collocato in attitudine riflessiva sul sedile di uno sferragliante tram numero due, mentre si passa per via manzoni provenienti da piazza della scala, un vecchio signore sostiene che la signora moratti non sa neanche cosa sia un tombino, che ella non ha idea di cosa sia l'acciaio fuso. invece, dice, il vicesindaco di corato lo sa. le donne, dice, non sanno nulla non hanno idea di cosa sia un'acciaieria, o una fonderia. lamenta, in via manzoni, l'assenza di un negozio che venda la pasta con i fagioli, aggiungendo che giorgio armani è un piccione perché ha fatto un negozio di vestiti invece che una rivendita di cibarie. tuttavia, aggiunge, questo contraddittorio asceta, non si dovrebbe mangiare mai, oppure bisognerebbe farlo una volta ogni due giorni, come ai suoi tempi. tutti vestiti, tutti vestiti, nessuno mangia niente. le nota lui, a settantasette anni, queste particolarità, come facciamo a non farlo noialtri, si chiede l'attento passeggero. in giro ci sono solo cellulari, ma i cellulari non si mangiano. squilla un telefono con suoneria vintage e il signore interrompe il suo monologo per avvisare "telefono!; il telefono dei miei tempi...". infine scende, il nostalgico, invocando il perdono del signore mondapeccati su tutti noi.
domenica 20 dicembre 2009
giorgio armani e la pasta e fagioli_cose che accadono sul tram numero due
collocato in attitudine riflessiva sul sedile di uno sferragliante tram numero due, mentre si passa per via manzoni provenienti da piazza della scala, un vecchio signore sostiene che la signora moratti non sa neanche cosa sia un tombino, che ella non ha idea di cosa sia l'acciaio fuso. invece, dice, il vicesindaco di corato lo sa. le donne, dice, non sanno nulla non hanno idea di cosa sia un'acciaieria, o una fonderia. lamenta, in via manzoni, l'assenza di un negozio che venda la pasta con i fagioli, aggiungendo che giorgio armani è un piccione perché ha fatto un negozio di vestiti invece che una rivendita di cibarie. tuttavia, aggiunge, questo contraddittorio asceta, non si dovrebbe mangiare mai, oppure bisognerebbe farlo una volta ogni due giorni, come ai suoi tempi. tutti vestiti, tutti vestiti, nessuno mangia niente. le nota lui, a settantasette anni, queste particolarità, come facciamo a non farlo noialtri, si chiede l'attento passeggero. in giro ci sono solo cellulari, ma i cellulari non si mangiano. squilla un telefono con suoneria vintage e il signore interrompe il suo monologo per avvisare "telefono!; il telefono dei miei tempi...". infine scende, il nostalgico, invocando il perdono del signore mondapeccati su tutti noi.
martedì 15 dicembre 2009
free press_l'evoluzione due
free press_l'evoluzione uno
lunedì 14 dicembre 2009
meglio i piatti arancioni_un libro a milano
"un libro a milano", l'evento pomposamente pubblicizzato come "il primo salone dell'editoria indipendente" e appena conclusosi, ha avuto luogo nella sede fighetta di superstudio più, in via tortona 27. è stata in realtà poco più di una sagretta tristemente allestita su banchetti di compensato ricoperti di asettici drappi blu, uguali per tutti gli editori partecipanti. lessi una volta su "donna moderna" che chi vuole tenere a bada l'appetito deve dotarsi di piatti blu, colore che secondo il cromoparere dell'estensore dell'articolo fungerebbe da respingente. ebbene, devo dire che questo saloncino, per respingere l'interesse dei lettori, ce l'ha messa proprio tutta: banchetti ricoperti da freddissimi drappi, dicevamo, e un malassortimento di volumi dalle copertine in maggioranza brutte, davvero cheap, guardando le quali l'espressione "veste grafica" si svuotava di contenuto (e di conseguenza di forma) in maniera deprimente.quasi immancabilmente un operatore triste e invadente si intrufolava tra te e l'oggetto che stavi esaminando, fornendo notizie non richieste (non mi è dispiaciuto, comunque, apprendere che esistono i romanzi del traduttore di conan doyle in cinese, che sul modello di sherlock ha creato il suo proprio investigatore, huo sang. l'autore si chiama chen xiaoqing e la casa editrice è la obarrao). tra le rare menzioni d'onore, quella alle edizioni la vita felice, con il loro paleocatalogo pur sempre interessante e la grafica sobria, e all'excelsior 1881, che si