giovedì 10 giugno 2010

play it again, donald

"Gli oggetti culturali, il processo creativo a loro sotteso, la loro vendita, la loro fruizione e il loro commercio servono a molteplici scopi: hanno un valore simbolico, definiscono le identità, recano prestigio e fama, danno lavoro, informano e intrattengono. Soprattutto ci aiutano a passare il tempo. Il fatto di profondere tali sforzi alla ricerca di qualcosa che sembra di così scarsa importanza  – se paragonato a questioni rilevanti come la guerra e la pace, la lotta contro le malattie, la ricerca di cibo e di un riparo – è il tratto distintivo della civiltà umana".
Donald Sassoon, La cultura degli europei dal 1800 a oggi, Rizzoli, Milano 2008.

giovani neorodariani_se duecento giorni vi sembran molti

sono stata invitata in qualità di giurata a un concorso su venezia, indetto a conclusione di una gita di istruzione di terza media. alla classe era stata richiesta un'opera dell'ingegno in ambito letterario o figurativo (fotografie, dipinti, disegni). il mio co-giurato per la parte immagine era l'eccellente andrea battaglini, burbero benefico figlio di un libraio e fotografatore di città di libri sul genere di hay-on-wye. la scuola, grazie all'impegno di bravi professori, aveva fatto le cose in grande: premi di partecipazione per tutti, libri in quantità ai vincitori, grande aula allestita con tutti i lavori degli ados, come dicono i nostri cugini d'oltralpe. c'era persino lo sponsor, dato che il padre di uno dei ragazzi lavora in banca e ha fatto in modo che la scuola ricevesse un contributo di ben cinquecento euros. incaricata, come dicevo poc'anzi, di valutare i racconti, ho trovato una cornucopia di sorprese: ragazzi (maschi) che hanno tratteggiato con delicatezza l'amore romantico; invenzione di personaggi – ad esempio uno scrittore/giornalista dall'altissimo senso etico che muore dopo aver adempiuto il suo compito di libero informatore; gondole che si trasformano in astronavi in fuga, guidate da contemporanei arlecchini e colombine  (" da una casa esce Colombina, vestita di tulle e pizzi come una principessa: è bellissima e Arlecchino la accoglie sulla gondola con amore e entusiasmo") alla ricerca di nuovi mondi, via da una macchia nera che ha rovinato la laguna; relazioni contrastate tra amanti di diversa classe sociale; il tradimento della fiducia lavato solo con la morte, a rivelare un potente desiderio di sentimenti puri. ha vinto il ragazzo della gondola che si trasforma in astronave, una pagina scarsa di racconto intitolato semplicemente Una storia a Venezia, puro rodari, con la gondola che mi ha ricordato Il filobus numero 75, quello dotato di vita propria del ragionier giulio bollati. mi è molto piaciuto trovarmi di fronte a questi adolescenti che ascoltavano, attentissimi, giudizi e indicazioni sulle loro storie, dopo essersi molto impegnati per scriverle. god bless.
suggerirei al ministro gelmini di concentrarsi su qualche buona lettura, magari uno di questi racconti, invece che scervellarsi su come rosicare qualche giorno alla scuola per promuovere il turismo.

mercoledì 9 giugno 2010

read on ye gentlemen

salita sul tram numero due dopo diversi giorni di astinenza, trovo solo due lettori maschi. il signore con la giacca nera a sinistra è salito recando in mano La vedova scaltra di Goldoni in un'edizione, credo, mondadori. ecco la risposta di rosaura al conte che si lagna di averla trovata in conversazione con milord: "Ma che! Sono io cosa vostra? Mi avete forse comperata? Sono vostra moglie? Pretendete di comandarmi? Dichiaratevi, con qual autorità? Con qual fondamento? Conte, io vi amo, e vi amo più di quello che voi pensate, ma non voglio per questo sagrificarvi la mia libertà. La conversazione, quand'è onesta, è degna delle persone civili. La donna di spirito tratta con tutti, ma con indifferenza. Così ho fatto sinora, e se alcuno ho distinto, voi siete quegli, ma se ve ne abusate, io vi rimetterò nella massa degli altri, e forse vi sbandirò affatto dalla mia casa. (parte)". come non dare ragione a rosaura? non esiste motivo per sagrifizi del genere.
dopo aver immortalato dunque il nostro goldoniano chi scrive ha compiuto un'impresa assai perigliosa: il proprietario di quel bel naso dantesco nella foto a sinistra, infatti, non sedeva a più di due centimetri dalla sottoscritta. aveva ai piedi un sacchetto di plastica marchiato fnac, dal quale ha estratto Fahrenheit 451, che ha preso a sfogliare con grande concentrazione.

