lunedì 30 marzo 2009

se fossi più giovane o meno rimbambita

forse riuscirei a eliminare quegli orrori che da qualche giorno deturpano la fine di ogni mio post con delle specie di inviti a passare alla versione professionale di non so quale programma. devo trovare qualche adepto che sappia utilizzare la piattaforma blogger (si dirà così?) e che mi faccia la cortesia di cancellarli.

giovedì 26 marzo 2009

reading party - un amore di divano

ho avuto la ventura, sabato scorso, di assistere alla fase aurorale dell'inaugurazione di una mostra che esponeva due soli oggetti: un divano a otto posti e uno gemello a sedici, dico se-di-ci. si occupavano dell'installazione dei pezzi, sul marciapiede davanti al numero 44 di corso garibaldi, due avvenenti ragazzi in maglione blu, fabio e daniele. il funzionale, bellissimo, ecologico oggetto – fatto di carta riciclata e scarti di legno – è frutto dell'ingegno del designer taiwanese chishen chiu: si tratta in sostanza di una lunga fisarmonica racchiusa tra due dorsi di legno che, richiusa, occupa pochissimo spazio e si può riporre con facilità. metti, non so, che uno inviti sedici amici per un reading party: dove li metti, se non sul flexible love? questo accogliente serpentone riunisce in sé tutti gli stilemi della contemporaneità: è robusto ma tutto sommato precario, la sua apparenza è più liquida che solida; è utile ma temporaneo; è una presenza che con pochi gesti si trasforma in assenza, insomma non è per sempre. mi sono subito innamorata di questo ultramobile, e così è accaduto anche a fabio e daniele i quali, avvistatolo negli stati uniti, hanno immediatamente deciso di portarlo in italia e, detto fatto, ne hanno spedito in patria un certo numero di pezzi, hanno affittato un temporary shop per una settimana e allestito la presentazione. domenica 29 marzo, sempre in corso garibaldi 44, daniele, fabio e il divano taiwanese ci salutano con un aperitivo, dalle 18 in poi: io ci vado, e mi porto pure un libro da leggere sul flexible.

la cura

io non so se fosse una forsythia o una ginestra (odorata ginestra), quella che ho incontrato questa mattina in piazza cavour. fatto sta che era una pianta con didascalia, e la didascalia la qualificava come pianta pensante ed era pure firmata da un signor lorusso e recitava così: "pensiero della PIANTA - grazie della cura - Lorusso".

martedì 24 marzo 2009

se telefonando

milano, corso di porta nuova, ospedale fatebenefratelli e oftalmico, cappella dei santi giovanni di dio e vincenzo de' paoli.

lunedì 23 marzo 2009

giornate della lettura milanesi – giorno due, 21 marzo 2009

il libro che ha cambiato la mia vita è… - teatro strehler

a partire dalle 10 si susseguono, al teatro strehler, i raccontatori di libri miliari. si apprende che un diciassettenne armando torno ha avuto la vita cambiata dall’incontro con il Qoeleth tradotto da guido ceronetti per einaudi, nelle parole di torno “uno svegliarino attraverso un libro”, “un basso continuo nella vita”, con quel vanitas vanitatum reso da ceronetti con “un infinito vuoto, un infinito niente”. conclude, torno, le sue parole quiete e appassionate con la menzione della carne che sfiorisce mentre si fanno libri e libri senza fine: Qoeleth è contraddizione continua, dice, come la vita stessa.
giulio giorello, elegantemente disheveled, esordisce un po’ gigione, dicendo che il primo libro che ha letto è stato la divina commedia, ma quella nella versione a fumetti di walt disney. poi dice di Ulysses e del suo viaggio di un giorno nella dublino del 1904, restituendo magnificamente l’atmosfera delle strade e dei pub.
franca nuti ha letto molto e molto durante l’infanzia: libri, dice, che “bussano anche dopo molto tempo”. “quale libro ha cambiato la mia vita? non ho patria, in questo senso”, si chiede e si risponde l'attrice, decidendo di non scegliere.
dopo franca, piccolo colpo di scena dovuto al ritardo di luca doninelli, con qualche minuto riempito da sergio escobar (il direttore dello strehler), il quale racconta che la sua vita è stata cambiata da una persona, un supplente che al liceo conquistò una platea di facinorosi parlando di logos. solo anni dopo escobar scoprì che il supplente in questione era il filosofo adriano bausola.
finalmente doninelli arriva, con i Colloqui con Stravinskij di Robert Craft sotto il braccio. luca parla della coincidenza in stravinskij tra pensare e fare e della teoria che viene dopo la pratica; “l’occidente”, dice, “indulgendo nella non operatività ha reso l’umanesimo una malattia”.