distingue per i contenuti assai chic. un tocco di pittoresco si poteva vedere al banco delle edizioni round robin, che proponevano libri in un packaging ricalcato su quello della carne al supermercato: vassoi di polistirolo o materia simile, con pellicola di plastica a chiusura e prezzo sul bollino incollato. tra gli imperdonabili orrori, un banchetto esoterico che esponeva libri di osho e profumi per la casa, incensi e altra roba da meditazione, opportuna alla fiera di sinigaglia ma alquanto fuori luogo nel contesto. il minuscolo angolo di catering era squallido quanto il resto. io non so se il folle allestimento dei piccoli e medi editori indipendenti dipendesse dalla loro povertà di denaro o non piuttosto da un poverismo di maniera, peraltro in voga ormai qualche anno fa, tuttavia anche quest'anno, come accadeva l'anno scorso alla bovisa, dove si era organizzata una manifestazione consimile, nessuno ha preso in considerazione l'importanza delle luci: anche questa volta erano fredde e squallide. nessuno ha previsto qualche angolo confortevole, qualche lampada da terra, un paio di poltrone per eventuali consultazioni in santa pace. in ultima analisi, un'occasioni persa per milano. all'uscita, un amico che era con me ragionava sul fatto che per riscaldare l'atmosfera sarebbe bastato selezionare qualche bel volume e appendere qualche pannello sul quale proiettare delle quarte di copertina parlate dall'autore del libro. altro che il dibattito sul soppalco e non so quale sassofonista che imperversava disturbando piuttosto che intrattenere. meno male che poco lontano, in via tortona 1, c'è l'osteria dei binari: luci smorzate, un signore al guardaroba, il caminetto acceso e un piatto di favolosi cappellacci verdi in salsa tartufata. per non parlare del vino.
giovedì 10 dicembre 2009
n.a.m._natale a milano_interrompetemi pure
stralcio da un'intervista a david weinberger, in occasione, credo, delle venice sessions di ottobre scorso.
"vede, la situazione è disperata. negli stati uniti è ormai assodato che una sezione dello schermo, mentre guardi un programma in tv, contenga un messaggio pubblicitario enormemente distraente che reclamizza il programma successivo o un altro prodotto. tu stai guardando Lost, il cui intreccio è particolarmente intenso, e in un angolo in basso dello schermo compare la scritta "Battle Star Galactica, episodio finale". di recente ho guardato una puntata di House su Fox, e su una grossa striscia nella parte inferiore dello schermo – che di fatto mutilava una parte del programma – scorrevano continuamente messaggi pubblicitari: è una forma di pubblicità autodistruttiva che indica il livello di disperazione delle emittenti". weinberger continua a evidenziare la situazione di urgenza e confusione delle emittenti, che vedono nella possibilità del click e via assicurata da internet ai suoi utenti una temibilissima opzione (l'espressione del professore per "temibilissima opzione" è in realtà "pain in the ass").
stamattina, mentre ero al mio tavolo di lavoro, ho subìto un'interruzione che non ha comportato alcuno switching cost: era lo zampognaro, giunto in via zuretti impeccabilmente abbigliato con il tradizionale gilè di pecora.
mercoledì 9 dicembre 2009
n.a.m._natale a milano_xmas tree
quello che si vede è l'albero di natale che il mio amico calabrese ha allestito sul suo balcone affacciato su via zuretti. sotto l'albero, il presepe. a sinistra dell'albero, la bandiera italiana (quella è esposta tutto l'anno). quando scende il crepuscolo, la visione è magnifica. il mio amico calabrese è uno degli ultimi operai rimasti sulla faccia della terra. è piacevolmente sovrappeso ed è dotato di una moglie egualmente sovrappeso. porta a passeggiare con grande piacere i suoi tre barboncini. quando mi saluta il suo sorriso è franco e ampio. una volta, invece di salutarmi – ero con mia figlia –, ha esordito in medias res "perché non ti prendi un cane pure tu? a lei piacerebbe". in tre anni, sono le uniche parole che mi abbia mai detto oltre al ciao. è una di quelle persone per cui si sente una simpatia immotivata, uno dei vicini più cari. ignoro il suo nome, e lui non sa di più su di me.
n.a.m._natale a milano_xmas bunny
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