milano, corso buenos aires angolo piazzale loreto. la signora badante tiene la signora nonnina. non a braccetto, per mano.
lunedì 7 dicembre 2009
quaggiù qualcuno ci ama 2
milano, corso buenos aires angolo piazzale loreto. la signora badante tiene la signora nonnina. non a braccetto, per mano.
samaritani urbani_quaggiù qualcuno ci ama
ma chi l'ha detto che a milano puoi morire per la strada e nessuno se ne cura e tutti tirano dritto e il selciato si ricopre di ignorati cadaveri? oggi sul tram numero due, sciagurati, non leggeva nessuno, ma dal finestrino ho visto una ragazza caduta da una moto e, da tutti i punti attorno a lei, chi scendeva da un'altra moto per aiutarla, chi accorreva a piedi, chi scendeva dalla macchina sfidando gli urlatori del traffico. un galante, assicuratosi che la fanciulla fosse badata dagli altri, le ha risollevato il veicolo. ebbene, questo sciame di operosi aiutanti mi ha fatto riflettere sul fatto che in qualche caso il consorzio umano si riunisce e funziona, che qualcuno bada sempre a noi. dev'essere questa, la provvidenza.
venerdì 4 dicembre 2009
senza infamia e con lode
devo dire che x-cape, in quanto marchio di vestiti, mi è sempre sembrato senza infamia e senza lode. forse nel mio armadio giace qualche loro paio di jeans. devo però anche dire che ieri, mentre sfogliavo "donna moderna", mi sono imbattuta in questa commendevole pagina pubblicitaria, in cui l'adolescente, oltre ad avere sul volto un'aria di tenero stupore e quei labbruzzi un poco in giù – invece della solita espressione di precoce schifo della vita imposta dal fotografo stolto –, non solo porta un bel cravattino a farfalla, ma in mano tiene un libro, del quale tiene pure il segno col dito: si vede dalla foto che ne ha letta la maggior parte. gran plauso a x-cape e una domanda: ma perché quel povero ragazzo lo fate leggere in quella specie di cantina umida? non si merita, quel fragile discente, un ottimo divano?
giovedì 3 dicembre 2009
vantaggi della professione editoriale
certo che uno cura un libro, conclude trionfalmente la propria opera scrivendo un'appropriata quarta di copertina e poi si reca alla presentazione del volume come niente fosse. è quello che è capitato a chi scrive, quando ieri pensava di recarsi semplicemente alla presentazione del libro su piero castellini baldissera, eccellente ancorché filobarocco decoratore di interni nonché restauratore della villa necchi campiglio in via mozart. approdata quindi in corso magenta 65 munita di invito vip, varcata la soglia faccio il mio ingresso in una sorta di maniero illuminato da una gran quantità di candele e affollato all'inverosimile di signore e signori ricoperti di loden, alcuni con mantellina sherlock-style e sciarpa tartan. a dire la verità non ho ancora capito dove sono andata, forse era una delle residenze dell'architetto, comunque c'era una bellissima minibiblioteca e c'era un bellissimo giardino, che conduceva al negozio di tessuti sempre di castellini e al banco di un fioraio, appositamente allestito, che donava superbi bouquets di rose alle signore. a me le cose di castellini piacciono, anche perché l'architetto è un eccentrico: mette corna dappertutto, ne fa lampade, gambe di divani, ornamenti assortiti, con un piacevole effetto monti in città ovunque esse siano. fatto sta che mi sono fatta strada tra i camerieri itineranti che offrivano ciotoline di pappa al pomodoro e sono finalmente arrivata al banco dei vini. il bianco era eccellente, come credo pensasse anche l'architetto, a giudicare dallo sguardo liquido che mi ha rivolto mentre mi ringraziava per la quarta di copertina.
ka mate! ka mate! ka ora!_ma chi ha inventato tutte queste parole?
leggo sulla "stampa" che, a proseguimento di un progetto triennale cominciato nel 2008, gli all blacks si sono recati ieri nel carcere minorile beccaria di milano per una lezione di rugby. estrapolo un brano:
"[…] il mondo che entra a folate nel Beccaria è una boccata di vita: c’è il giorno del rugby e del calcio (due allenamenti più il campionato Uisp); quello della boxe (a insegnare l’arte c’è Rocky Mattioli, ex campione del mondo) e dei libri. Hanno letto quello di Gianluca Pessotto, l’ex calciatore della Juve che ha tentato il suicidio, e ne hanno discusso con lui; una volta alla settimana dividono la lettura con i ragazzi del liceo Volta. «Un ragazzo della collina» e «Jimmy della Bovisa»: Ermanno Olmi e Massimo Carlotto. «Uno di loro, un romeno abbandonato dai genitori, ha scoperto il vocabolario e mi ha chiesto: ma chi ha inventato tutte queste parole?». Maura Borghi è l’insegnante di italiano del Beccaria, è qui a bordocampo a vedere i suoi ragazzi che si arrampicano su Tialata come se i muscoli del neozelandese fossero pioli di una scala. Il fisico, la forza che gli All Blacks applicano allo sport: ecco il mistero che li affascina. «Per questo il rugby. La fisicità non al servizio dell’aggressività, ma della disciplina di gruppo»: Paola Prandini è la mente di questa operazione, entrata 17 anni fa al Beccaria come educatrice, ne è diventata responsabile delle attività interne."