presto, dal 14 giugno, il tram numero due cambierà il suo percorso, e il mio tram quotidiano diventerà il trentatré: su questo mezzo ancora sconosciuto mi lancerò verso nuove avventure. vorrà dire che di tanto in tanto salirò sul due da totale flâneuse, per il puro gusto del vagabondaggio urbano.

mercoledì 2 giugno 2010

albanacco_donatien alphonse françois

mi chiedo se gli ominidi che nella notte tra il 29 e il 30 maggio hanno conciato malamente s.t., un postadolescente romano omosessuale, abbiano mai letto, dalla Filosofia nel boudoir di donatien alphonse françois de sade (oggi è il compleanno dell'autore, che nasceva il 2 giugno di 270 anni fa), il brano che segue, uno stralcio della conversazione tra il cavaliere e madame de saint-ange, che chiede a suo fratello notizie dettagliate su dolmancé: "Il cavaliere: Non ti nasconderò certo i miei capricci con lui: hai troppo spirito per biasimarli. In realtà, a me piacciono le donne, e non mi lascio andare a questi gusti bizzarri che quando un uomo me lo chiede. Non c'è niente che non faccia, in questo caso. Non ho certo quel ridicolo sussiego che fa credere ai giovani vanesii che bisogna rispondere a colpi di bastone a proposte del genere: l'uomo è forse padrone dei suoi gusti? Bisogna compiangere chi ne ha di particolari, ma non certo insultarlo: la sua è una colpa della natura; non è più responsabile di arrivare nel mondo con dei gusti differenti, di quanto lo siamo noi di nascere storpi o ben fatti. Vi dice forse qualcosa di sgradevole un uomo che vi dimostra il desiderio di godere con voi? No di certo; è un complimento che vi fa; perché dunque rispondere con ingiurie o insulti? Solo gli imbecilli possono pensare così; mai un uomo ragionevole parlerà di queste cose in modo diverso da come ho fatto io, ma il fatto è che il mondo è pieno di imbecilli ... Madame de Saint-Ange: Ah, amico mio, dammi un bacio! Non saresti mio fratello se pensassi diversamente. Ma dammi i particolari, ti scongiuro, sul fisico di quest'uomo e sui piaceri che si è preso con te. Il cavaliere: M. Dolmancé aveva saputo da un mio amico di quel superbo membro che tu sai che posseggo e si è fatto invitare a cena con me dal marchese di V ... Una volta là, bisognò bene che esibissi quel che portavo; sembrava dapprima che l'incentivo fosse la curiosità; l'offerta di un bel culo e la preghiera di approfittarne mi fecero capire che solo il desiderio aveva avuto parte a quest'esame. Feci presente a Dolmancé la difficoltà dell'impresa; non fu per nulla spaventato. ...".
la prima volta che mi imbattei in uno scritto di de sade fu a casa di mia nonna (ancora mi chiedo come vi fosse arrivato: era nascosto tra le cose delle mie giovani zie, che senz'altro lo consideravano un libro pornografico). ero in giovane età e allora facevo senz'altro caso più alle parole "membro" e "culo" che non all'impianto generale dello scritto. mi piace pensare che quel libro, lungi dall'avermi scioccata, sia stato una parte del contributo che i libri hanno dato alla mia pratica del libero pensiero. d'altra parte il saggio de sade così lo introduce: "La madre ne prescriverà la lettura alla figlia".

alla domanda iniziale sugli ominidi mi rispondo "no".

mcdl_click on the pic_réclame due

mcdl_click on the pic_réclame uno

l'inferno dei cretini

"...quanto è durato l'equivoco dei due amori, quello sacro e quello profano, che ha confuso la testa a infiniti poveri diavoli e infinite povere diavolesse? Ricordo una vecchia signora che si vantava di non essersi mai mostrata nuda al marito. Richiesta di come avesse concepito i suoi numerosi figli, rispose che aveva una camicia da notte con uno sportelletto davanti, chiuso normalmente da un bottone di madreperla, attraverso il quale...
Così visse (con un marito in tutto degno di lei) e morì, convinta di aver seguito la via della virtù che porta direttamente al paradiso, il quale, se è abitato da simili angeli, altro non è che l'inferno, anzi l'inferno peggiore, perché non è quello dei lussuriosi, dei golosi, dei prodighi, degli avari, degli iracondi, degli accidiosi, degli eretici, degli increduli, dei violenti, dei barattieri (concussori), dei ladri, dei fraudolenti o dei traditori, ma il più orribile di tutti: l'inferno dei cretini".

Aldo Buzzi, Cechov a Sondrio e altri viaggi, Milano 2000.