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domenica 28 marzo 2010

centro massaggi mcluhan

formidabile refuso, sul "tuttolibri" di sabato scorso. alla fine della recensione di masolino d'amico su Non conosco il tuo nome di Joshua Ferris si legge: "... gli stratagemmi del giallo ti tengono avvinto con la promessa implicita di una soluzione finale che poi non arriva – la narrazione 'è' la storia; il medium, come diceva il vecchio mcluhan, 'è' il massaggio".
è quello che devono aver pensato anche al centro benessere nuova shanghai di milano, aperto tutti i giorni fino alle 24.

lunedì 28 settembre 2009

energia

mi pare che marco vallora sia uno dei pochi che ancora coltivano un po' di indignazione nei confronti dell'editoria inutile. questa è la chiusa della sua striscia sulla prima pagina del "ttl" di sabato 26 settembre (il titolo è non fanno arte i cataloghi insulsi e la colonnina è dedicata all'interpretazione dei dati di un'indagine sul fatturato dei libri d'arte, divulgati in occasione dell'appena trascorso "artelibro"):

"Rinasca una sana saggistica e muoiano cataloghi insulsi, improvvisati, zeppi di errori di stampa".

aderisco. ho lavorato sui cataloghi di mostra per lunghi anni e confermo che, in specie nell'ultima decade, questi sfortunati fratelli dei libri veri (con alcune lodevoli eccezioni, of course) sono fatti male, letti e controllati peggio, nonché fonte di notti insonni per i redattori raccogliticci di case editrici che non investono né sulla formazione dei propri professionisti né, alla lunga, sulla loro buona immagine.
indipendentemente dal fatto che avrei potuto averne a palate, non ho mai comprato un catalogo di mostra in vita mia.

mercoledì 11 febbraio 2009

una modesta felicità negata - rhêmes

è vero, forse la liaison editrice di aosta non è poi così nota. è altrettanto vero che un titolo come Rhêmes o della felicità, ancorché recente, potrebbe non essere tra i più conosciuti. è certo un libriccino, cinquantadue pagine appena, ma è anche vero che ernesto ferrero, alla feltrinelli (non fosse che per I migliori anni della nostra vita, pubblicato nel non lontanissimo 2005), proprio uno sconosciuto non dovrebbe essere. è stato perciò con qualche sconcerto che venerdì scorso, alla feltrinelli di corso buenos aires, dove mi ero recata in compagnia di un’altra adepta di ferrero – nonché appartenente all’accolita dei disheveled, anzi gran ciambellana della stessa –, colte entrambe da un ingenuo entusiasmo al pensiero di leggere il minisequel dei Migliori anni, alla domanda “dove possiamo trovare Rhêmes?” mi sono sentita rispondere dalla signora cui mi ero rivolta, dopo che la stessa aveva vanamente cercato nel database sotto la voce “ferrero”, che nel loro sistema il libro non c’è “perché dev’essere di una casa editrice molto piccola, che si distribuisce da sé”. ora, io posso capire che un volumetto così possa non trovar spazio nel database feltrinelli; però questi ragazzi feltrinelli, ogni sabato, il “tuttolibri” della “stampa” non lo leggono? e come è possibile che una ragazza che lavora in una libreria non abbia mai sentito parlare di ernesto ferrero? cosa fanno, allora, oltre a imparare a disporre le pile delle novità? e, di grazia, a cosa sarebbe interessato uno che decide di andare a lavorare in una libreria, sia pure multiprodotto? per carità, quando si entra in una feltrinelli è tutto un bel vedere: vi si trovano fanciulle in pensoso total black al fianco di ragazzi con elaborate acconciature da arcangelo; energumeni piacevolmente sovrappeso adorni di complicatissimi tatuaggi e abbondante ferraglia rituale conficcata nelle carni (ma il rito del passaggio all’adolescenza questi ultratrentenni dovrebbero averlo compiuto da un pezzo, perciò ci si aspetta che cessino di frequentare il tatuatore per volgersi almeno all’edicola, almeno di sabato, almeno per “la stampa”). è un bel vedere, si diceva, con tutte queste figurine alternative: ma una “stanza del libraio”, come quella che propone lalla pecorini, in ogni libreria di catena, con un signore che sa dove mettere le mani, la vogliamo allestire?

mercoledì 4 febbraio 2009

la città di libri di matteo

è con enorme piacere che segnalo il breve racconto vincitore della sezione giovani del concorso “dialogo con pavese”, indetto dal quotidiano “la stampa”: si chiama Abito in corso “M’illumino d’immenso”, l'ha scritto matteo iolita e lo trovate qui; descrive la vita (e che vita!) in una città fatta di parole tratte da libri. grandi cose da libri, insomma. mi rammarico solo del fatto che a milano non ci abbia pensato nessuno. o forse sì, in un’altra forma: segnalo in questo spazio anche la mostra, a cura di jacopo perfetti, “ivan, poesia viva”, a milano, spazio oberdan, dal 13 febbraio al 15 marzo. ci vediamo lì, allora.