verbi
1. pensavo, il trapassato prossimo è un verbo che non si sente bene.
2. ma poi, il futuro anteriore è il pancione di una gestante?
di cosimo grieco abbiamo già parlato qui. aggiungo solo che grieco è un carveriano di ferro, un acutissimo osservatore della provincia con relativi provinciali, che se si decidesse a scrivere sulla città di taranto (dove vive e da dove corrisponde) e i suoi cittadini sbancherebbe, e che scrive anche microracconti così:
circolare rossa
ieri sono salito sulla circolare rossa con la macchina fotografica, per passare inosservato portavo pure il cavalletto. di fronte a me stava seduto babbo natale che leggeva un libro sulla cervicale e manutenzione della slitta. sono riuscito a ritrarlo nella completa indifferenza di tutti: guardavano l'autista che fumava una di quelle sigarette elettriche che si vendono in farmacia.
domenica 6 novembre 2011
bookfast (writers for breakfast)_hemingway
![]() |
| CLICK ON THE PIC |
Tutta la tristezza della città giungeva all’improvviso con le prime fredde piogge invernali, mentre camminavi sparivano gli ultimi piani delle alte case bianche e non restavano che l’umida oscurità della strada e le porte chiuse delle bottegucce – gli erbivendoli, le cartolerie e le edicole, la levatrice (seconda categoria) – e l’albergo dove era morto Verlaine dove all’ultimo piano avevo una stanza dove lavoravo. […] Passavo davanti al Lycée Henri V e all’antica chiesa di St-Étienne-du-Mont e a Place du Panthéon spazzata dal vento, e per ripararmi tagliavo a destra e finalmente uscivo sul lato sottovento del Boulevard St-Michel e continuavo a camminare lungo il viale, scendendo oltre Cluny e il Boulevard St-Germain, finché arrivavo a un buon caffè di mia conoscenza in Place St-Michel.
Era un caffè simpatico, caldo e pulito e accogliente, e io appendevo il mio vecchio impermeabile all’attaccapanni, per farlo asciugare, e posavo il cappello di feltro, logoro e stinto, sulla rastrelliera sopra il sedile e ordinavo un café au lait. Il cameriere lo portava e io toglievo dalla tasca della giacca un taccuino e una matita e mi mettevo a scrivere. Stavo scrivendo di quand’ero su nel Michigan, e poiché era una fredda giornata di vento sferzante, era lo stesso tipo di giornata anche nel racconto. Avevo già visto arrivare la fine dell’autunno con gli occhi dell’infanzia, dell’adolescenza e della giovinezza, e di queste cose avviene che uno si trovi a poterne scrivere meglio in un posto, piuttosto che in un altro. Era quel che si dice trapiantarsi, pensavo, e poteva essere necessario alle persone come ad altri generi di cose che crescono. Ma nel racconto i ragazzi bevevano e questo mi fece venir sete e ordinai un rum St. James. Aveva un sapore straordinario in quella fredda giornata e continuai a scrivere, sentendomi benissimo e sentendo il buon rum della Martinica che mi scaldava il corpo e lo spirito.
Entrò una ragazza e si sedette a un tavolo vicino alla vetrina. Era molto graziosa, con un viso fresco come una moneta appena uscita dalla zecca, se coniassero le monete in una carne liscia con la pelle rinfrescata dalla pioggia, e aveva i capelli neri come l’ala di un corvo che tagliavano la guancia con una netta diagonale. […] Il racconto si scriveva da sé e io facevo fatica a non restare indietro. Ordinai un altro rum St. James e guardavo la ragazza ogni volta che alzavo gli occhi, o quando facevo la punta alla matita con un temperamatite dal quale i trucioli cadevano arricciandosi nel piattino sotto il mio bicchiere.
Ti ho visto, bellezza, e ormai tu mi appartieni, chiunque tu stia aspettando e anche se non ti rivedrò mai più, pensavo. Tu mi appartieni e tutta Parigi mi appartiene e io appartengo a questo taccuino e a questa matita.
venerdì 4 novembre 2011
scuola di scrittura
infilato tra altre notizie giunge nella mia casella di posta elettronica questo stupendo link a yahoo answers in cui luca chiede: "come si fa a diventare scrittori"?
ecco qualche risposta (ho adorato la numero 2):
1. michela: “studiando e scrivendo”.
2. anonimo: “prendi un po' di fogli, scrivi, porti la tua roba scritta a una casa editrice e ualà!”
3. sami_punk: “Scrivere non è facile, devi aver compiuto studi classici e essere laureato per aver una minima possibilità che una casa editrice pubblichi il tuo libro.
Se sei ancora giovane, puoi cominciare a lavorarci adesso, poi chissà, magari nel futuro diventerai un grande scrittore”.
Se sei ancora giovane, puoi cominciare a lavorarci adesso, poi chissà, magari nel futuro diventerai un grande scrittore”.
4. anya: “Per diventarlo bisogna avere la passione per la scrittura. Grazie alla passione, non ti arrenderai alle prime difficoltà. Comunque, devi scrivere molto: con l'esercizio affinerai il tuo stile e migliorerai nella scrittura (però non devi dimenticare di informarti sulle tecniche di narrativa, come quella del ‘show, don’t tell’). Devi anche leggere molto; in questo modo, conoscerai termini di cui prima ignoravi l'esistenza, scriverai storie più originali (perché saranno più libri ad influenzarti) ed eviterai gli errori degli altri scrittori.
