Profundis
alla larga dai tipi come bosie.
lunedì 26 gennaio 2009
l'uomo ideale
"Ah! la verità è una cattiva abitudine della quale cerco di disfarmi al più presto”. Lord Goring in Oscar Wilde, An Ideal Husbandaccade, talvolta, anche alle signore più smagate di vagheggiare un eventuale uomo ideale col quale far coppia (in un determinato tempo, per un determinato tempo). io l’eroe lo vagheggio alto, dinoccolato, vagamente segaligno, gli abiti scioltamente eleganti sul fisico longilineo, dotato di un’allure à la sherlock holmes nelle tavole di sidney paget, una sorta di incrocio tra l’immortale investigatore e il lord goring del Marito ideale di Oscar (lord goring non è il marito ideale del titolo, ma, individualista assoluto e lingua tagliente, è ovviamente molto più affascinante dello stesso).
questa mia splendida creatura indossa una cravatta bolaffi, serie “arte, musica e cultura” (però, nel mondo ideale dell’uomo ideale, l’ufficio stampa bolaffi avrà già tenuto conto della segnalazione del letterato cliente e fatto correggere gli orrendi refusi nella cravatta verde “i grandi scrittori”: mishina sarà già stato corretto in mishima e tolsloy in tolstoij – così il mio eroe esibirà una cravatta emendata, naturalmente inviatagli gratuitamente da bolaffi a titolo di riparazione).
l’assegno per il mio solitario di tiffany & co. l’eroe lo firmerà con una montblanc limited edition “ernest hemingway”, mentre l’attesa fuori dal negozio di abiti da cerimonia sarà aromaticamente colmata da una sessione di pipa peterson, una della serie “the sherlock holmes collection”, un mio regalo – l’avrò comprata dal pascià, in via torino. un altro dei miei eroi, questo in carne e ossa, editor di vaglia, sostiene la superiorità delle pipe castello, ma sono certa che lo faccia per puro spirito di contraddizione, il piccolo bisbetico. la vita del mio eroe si dipana perciò tra la biblioteca, il fumoir e la cura della sottoscritta, che allieta con parlari rarefatti, pregiati whisky torbati e lunghe sedute di sesso: un equilibrio perfetto tra spirito e corpo, in cui l’uno trascolora nell’altro senza soluzione di continuità, squisito prodotto occidentale dell’evoluzione dell’uomo. dalla relazione temporanea che mi lega a questo individuo sono ovviamente escluse le miserie che affossano la vita – la gestione della spazzatura, la spesa, il pagamento delle bollette et similia. noi mangiamo solo al ristorante e, in nostra assenza, silenziosi, riservatissimi domestici si prendono cura di tutti gli aspetti più vili, ancorché imprescindibili, della nostra luminosa esistenza.
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