fine della prima parte, pausa pranzo, ma prima, alla mia domanda “a quando il salone del libro a milano?”, l’assessore risponde che il comune ci sta lavorando, che una delle questioni è l’individuazione dello spazio, dice, “per stare tutti insieme”. quest’ultima parte della risposta a me che, si sa, sono un pochino emotiva, è piaciuta molto. l’assessore alla cultura del comune di milano ha una stretta di mano salda e piena e ti guarda in faccia mentre parla. sì, certo, come si diceva è un tantino fighetto, ma alla fine dei conti, nel corso di un intermezzo tra un intervento e l’altro, mi ha citato eliot, più o meno così: “dov’è la conoscenza che abbiamo perso con l’informazione?” proprio non volevo uscire dall’utero caldo e confortevole della scatola magica del teatro strehler, proprio non volevo sfumare la sensazione di milano città di libri.

giornate della lettura milanesi – giorno uno, 20 marzo 2009


il giorno uno delle giornate della lettura istituite dal benemerito assessore f.f. vede, tra le varie iniziative, l’apertura al pubblico della sala campanella della biblioteca di via senato, quella che ospita parte del fondo antico: raccolte di edizioni bodoniane, di libri dedicati alla bibliografia, di letteratura italiana, insomma un paradiso in terra. annette pozzo, la competente responsabile del fondo antico, tiene una breve introduzione al suo reame. purtroppo il pubblico è composto da appena una decina di persone e da una sola ragazzina, forse tredicenne, accompagnata da sua madre. mentre annette ci illustra le diverse tecniche di rilegatura e ci fa poco più che annusare un’edizione di erasmo da rotterdam censurata, con tanto di riga nera tirata sul nome dell’autore, la ragazzina si accoccola per terra, prende un libro da uno scaffale e si mette a leggere per conto suo.
la visita alla biblioteca prosegue nella sala di consultazione, al numero 14 di via senato (la sala campanella è al 12), dove un’appassionata responsabile dell’ufficio stampa ci parla delle attività della biblioteca, annunciandoci l’imminente acquisizione del fondo malaparte, e ci presenta il primo numero del mensile della biblioteca – pubblicato in occasione dell’ultima mostra del libro antico alla permanente –, contenente un inedito di d’annunzio, una ventina di lettere del vate all’editore angelo sommaruga. tra il selezionato pubblico c’è una signora che, ascoltate le lamentazioni dell’ufficio stampa a proposito della riduzione di fondi operata quest’anno causa crisi, prende la parola per affermare che, nell’economia generale delle cose, i fondi per i libri sono sistematicamente cacciati all’ultimo posto, anche nel bilancio della regione lombardia: è ornella foglieni, intrepida soprintendente ai beni librari, che si occupa della tutela e dell’archivio del deposito legale regionale, in sostanza la vestale dei libri lombardi. racconta che una parte del suo lavoro, per ciò che riguarda i rapporti con i privati come via senato, consiste nell’assicurasi che i libri siano messi a disposizione del pubblico, in particolare degli studiosi che hanno necessità di consultarli. è il mio idolo.
fine dell’incontro: faccio la strada di ritorno sul tram numero con un professore in pensione, anch’egli reduce dalla biblioteca, che parla come l’aristogitone di arboriana memoria e mi racconta di aver insegnato in una scuola tecnica di qualche paese della provincia qua intorno e che soleva dire ai suoi studenti: “ma cosa state a fare qui, a perdere tempo?” agent provocateur.

p.s. 1: non sono riuscita a vedere la mostra sull’editoria 1968-1977, ma conto di visitarla, meglio ancora, il 25 marzo, alle 19, quando ci sarà l’“happy hour nel ‘68”, tour guidato + aperitivo. siamo decisamente a milano.
p.s. 2: dalla tasca della giacca del signore che si vede di spalle sul tram (quello che ho preso all'andata) spuntava Il lamento di Portnoy di philip roth.

giovedì 19 marzo 2009

barflies*





vorrei sottoporre alla categoria degli scrittori da bar, alla quale mi onoro di appartenere (anche se devo ancora trovare il bar giusto a milano e colgo l’occasione per sollecitare qualche segnalazione), la campagna “Think” della School of Visual Art di new york, curata da KNARF, nata, nelle parole dei promotori, per “incoraggiare le persone a pensare ovunque, fornendo loro un supporto per annotare le idee”. diciamo che l’idea non è rivoluzionaria, ma questi tovagliolini e queste bustine mi sono proprio piaciuti. quasi un’evoluzione depurata della carta da macellaio di felliniana memoria, o un richiamo al café de flore.

*in caso di lettori non ostinatamente anglofili, un barfly è un pervicace frequentatore di bar.