Comunque, essere scrittori non vuol dire per forza pubblicare un libro con le grandi case editrici. Pubblicare con loro è difficile, anche per chi scrive bene.
Comunque, essere scrittori non vuol dire per forza pubblicare un libro con le grandi case editrici. Pubblicare con loro è difficile, anche per chi scrive bene.
5. lino [lapidario]: leggendo.
6. guido c.: “assumendo un ghostwriter (e possibilmente pagandolo poco)”.
sooooooo boring
servizio pubblico. il fatto è che tutto sapeva di stantio, di ripetitivo. per non parlare dell'assurda scenografia operaista, con quelle pericolosissime impalcature.
queste trasmissioni hanno fatto il loro tempo. generano seguaci ciechi e conformismo nel linguaggio. il poverismo, poi, non fa bene a nessuno: anche i poveri devono puntare in alto. magari leggendosi un bel libro mentre vauro scoreggia e travaglio travaglieggia.
the snooki way_piccole donne crescono
certo che quando gli adolescentini crescono ci si può divertire assai. di jersey shore e di snooki, che è il nostro idolo familiare, si era già detto qui. chi scrive, poi, ha fatto un'esilarante snooki-experience pochi giorni fa, quando l'adolescentina, in un negozio nel quale eravamo entrate per comprare una formaggera, ha acquistato un paio di occhiali. "ti regalo gli occhiali di snooki", ha detto. "hai fatto un tragico errore", ho detto. "perché io gli occhiali di snooki me li metto davvero."
così è stato. in corso di porta ticinese, in via torino, al duomo si è vista una strana coppia: una fanciulla in fiore accompagnata da un'anziana signora con gli occhiali qui sopra. alcuni dileggiavano, altri, senz'altro assidui spettatori di mtv, riconoscevano e approvavano; la signora dell'edicola del duomo mi ha detto bellissimi, ma ci vede? sì, ci vedo.
e non si pensi che snooki non abbia diritto di presenza in queste pagine.
perché, per chi non lo sapesse, snooki ha scritto anche un libro.
![]() |
| Gli occhiali di aa |
così è stato. in corso di porta ticinese, in via torino, al duomo si è vista una strana coppia: una fanciulla in fiore accompagnata da un'anziana signora con gli occhiali qui sopra. alcuni dileggiavano, altri, senz'altro assidui spettatori di mtv, riconoscevano e approvavano; la signora dell'edicola del duomo mi ha detto bellissimi, ma ci vede? sì, ci vedo.
![]() |
| Gli occhiali di Snooki |
e non si pensi che snooki non abbia diritto di presenza in queste pagine.
perché, per chi non lo sapesse, snooki ha scritto anche un libro.
la cultura fa sempre fico_5 (oviesse, milano)
l’oviesse di via torino, a milano, sul lato del negozio che dà su via victor hugo, ha allestito una vetrina di sicuro effetto. manichini decapitati indossano giacche autunnali vagamente reminiscenti di una qualche atmosfera di caccia, odorose di brughiera, il tutto sullo sfondo di una fornitissima libreria finta. e in effetti la vetrina compendia la filosofia del marchio pubblicizzato, grand & hills, che a dispetto del contorno di brughiera è un marchio italiano e così presenta le sue produzioni: “I capi esprimono un vero e proprio segnale di appartenenza e rimandano ad uno stile di vita rilassato, ma sicuro di sé che non sembra prendersi troppo sul serio. […] Un upper casual, ma a prezzi accessibili per l’intellettuale o lo sportivo, la working class o l’alta borghesia.” finalmente un’azienda che si rivolge in modo specifico agli intellettuali (epperò tutti i capi in vetrina erano per maschi, esisterà un grand & hills per intellettuali femmine?).
bookfast (writers for breakfast)_invernizio
![]() |
| CLICK ON THE PIC |
Amelia, Zaira e Pia Salani
Cinque anni fa, quando vi conobbi, eravate ancora bambine colla gonnella corta, i capelli
disciolti e il grembiulino. Eppure vi mostravate già amantissime della lettura e quante volte vi
sorpresi o nascoste in un angolo del vostro giardino o in una sala appartata della tipografia di
vostro padre, tutte intente a divorarvi qualche libro nuovo, appena uscito dalla macchina, neppure
rilegato... E davate già i vostri giudizii pronti, ingenui, spontanei, col sorriso infantile sulle labbra,
gli occhi brillanti di emozione.
Oggi, fatte giovinette bellissime, piene di senno, con un delicato gusto artistico e letterario,
non vi compiacete che di quei libri, i quali rispondono ai sentimenti gentili della vostra anima, vi
dischiudono dinanzi l'orizzonte abbagliante, accarezzato dalla vostra giovanile fantasia, aprono il
vostro cuore alle prime, soavi emozioni della vita.
Ecco perchè i miei libri hanno sempre trovato grazia presso di voi e perchè oggi vi dedico
questo mio lavoretto.
Si dice che la più bella pagina di un libro sia quella, sopra cui cade una lacrima. Orbene:
se la mia Trovatella di Milano farà sgorgare dai vostri occhi una lacrima di commozione e di pietà,
voi avrete ricompensato abbastanza il mio amor proprio di scrittrice, la mia tenerezza di amica
sincera ed affezionata.
Un bacio a tutte di cuore.
Firenze, Giugno 1889.
CAROLINA INVERNIZIO.
Iscriviti a:
Post (Atom)