qui trovate il resto dell'articolo.
chi scrive è un'estimatrice del rugby, che nella sua scala di gradimento sportivo è secondo solo al wrestling. uno dei suoi idoli è neemia tialata, che si può vedere al centro dell'immagine mentre esulta dopo una vittoria. bello sarebbe che qualcosa fosse svelato dell'insondabile mistero celato dalla grande placca argentata a protezione delle neozelandesi pudenda. altro che scudo fiscale.
mercoledì 2 dicembre 2009
dove si conferma l'esistenza di santa claus
a revontuli, nel cuore di rovaniemi, oltre alla casa di santa claus si trova anche suomalainen kirjauppa (in italiano "libreria finlandese"). la libraia ha un nome da mago del freddo: si chiama heli helenius e non sono certa che appartenga completamente a questa terra. chi scrive ha intervistato la signora e desidera riportare un breve stralcio del fatato colloquio.aa. come ci si sente a lavorare nella libreria del paese di babbo natale? glielo chiedo perché vorrei sapere se esistono implicazioni che vanno al di là degli aspetti strettamente commerciali (tendo a credere che babbo natale esista davvero).
hh. ho sempre vissuto nel circolo polare artico e posso confermare che la storia di santa claus non è una favola: è reale quanto me e lei. per i locali la questione è ovviamente molto diversa da quello che può essere per i turisti, comunque vivere così vicino a santa claus produce un certo effetto: noi siamo buoni per tutto l'anno, non solo quando si avvicina natale.
cosa si può aggiungere? comunicatelo ai vostri bambini e diamo ufficialmente inizio alla stagione delle feste.
martedì 1 dicembre 2009
n.a.m._natale a milano_soooo pop!
nella mia famiglia uno degli avvenimenti irrinunciabili di questo periodo dell'anno è la christmas fair della all saints' anglican church di via solferino. è a tutti gli effetti una fiera e non un mercatino, dato che questi fedeli protestanti, che paiono – davvero – presi di peso da un episodio dell'Ispettore Barnaby, riescono, nei pochissimi metri quadri della loro chiesa (sì, la cosa avviene proprio nella chiesa, vissuta come spazio multifunzionale senza troppe concessioni a sacralità fumiganti di incenso), a restituire l'aura di un Natale a nord, animato da uno spirito di servizio molto giulivo. nella chiesa condotta da father nigel – che a un certo punto, sabato scorso, ha fatto il suo ingresso sotto un cappello da santa claus ornato di lucine intermittenti – echeggiano sovente tonanti risate, e i fedeli volontari non mostrano alcun imbarazzo mentre servono ai propri banchetti, chi adorno di corna d'alce, chi con una bella ghirlanda sulla testa. è il caso, quest'ultimo, della signora in maglione rosso della foto, che oltre a vendere un'accozzaglia del più disparato ciarpame a cifre folli è l'autrice delle migliori marmellate e dei migliori chutney che si possano mangiare. per non parlare dei biscotti di tutti i gusti e dell'eccellente plum cake. mentre sostavamo davanti al banchetto dei dolci è arrivata lei in persona, gli occhi un po' lagrimosi e l'andatura lievemente malferma, a consigliarci le prugne sotto grappa e la gelatina di mele al brandy – che le avesse, giustamente e professionalmente, appena assaggiate? di tanto in tanto un centenne collocato all'ingresso chiamava con una voce tremula, che riusciva tuttavia a sovrastare le carole di sottofondo, un paio di numeri della lotteria, i cui premi in palio erano esclusivamente bottiglie di liquore. c'era pure il banco del caffè irlandese, di cui soprattutto le signore si servivano largamente, con effetto positivo su un'atmosfera già effervescente.
e insomma c'erano la lotteria, il banchetto delle grandi cianfrusaglie, i giocattoli, i vestiti vintage e un'amplissima zona dedicata ai libri: libri in esposizione, libri nei cartoni, libri nei pressi dell'altare, libri usati, consumati, sfogliatissimi, dai volumoni rilegati di dan brown all'oxford book of quotations ultraliso, libri che si potevano immaginare nello zaino di qualche backpacker, o sul comodino di qualche expat di passaggio nella penisola. libri con le pagine fruste e macchiate di caffè, in corrispondenza perfetta con un ideale divano vecchiotto ma comodissimo, araldo intramontabile dell'auspicabile cosiness del lettore.
